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Antenna di via Impresa a Scalea: un anno dopo


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Quel “grido soffocato dell’Impresa”

 

Notti gelide sugli ultimi lembi agricoli di Scalea. Oggi come Ieri, fuori solo il freddo pungente dell’inverno a ricordare i fatti di un intensa stagione di lotta per la tutela della salute dei cittadini.

 

Era Il 3 gennaio 2008, dalle contrade Impresa e Pantano, partiva la famosa protesta contro l’edificazione dell’antenna Umts dell’Ericsson HG3. Un comitato di persone, guidato dalla voce coraggiosa della “pasionaria” Luisa Di Cristo, nell’oscurità della notte, bloccò pacificamente la gru della società reggina  Pianet S.r.l., la ditta concessionaria di edificazione del mostro di acciaio di 40 metri, innalzata, dopo mesi di polemiche, su un terreno privato di proprietà di alcuni parenti di un assessore comunale di Scalea.

 

All’iniziativa di protesta un protagonista efficace e solido fu il portavoce del Verdi, Palmiro Manco, sostenitore morale e materiale della battaglia moralizzatrice. Insieme a lui tutto il mondo ambientalista a sostenere la causa, fra cui il Forum Ambientalista, il Movimento Ambientalista del Tirreno, Italia Nostra, Wwf, e partiti come Rifondazione Comunista, Partito Comunista Italiano, esponenti del Pd, i consiglieri di minoranza del comune di Scalea, i docenti e gli studenti del Liceo Scientifico P. Metastasio e cittadini sensibili alla causa.

 

Quella notte il “grido dell’Impresa” segnò la storia delle mobilitazioni nel comprensorio tirrenico e diede inizio alla campagna diffusa contro l’elettromagnetismo selvaggio nell’intero  territorio cittadino. Oltre 28 giorni di presidio permanente nei pressi del sito di costruzione dell’antenna, centinaia di adesioni al comitato costituito contro l’edificazione nel luogo, costituzione di comitati contro l’elettromagnetismo anche nella contrada Piano Lettieri e di Corso Mediterraneo, persino il consiglio dei docenti del Liceo Scientifico P. Metastasio contrario alla realizzazione dell’antenna Ericsson, posta, effettivamente, nelle vicinanze dell’istituto.

 

Nel frattempo, l’8 gennaio 2008 partiva lo sciopero e la mobilitazione degli studenti del liceo e  vi fu un lungo corteo spontaneo di protesta che manifestò per tutta la città, fino a concludersi sotto le scale della casa comunale, dove era prevista una riunione tecnica istituzionale fra Sindaco, direttore generale del comune, forze dell’ordine e rappresentanti della protesta, allo scopo di correggere la deliberazione di concessione edilizia che lo stesso comune aveva già dato alla ditta Pianet S.r.l., per compiere il proprio lavoro.

 

Il sindaco e l’amministrazione comunale in quel lasso di tempo pronto, apparentemente, a coprire l’inevitabilità di un errore ormai compiuto, convocò persino un consiglio comunale aperto per animare le probabilità che la Pianet S.r.l mollasse, anche se in fondo aveva già vinto.

 

La ditta costruttrice dell’antenna era, fra l’altro, reduce da una vittoria su un ricorso al Tribunale amministrativo di Catanzaro nel mese di novembre 2007, su un impianto deliberativo della stessa amministrazione comunale, che in primo luogo dava parere favorevole alla costruzione dell’antenna e poi, dopo una prima mobilitazione della contrada Impresa a giugno 2007, lo rinnegava.

 

Dal consiglio comunale aperto uscirono buoni propositi e proposte di delocalizzazione degli impianti elettromagnetici fuori dai centri abitati, democrazia, intenti di programmazione partecipata, ma poi anche quella deliberazione urgente del direttore generale del comune di Scalea, finalizzata a bloccare l’opera edificatrice dell’impianto elettromagnetico nella zona rurale in questione fu conseguentemente abbattuta nei mesi successivi da un ennesima vittoria al T.a.r. Di Catanzaro, dal ricorso della Pianet s.r.l.

 

Fra Aprile e Maggio ritornò ancora la protesta e la mobilitazione ma, poi, la storia racconta: fu nulla di fatto.

 

L’antenna della discordia di 40 metri venne innalzata sui cieli limpidi della contrada e ancora oggi lambisce il cielo notturno di quella pianura, con il luccichio del lume rosso posto sulla punta ad indicare attenzione aerea e la presenza della torre gigante di acciaio, come fosse un occhio che guarda dall’alto, nel profondo della coscienza e in ogni luogo.

 

Un tipico effetto da romanzo del Signore degli anelli . Dopo un anno “l’occhio di Sauron”, per indicare, appunto, la fantascienza del romanzo di Tolkien e la negatività delle onde elettromagnetiche nocive alla salute, quelle che superano l’indice della soglia di precauzione indicata da relazioni scientifiche adottate favorevolmente dalla giurisprudenza nei tribunali, svetta incontrastato sulle ceneri che hanno soffocato il “Grido dell’Impresa”, ma che non hanno spento il ricordo e la speranza di ritornare a soffiare sul fuoco della Giustizia, per il bene della collettività e per un futuro sostenibile.

 

Antonio Pappaterra

(La Scossa)


About Andrea Polizzo

Giornalista professionista dal 2010 e blogger. Sin dal 2005 matura esperienze con testate regionali di carta stampata, on-line e televisive. Attualmente collabora con il mensile d'inchiesta ambientale Terre di Frontiera e con il network VicenzaPiù. Ideatore di blogtortora.it, caporedattore e coordinatore di www.infopinione.it.

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