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Tortora, Primo Maggio: che storia!


Festa del primo maggio di Tortora. Ma che storia è? Di 20 pazzi che credono nel valore della cultura. Storie di lavoro, di artisti e di una piazza che meritava tremila presenze.


TORTORA – Le piazze sono contenitori di storie. Da quelle grandi, che finiscono sui manuali, a quelle piccole, non meno importanti.

Lo scorso primo maggio, piazza Stella Maris di Tortora, in provincia di Cosenza, si è riempita di gente, ma soprattutto di storie. Piccole storie, disconnesse o intrecciate.

La storia di un gruppo di ragazzi che del giorno dedicato alla festa dei lavoratori ha fatto suo il nome. Pur non muovendosi per motivi strettamente politici. Solo voglia di fare qualcosa in uno dei tanti paesini delle province italiane facili al risucchio nel limbo dell’immobilismo.

È la storia di una “ventina di pazzi”, etichetta adottata come definizione. Perché a qualcuno sembra, appunto, da pazzi investire tempo energie e denaro per ideare e realizzare manifestazioni culturali che aggreghino il disgregato e diffondano cultura.

Cultura popolare, folkloristica, musicale, teatrale, solidale. Tutto ma non la cultura precotta della tv dei reality. Cultura che aiuti ad apprezzare il bello ed il valido. Che spinga le persone ad incontrarsi, a gradire e, magari, a trasferire un esperienza nel vissuto quotidiano. Valida per il singolo cittadino quanto per l’assessore.

Storia da provincia, sì, ma per dimostrare possibili grandi cose in piccoli centri. Storia di sana pazzia. Così sono venute fuori l’associazione e le sue iniziative. Come la festa del primo maggio tortorese, seconda edizione da successo. Come Palablanda, 21 giorni 21 di programmazione culturale durante le scorse feste natalizie al riparo di una tensostruttura. Qualcuno dice che per far passare un messaggio culturale ci vuole un secolo, anno più anno meno. Da qualche parte, e in qualche momento, bisogna pur cominciare. Sud, provincia e voglia di cambiare.

Storie di artisti, con cachet, per il momento, bassi. Semisconosciuti professionisti, innamorati appassionatamente della loro rispettiva arte. Perché siamo stanchi di invitare gli “amici di Maria”. Storie di 11 elementi, stipati in un furgone tra zaini e strumenti che dal Salento si precipitano sul Tirreno calabro su invito di quei 20 pazzi organizzatori.

Storia degli Opa Cupa di Lecce, dell’istrionico Cesare Dell’Anna. Un personaggio che non è solo un cachet ed un borderau della Siae. È la storia di un coniuge della tromba, “lu Cesare”, che crea musica nella sua masseria, l’Albania Hotel, nelle campagne di San Cesario, pochi chilometri da Lecce. Qui viene ospitato a scopi artistici mezzo mondo di musicisti: magrebini, rumeni, bulgari, albanesi, americani. Da situazioni come questa vengono fuori gli Opa Cupa, che hanno chiuso il concerto del primo maggio tortorese.

Mentre suonano qualcuno chiede: “… ma che genere fanno? Qualcun’altro risponde “afro-balcan-jazz e tecnopizzica”. Nessuno capisce bene, ma intanto nessuno smette di ballare. Storie di persone che tornano a casa con qualcosa in più.

E ancora storie di artisti di strada, dei loro numeri su trampoli, monocicli, sputando fuoco, roteando clave.

Storie crude, anche. Come quelle cui, su annuncio della portavoce della banda dei fiati della provincia di Cosenza, diretta dal Mastro Guglielmelli, viene tributato un commosso minuto di silenzio. È la storia degli operai che ogni anno muoiono sul lavoro, per il lavoro, di lavoro. Morti bianche le chiamano. Poi un applauso e parte l’inno di Mameli.

Qui un tempo c’era una fabbrica tessile, la Marlane. Ora non c’è più. Ci sono i processi per le persone che si sono ammalate e sono morte. Sugli spalti della Stella Maris c’è qualche vecchia tuta blu. Quei secondi di silenzio e quelle note, che ci fanno sentire sempre un po’ ipocritamente italiani, a momenti strappano una lacrima.

Storia di una giornata di sole, di cultura, di musica, di aggregazione e perché no, di panini con la salsiccia calabrese. Scritta da venti pazzi e dalle tremila presenze in piazza.

Le piazze delle province di Calabria sono come pagine bianche pronte ad accoglierne tante ancora. La penna, sta nelle mani dei giovani calabresi.


About Andrea Polizzo

Giornalista professionista dal 2010 e blogger. Sin dal 2005 matura esperienze con testate regionali di carta stampata, on-line e televisive. Attualmente collabora con il mensile d'inchiesta ambientale Terre di Frontiera e con il network VicenzaPiù. Ideatore di blogtortora.it, caporedattore e coordinatore di www.infopinione.it.

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One comment

  1. comitato allora?a quando la vostra posizione su ciò che l’amministrazione sta facendo?voi cosa promuovete tortora, tra la munnezza regnante???