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Ospedale di Praia, il Comitato non molla


Il punto dopo la risposta ottenuta dal Ministero della Salute
Il Comitato civico va avanti e tira le orecchie ai soliti assenti


DI ANDREA POLIZZO

PRAIA A MARE – “Anche il Ministero della Salute dà ragione alla Regione Calabria, ma ci conferma che le decisioni sull’ospedale di Praia a Mare sono state prese solo sulla base dei freddi dati e non sulla realtà territoriale interessata alla struttura”.

Il Comitato civico in difesa dell’ospedale di Praia a Mare trae questa conclusione dalla risposta ottenuta dal direttore generale del Dipartimento programmazione e ordinamento del servizio nazionale, Francesco Bevere.

La missiva, oltre che ai rappresentanti dei cittadini, è stata anche inivata ai vertici amministrativi regionali e costituisce a detta del comitato “il primo e unico chiarimento ufficiale sulle motivazioni che hanno indotto Scopelliti a stabilire la riconversione dell’ospedale di Praia a Mare in Centro di assistenza primaria territoriale”.

Ai cittadini in lotta per preservare la struttura sanitaria è chiaro che la comunicazione del dipartimento ministeriale non inciderà su quanto deciso in quanto la materia sanitaria è esclusiva della Regione soprattutto in tema di riordino.

La lettera di Bevere è accolta comunque come segno di attenzione anche se non manca il rammarico “Per la totale assenza di collaborazione da parte di tutti quei soggetti economici e giuridici nonché di politici ed amministratori – sostiene il comitato in una nota – i quali, nonostante più volte sollecitati a partecipare e sostenere tutte le iniziative intraprese per la difesa del nosocomio praiese, si sono sempre defilati adducendo le scusanti più disparate. In quest’anno di lotta anche la partecipazione, sia degli stessi dipendenti del presidio ospedaliero di Praia a Mare che della popolazione di tutti i Comuni ricadenti nella competenza territoriale sanitaria, è stata pressocchè nulla o vana”.

Da questo, la direzione dell’associazione in difesa dell’ospedale, trae l’amara conclusione che l’unica vera sponda alla loro battaglia sia stata messa a disposizione proprio dal Ministero della Salute poiché “Bevere – scrivono ancora dal comitato – ha indicato di voler tenere in debito conto, in sede di affiancamento, le ragioni espresse dal Comitato cvico per la difesa dell’ospedale di Praia a Mare e dei soggetti a diverso titolo rappresentati dal comitato stesso”.

Qui, il riferimento è alla raccolta delle diecimila firme, poi presentate in Regione, per perorare la causa.

Inoltre, il comitato traccia un profilo degli aspetti positivi derivanti dalla risposta ministeriale e utili a rilanciare l’azione di protesta.

“Sulla base di quanto riportato nella risposta del Ministero della Salute – è ancora scritto nel comunicato stampa a firma del comitato praiese – i posti letto normalizzati già previsti per il nosocomio praiese, prima dell’azzeramento degli stessi a seguito del Decreto del Presidente della Giunta Regionale, erano ben 69 così ripartiti: 28 di chirurgia generale, 27 di medicina generale, 4 di ostetricia e ginecologia, 7 di pediatria e 2 di gastroenterologia. Proprio su questa ripartizione occorre quindi insistere a qualunque livello istituzionale.

Nella risposta a firma del direttore generale Francesco Bevere si afferma, infatti, che tra i requisiti fondamentali per la definizione del nuovo assetto della rete ospedaliera occorre tenere in considerazione tre fattori fondamentali: ovvero l’integrazione della rete stessa con la rete dell’emergenza-urgenza, le caratteristiche dimensionali della rete ospedaliera esistente che prevede che soltanto alcuni presidii pubblici possano raggiungere una dimensione ottimale ovvero, tendenzialmente, con numero di posti letto maggiore di 120 ed infine la concentrazione nei presidi ”minori” delle rispettive riduzioni dei posti letto”.

Secondo il comitato, questi criteri non sono stati tenuti in debita considerazione nel formualre l’ipotesi di riconversione in Capt per Praia a Mare.

In particolare,  il previsto punto di primo intervento territoriale non garantirebbe un soccorso rapido data la distanza dal primo pronto soccorso utile e i relativi tempi di percorrenza.

“Lo stesso dicasi – prosegue la nota – per quanto riguarda la concentrazione nei presidi minori delle riduzioni di posti letto. A Praia a Mare si potevano conservare 69 posti normalizzati secondo i criteri di appropriatezza garantendo così una offerta sanitaria congrua ed efficace anziché la totale assenza di supporto sanitario ospedaliero”.

Infine il Comitato civico in difesa dell’ospedale di Praia a Mare rinnova l’invito alla partecipazione alle necessarie azioni a tutela della salute. Un invito rivolto a tutti i soggetti interessati al mantenimento della piena funzionalità del nosocomio praiese ed al riconoscimento dei previsti 69 posti letto.

“Speriamo – conclude il comunicato stampa – che questa volta le controparti non si trincerino o nascondano dietro becere e futili motivazioni molto spesso dettate da interessi non proprio consoni alla difesa della collettività e del bene pubblico”.


About Andrea Polizzo

Giornalista professionista dal 2010 e blogger. Sin dal 2005 matura esperienze con testate regionali di carta stampata, on-line e televisive. Attualmente collabora con il mensile d'inchiesta ambientale Terre di Frontiera e con il network VicenzaPiù. Ideatore di blogtortora.it, caporedattore e coordinatore di www.infopinione.it.

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One comment

  1. In questi casi è fondamentale la coesione dei cittadini, con turn-over di protesta e sit-in permanente… ma molti non ne hanno la possibilità perchè conducono una vita già piena di problemi sacrosanti legati al lavoro o alla famiglia… quello che invece è inammissibile è l’assenza di soggetti che non fanno niente dalla mattina alla sera, limitandosi a fare i filosofi su facebook e a bere vino davanti alla tv, ecco questi potrebbero dedicare almeno due ore al giorno a questa legittima battaglia per la difesa dei diritti del proprio territorio. Molti altri vorrebbero partecipare ma sono troppo lontani, per motivi di lavoro o di famiglia, per poter lottare in prima persona per il proprio paese d’origine.

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