A Rivello l’operazione “Rewind” dei Carabinieri di Lagonegro
In manette un uomo e una donna per truffe ai danni di anziani

DI ANDREA POLIZZO
LAGONEGRO – Avevano messo in piedi un associazione a delinquere finalizzata alle truffe a danno di coppie di anziani tramite violenza e minaccia.
Con questa accusa, questa mattina, sono finiti in manette Giovannina Gagliardi,49 anni di Rivello, ed Emilio Russo. Quest’ultimo, 54enne originario di Ispani (Sa), è maresciallo dei Carabinieri presso il Comando Stazione di Lauria ma per diversi anni ha prestato servizio a Rivello.
Gli arresti sono stati effettuati in esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Lagonegro, Vincenzo Landolfi, su richiesta del sostituto procuratore Francesco Greco.
I particolari dell’operazione denominata “Rewind” e coordinata dal capitano Roberto di Costanzo, sono stati spiegati nel corso di una conferenza stampa presso il Tribunale di Lagonegro.
“Le indagini – ha spiegato Greco – muovono da un fatto di sangue avvenuto nel 2004 nelle campagne di Rivello, quando una rapina ai danni dei coniugi Carlomagno degenerò in omicidio. Per quel delitto Pietro Mango fu condannato all’ergastolo. Il successivo lavoro di indagine degli inquirenti – ha aggiunto – ha condotto alla ricostruzione di uno spaccato della società civile lagonegrese fatto di violenza. Diversi reati sono stati messi in correlazione con quel primo delitto fino a tratteggiare la nascita e la vita criminale di questa associazione a delinquere di cui i due arrestati di oggi costituiscono l’apice della piramide”.
I truffatori prendevano di mira coppie di anziani in possesso di consistenti patrimoni, preferibilmente prive di legami parentali o amicali stretti. La Gagliardi aveva il compito di avvicinarle offrendosi come badante a tempo pieno e, dopo aver allontanato eventuali parenti con raggiri, convinceva le vittime a donarle proprietà e denaro. In caso di ritrosia ad accettare la proposta di assistenza, venivano simulate violenze per convincere i malcapitati dell’utilità di una persona che li accudisse. In caso di donazione negata, la banda predisponeva falsi testamenti con l’aiuto dell’avocato coinvolto. Spesso le coppie di anziani venivano anche convinte a trasferirsi in uno stabile di proprietà dell’associazione.
Il sodalizio, nella sua attività criminosa, poteva inoltre contare sulle professionalità dei suoi affiliati per effettuare lo screening degli averi dei malcapitati presi di mira. Tra gli indagati, otto in tutto, figurano infatti impiegati delle poste, un geometra e un noto legale del foro di Lagonegro. Quanto al compito di Russo, il sostituto procuratore di Lagonegro ha sottolineato il suo “ruolo di contraltare nei casi in cui le vittime, in seguito alle intimidazioni fittizie, decieevano di rivolgersi alle forze dell’ordine”.

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i cittadini si sono stancati,ma davvero credete che viviamo nelle nuvole,adesso basta,
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