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Overdose nel b&b, la tragica storia dei fratelli Chiarelli di Rivello


Rivello piange Francesco come nel 2015 pianse Nicola. Un tragico filo unisce i fratelli Chiarelli morti entrambi per overdose. Il maggiore in un b&b di Santa Maria del Cedro. L’altro fratello in una casa vacanza in provincia di Terni mentre era sotto protezione per aver denunciato la cosca Valente di Scalea.

RIVELLO – La tragica storia di due fratelli, Nicola e Francesco Chiarelli da Rivello.

Sono ore di dolore nella piccola comunità lucana, stretta attorno ai genitori del 38enne trovato morto nella stanza di un b&b di Santa Maria del Cedro. Il ritrovamento di Francesco Chiarelli è avvenuto nel pomeriggio di giovedì 7 settembre.

L’ipotesi più accreditata, secondo i carabinieri, è che ad ucciderlo sia stata una overdose di sostanze stupefacenti. Bisognerà però attendere l’esito dell’autopsia effettuata ieri.

Francesco si trovava a Santa Maria del Cedro per sbrigare alcune faccende. Formalizzare in comune il cambio di residenza e lasciare una casa presa in affitto per un lungo periodo nella stessa località del b&b. Poi, forse, se ne sarebbe tornato a Rivello. Alcune fonti riferiscono che l’uomo stava ricomponendo i pezzi della sua vita dopo la fine del rapporto con la donna che, l’anno scorso, lo aveva reso padre.

Nicola: morto a 26 anni in circostanze sospette

Nicola, uno dei tre fratelli di Francesco, è stato trovato morto il 20 gennaio 2015 in una abitazione di Arrone. “Sospetta overdose da stupefacenti dovuta ad un’intossicazione acuta da cocaina con pregressa assunzione di eroina” l’esito del referto medico. Aveva solo 26 anni.

Nel paesino in provincia di Terni, una quarantina di abitanti in meno della sua Rivello, Nicola era arrivato da pochi giorni. Era stato inserito in un programma di protezione come collaboratore di giustizia. Pochi mesi prima, infatti, aveva denunciato ai carabinieri delle minacce ricevute da alcuni scagnozzi del clan Valente di Scalea.

Ma per seguire il filo che parte dalla piccola Rivello, passa per Scalea e Cetraro e finisce tra le pagine dell’inchiesta Dda Frontiera, bisogna fare un passo indietro.

Il contatto con il clan Valente di Scalea

A fine 2014, Nicola era entrato nel giro dello spaccio della droga, quasi per caso, con la cosca dei Valente di Scalea.

Aveva visitato il fratello Francesco, già residente a Santa Maria del Cedro, e stava tornando a Rivello. Si era fermato a Scalea per comprare le sigarette. Notando un presunto tossico, aveva pensato di procurarsi della cocaina. Il gancio lo aveva così messo in contatto con Luigi Valente, detto Luigino.

Ovvero uno dei fratelli Valente, a più riprese arrestati quali referenti sul territorio dell’Alto Tirreno cosentino del clan Muto di Cetraro. Dai cetraresi, i Valente compravano la droga, soprattuto cocaina, e la spacciavano sul loro territorio attraverso una rete di pusher controllata da Luigino e da Gianfranco Di Santo, detto Pulcino.

Nicola incontra questi due più volte a Scalea per acquistare cocaina. Entra nelle loro simpatie, soprattutto in quelle di Luigino, tanto da ricevere una “proposta di lavoro”. L’intento di Valente e Di Santo è chiaro: allargare il giro, creando una piazza di spaccio a Rivello tramite Nicola.

Nel primo mese tutto sembra filare liscio. Nicola, in alcune occasioni, si presta anche a fare da corriere per il clan sull’Alto Tirreno cosentino. Ma poi arrivano i problemi. Il ragazzo è in ritardo con i pagamenti della droga ceduta per lo spaccio. Il capobastone dei Valente, Carmelo, pressa Luigino e Pulcino: devono raccogliere tutti i soldi e alla svelta. Bisogna pagare a sua volta il clan Muto che altrimenti non fornirà nuove partite di droga.

Per questo motivo – si legge nel faldone dell’inchiesta – i due mestieranti del clan rastrellano i debiti dai pusher. Nel caso di Nicola, però, si registra qualche intoppo, perché si rende irreperibile ed è inoltre fuori la zona di ordinaria competenza.

Il Clan Valente minaccia di morte Nicola Chiarelli

I Valente decidono così di incaricare uno scagnozzo di intimorire Nicola. Si tratta di Gaetano Favaro che si avvarrà della collaborazione di Rocco Spaltro, appartenente agli zingari di Lauria.

Cominciano le minacce dirette a Nicola: “Ti bruciamo vivo”. In seguito le intimidazioni si indirizzano nei confronti dei genitori, senza però realizzarsi realmente. Gli scagnozzi del clan allora gli entrano in casa e gli puntano una pistola alla tempia.

La madre di Nicola è costretta a consegnare duecento euro agli emissari di Carmelo Valente. Questi, prima di andare via, minacciano di “bruciare vivi tutti”. E danno anche una data precisa: alle 20 e 30 del 21 ottobre 2014.

Nicola ha paura. Resiste proprio fino a quella data e non sapendo che altro fare racconta tutto ai carabinieri. Fissa poi un appuntamento con i due per una ipotetica consegna del denaro. Ma all’incontro ci sono gli uomini della compagnia di Lagonegro che arrestano Favaro e Spaltro.

Da quel momento, il giovane diventa collaboratore di giustizia ed entra nel programma di protezione. Fino alla morte avvenuta pochi mesi dopo.

Morte sospetta: i genitori non si arrendono

I genitori di Nicola Chiarelli non hanno mai creduto alla tesi della morte accidentale. Con Libera del Lagonegrese portano avanti una battaglia per la ricerca della verità, contro l’archiviazione del caso e per l’apertura di un procedimento penale.

Molti i dubbi. Come fu possibile a un ragazzo inserito in un programma di protezione procurarsi la droga che lo avrebbe ucciso? Come sfuggire alla sorveglianza delle forze dell’ordine? Chi è lo spacciatore? Come acquistare droga in un luogo in cui era un perfetto estraneo?

Alcuni compaesani e amici sono pronti a giurare che Nicola aveva smesso con la droga. I familiari – ora scossi dall’ennesima tragedia familiare – non si arrendono e chiedono che sul caso venga fatta luce.

Intanto resta la tragedia che unisce la storia di due fratelli problematici sì, ma anche attaccati al proprio territorio come dimostrerebbe la battaglia intrapresa anni fa con altri ambientalisti del posto contro l’inquinamento del fiume Noce.


About Andrea Polizzo

Giornalista professionista dal 2010 e blogger. Sin dal 2005 matura esperienze con testate regionali di carta stampata, on-line e televisive. Attualmente collabora con il mensile d'inchiesta ambientale Terre di Frontiera e con il network VicenzaPiù. Ideatore di blogtortora.it, caporedattore e coordinatore di www.infopinione.it.

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