PRAIA A MARE – Piccoli ospedali chiusi fuori dalla bozza della Spending review, ma l’ultima parola spetta alle regioni.

La disposizione è trapelata oggi ancor prima del via libera del Consiglio dei ministri. Per volere del ministro Renato Balduzzi, via dal testo la norma che prevedeva la chiusura degli ospedali con meno di 120 o 80 posti letto, da parte delle Regioni, entro ottobre, pena il commissariamento.
Una buona notizia per coloro che si battono contro la chiusura o riconversione di alcune strutture sanitarie come, ad esempio, nel caso di Praia a Mare, se non fosse che – come ha chiarito lo stesso Balduzzi – la competenza è delle regioni.
Dunque, nel caso calabrese, Regione peraltro già commissariata, tutto lascia supporre che nulla cambierà. E che si andà avanti sulla strada delle decisioni già prese.
Del resto, sembrerebbe che, quella del ministero della Salute, sia una indicazione a seguire un principio di appropriatezza per le strutture piccole, cioè di eliminazione di quelle che non servono, cosa che peraltro è nota da tempo nei vari territori, ma cadono le imposizioni di taglio.
Ma qualcuno non ha mancato di far notare che secondo Roma, quello di Praia a Mare è ancora un ospedale e non una Casa della salute come ha invece disposto il Piano di rientro della Regione Calabria. Il dato, probabilmente, è dovuto alla disfunzione già più volte sollevata che Scopelliti e la struttura commissariale calabrese hanno proceduto alle riconversioni ancor prima di presentare al ministero gli studi di fattibilità.
Ma, anche su questo punto, la confusione regna sovrana. Da un lato c’è chi, compresi autorevoli quotidiani nazionali, pubblica dettagliati elenchi delle strutture oggetto di chiusura. Dall’altro è lo stesso ministero a fornire smentite. “In relazione a notizie di stampa – si legge in una nota diramata oggi pomeriggio – si precisa che non esistono liste di ospedali da chiudere, né alcuno le sta predisponendo”.
Mentre gli attivisti anti riconversione di Praia a Mare analizzano queste ultime notizie, rilanciando con forza l’idea del referendum abrogativo degli atti regionali, una cosa è certa: l’ospedale unico per acuti di Lagonegro procede nel suo iter di realizzazione.
La Regione Basilicata, infatti, oggi, ha approvato il progetto definitivo della struttura che punta ad assorbire la domanda di sanità dell’Alto Tirreno cosentino. I cantieri sono prossimi a partire.
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e’ vero,problema identico al nostro,siamo comunita’ affini alla Lucania per storia,cultura,ed interessi economici,e siamo bistrattati dalla classe politica troppo Reggio-centrica,per la Calabria siamo la periferia,per la Lucania potremmo essere una risorsa..
Anche dall’altro lato dell’alto Cosentino vogliono fare la stessa cosa ed hanno gli stessi problemi.
http://www.paese24.it/2138/primo-piano/alto-jonio-in-basilicata-che-fine-ha-fatto-il-progetto-di-secessione.html
Secessione Secessione!!! Referendum popolare per entrare a far parte del progetto “Grande Lucania”,molti mi prenderanno per matto ma mi affascina il fatto di poter riportare il confine tra Calabria e Lucania dove era un tempo e cioè sul fiume Lao.
allora ala luce degli ultimi avvenimenti per noi del nord tirreno non cambierà niente saremo costretti a morire in mezzo a una strada. Qui qualcuno a già deciso il nostro futro infischiandosene del popolo. adesso spero che i nostri sindaci abbiano la forza è il coraggio di contrastare questa nefandezza perpretata a tavolino indipendentemente dal volere nazionale.