PAOLA – Scarpelli sospende Cesareo e la questione finisce in tribunale.

È notizia delle ultime ore che il direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, Gianfranco Scarpelli, ha emanato un provvedimento di sospensione all’indirizzo del direttore dello spoke Paola – Cetraro, Vincenzo Cesareo.
Alla base della decisione di Scarpelli, alcuni provvedimenti lesivi dell’immagine dell’azienda e il rilascio di dichiarazioni non autorizzate alla stampa.
In quest’ultimo caso, il riferimento è ad articoli apparsi su alcuni quotidiani locali sui problemi nel reparto di radiologia a Cetraro e sull’introduzione delle strisce blu nell’area parcheggi dell’ospedale di Paola.
Cesareo, ha reagito dando mandato ai suoi legali per chiedere in tribunale la revoca della sospensione oltre alle pubbliche scuse da parte del direttore dell’Asp cosentina.
“La legge che regola i contratti nazionali di lavoro – dichiara Cesareo – nel caso in questione, prevede che il superiore intenzionato ad adottare un provvedimento sanzionatorio nei confronti di un sottoposto faccia pervenire all’interessato una contestazione. Il ricevente – aggiunge – ha dunque 5 giorni di tempo per esprimere le proprie controdeduzioni. Dopodiché si prende una decisione – conclude Cesareo – ma nulla di ciò è stato fatto”.
Il direttore dello spoke Paola – Cetraro, inoltre, ha affidato il suo pensiero a una lettera diffusa nelle ore immediatamente successive alla sospensione da parte di Scarpelli.
Nel testo, Cesareo sostiene di non aver rilasciato dichiarazioni a scopo di pubblicazione sulla stampa.

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Politici, militari, manager, giornalisti, avvocati ecc. possono dire la loro in merito a quanto di competenza. Sovente anche su fatti che loro non competono e di cui sovente non sanno una cippa. Addirittura il privato cittadino, quello che ormai non conta più un ‘gatto’ (sta per altro, che il buon Andrea non consente di citare), è libero di esprimere le proprie opinioni su tutte e su ciascuna delle categorie succitate; generalmente poco lusinghiere, quando non offensive. Il fatto che un direttore sanitario, che non conosco ma di cui presumo la competenza, esprimendo sue opinioni su disservizi, disagi, abusi, nella propria area, venga censurato e sospeso mi lascia molto perplesso. Ciccio, le loro saranno “beghe da bimbi” da sbrigarsi tra di loro, ma (purtroppo) queste beghe non le risolvono con un duello dietro al cimitero (che, mi sia consentito, consentirebbe al comune cittadino di prendere due piccioni con una fava sola, liberandolo da gente incompetente incapace presuntuosa): sono beghe che ci coinvolgono tutti, visto che riguardano comunque la nostra salute. Ma, per ora, coinvolgono soprattutto la nostra libertà di critica, da difendere a ogni costo. Si possono dire puttanate (Andrea, si può dire?), e le categorie citate in apertura ne sparano a ogni pie’ sospinto, ma finché c’è la libertà di contestarle e controbatterle non tutto è perduto, c’è ancora una speranza che il buon senso abbia la meglio sulle castronerie. Dando per scontato che ancora un po’ di buon senso da noi ancora ci sia. Senza certezze.
ma dico io,al comune cittadino che è stato privato del diritto alla salute da questi eminentissimi scienziati,cosa può importare delle loro beghe da bimbi dell’asilo??? loro si querelano tranquilli mentre noi facciamo gli scongiuri per non aver bisogno di un ospedale..Super-Mega Governatore??? Dove sei??? Aspettiamo fiduciosi la venuta dei Visitors,che con le loro tecnologie ri-apriranno l’ospedale di Praia..