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Praia a Mare, in duemila per dire “No alla riconversione dell’ospedale”


Successo per la manifestazione del 30 gennaio pro ospedale di Praia a Mare. Per le vie sfilano in 2mila tra cittadini, associazioni e istituzioni.


PRAIA A MARE – “Dove nascerà questo bambino? A Praia a Mare? No, nascerà a Lagonegro, in Basilicata”.

La giovane incinta che mostra il cartello con questo slogan è il simbolo del no alla riconversione dell’ospedale di Praia a Mare che ieri, domenica 30 gennaio, circa 2mila cittadini dell’Alto Tirreno cosentino hanno gridato in corteo per le strade del centro rivierasco.

ospedale praia a mare manifestazione

C’erano le istituzioni con la presenza di parlamentari come Franco Laratta, dell’assessore della Provincia di Cosenza Arturo Riccetti, tutti i sindaci e rappresentanti delle municipalità e degli enti sovracomunali del territorio interessato al servizio della struttura sanitaria praiese, da Tortora a Diamante sulla costa, da Aieta fino a Verbicaro sulle colline. C’erano le pro loco,le associazioni, le categorie del mondo del lavoro e il personale sanitario.

Ma, soprattutto, c’erano i cittadini che chiedevano alla Regione Calabria di rivedere le scelte prese su questo presidio ospedaliero che nel marzo del 2012 diventerà casa della salute e non sara più ospedale per acuti. C’erano i cittadini del territorio che invocavano il diritto alla salute.

Le ragioni di questo no sono state espresse sugli striscioni trasportati dai manifestanti che hanno preso parte alla protesta pacifica organizzata dal Comitato cittadino in difesa dell’ospedale di Praia a Mare.

La preoccupazione espressa dalla futura madre trovava conferma su un lenzuolo bianco con la scritta “Non vogliamo 60 chilometri di speranza” ad indicare la distanza minima che le popolazioni dell’Alto Tirreno cosentino saranno costrette a percorrere per farsi curare. In direzione sud, verso Cetraro e Paola o a Nord verso la confinate Basilicata.

“Un giorno per i diritti di tutti i giorni” recitava un altro striscione che sottolineava l’importanza della presenza al corteo e della partecipazione alle iniziative del comitato. E ancora: “Non siamo né numeri né fantasmi, con la salute non si scherza” in una rievocazione di un altro simbolo, quello del cittadino ectoplasma per le istituzioni, scelto come simbolo della rivolta.

E poi, i semplici ma efficaci “Giù le mani dall’ospedale” e “Mamme e papà lottate con noi”. O i più elaborati “Ci ribelliamo per non essere trattati da sudditi” con un gioco di parole sul suffisso “Sud” dell’ultima parola e “Nun fissiamu” che scomodava una abusata forma dialettale di questa zona per dire: “Dai, non scherziamo. Con la salute dei cittadini non si gioca”. Infine, “Io voglio l’ospedale” attaccato sulle saracinesche degli esercizi commerciali che hanno aderito alla serrata.

Il corteo è partito alle 16 dal punto di raccolta, il piazzale antistante lo stadio comunale Mario Tedesco. A guidarlo una autoambulanza carica di simboli e di altri striscioni come il richiamo all’articolo 32 e, sulla fiancata, una promessa, quasi una dichiarazione di intenti: “No ospedale, no voti” per ricordare ai politici di Catanzaro le promesse effettuate nella recente campagna elettorale.

Dopo aver attraversato le principali arterie cittadine con tanto di fiaccole in mano a rappresentare la fiammella della speranza che sull’Alto Tirreno non vuole spegnersi, il serpentone umano è giunto nella centralissima Piazza Italia, luogo scelto per gli interventi dal palco.

Qui gli oratori hanno ribadito la contrarietà a una decisione calata dall’alto, priva di fondamenti logici e tecnici. Che non tiene in conto i numeri della struttura praiese, né la sua strategica posizione geografica, con la Basilicata a due passi e con frotte di turisti che qui si riversano in estate. Né tiene conto del pessimo sistema di trasporti di cui il Rivera dei Cedri è infelicemente dotata.

Mentre parlavano, gli incaricati del Comitato raccoglievano le firme per la petizione che con il ricorso al Tar presentato dai Comuni di Praia a Mare e Tortora, in discussione il 23 febbraio prossimo, si somma alle iniziative intraprese per opporsi alla riconversione.

A sera, l’assembramento si scioglie. I presenti non mancano di ricordare alle istituzioni che la faccenda non finisce qui, che la manifestazione del 30 gennaio non è un punto di arrivo ma il primo passo nella battaglia per salvare l’ospedale di Praia a Mare. Tutti contenti di aver risposto all’appello fanno ritorno a casa. Un po’ allarmati dalla definitiva presa di coscienza di abitare un luogo con sempre meno sicurezza sanitaria.


About Andrea Polizzo

Giornalista professionista dal 2010 e blogger. Sin dal 2005 matura esperienze con testate regionali di carta stampata, on-line e televisive. Attualmente collabora con il mensile d'inchiesta ambientale Terre di Frontiera e con il network VicenzaPiù. Ideatore di blogtortora.it, caporedattore e coordinatore di www.infopinione.it.

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One comment

  1. Angelomaria Gabriele

    Felice del successo avuto, merito a Giovannino Pagano e Raffaele Cardillo,da oggi bisogna continuare così, per tutelare e difendere l’interesse di tutti i cittadini dell’alto tirreno cosentino.

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