Home / CRONACA / Scalea, operazione Plinius: tutti dentro!

Scalea, operazione Plinius: tutti dentro!


Operazione Plinius della Dda a Scalea. In manette sindaco, amministratori, dipendenti comunali e esponenti della cosca Stummo – Valente controllata dal clan Muto di Cetraro.
Svelato intreccio tra politica e ‘ndrangheta per controllare l’economia locale. Tra i reati contestati anche l’associazione mafiosa.

SCALEA – Il sindaco Pasquale Basile e 4 assessori di Scalea sono stati arrestati all’alba di oggi nell’operazione Plinius del comando provinciale dei carabinieri di Cosenza.

Colpita la la cosca Valente-Stummo, operante a Scalea e nei comuni vicini e subordinata al clan Muto di Cetraro secondo gli investigatori.

La cosca, secondo l’accusa, nelle elezioni del marzo 2010 sarebbe riuscita a far eleggere propri candidati in municipio. Questi si sarebbero poi prodigati per concedere appalti a imprese legate alla cosca stessa.

operazione plinius scalea
Il sindaco di Scalea Pasquale Basile arrestato nell’operazione Plinius

Plinius: gli arrestati e i reati contestati

Insomma, la ‘ndrangheta aveva messo radici nel municipio di via Plinio il Vecchio. Da qui il nome Plinius dato all’operazione.

Complessivamente sono state arrestate 38 persone. In manette, con il sindaco Basile, gli assessori comunali Raffaele De Rosa, Maurizio Ciancio, Francesco Galiano, Antonio Stummo. Arrestato anche il consigliere di minoranza Luigi De Luca del gruppo Scalea Libera. Quest’ultimo era stato amministratore nella passata giunta.

Tra i 38 arrestati figurano anche dipendenti degli uffici comunali. Tra essi l’ex capo della polizia municipale, oltre a noti pregiudicati scaleoti della cosca interessata dall’operazione e persino noti avvocati della cittadina tirrenica.

Pesante e lunga la lista dei reati contestati. Associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, sequestro di persona, detenzione e porto di armi, estorsione, rapina, corruzione, turbativa d’asta, turbata libertà del procedimento amministrativo, concussione, falso, istigazione alla corruzione e minaccia. Reati tutti aggravati dal metodo mafioso.

I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti dai carabinieri del comando provinciale di Cosenza tra le province di Cosenza, Bari, Matera, Terni e Salerno. Ad emetterli il Gip del tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

Plinius è il frutto di una inchiesta avviata dai carabinieri del comando provinciale di Cosenza nel luglio 2010, sotto la direzione del procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Giuseppe Borrelli e del PM Vincenzo Luberto. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip Gabriella Reillo.

operazione plinius scalea

I dettagli dell’operazione e delle indagini

I carabinieri, con la collaborazione del Ros, hanno sequestrato beni per circa 60 milioni di euro. Somme riconducibili ai vertici della cosca Valente-Stummo, agli amministratori, e ad imprenditori e professionisti della zona. I sequestri sono stati eseguiti principalmente sul versante tirrenico cosentino, ma anche in Umbria e Basilicata.

L’indagine ha delineato l’asse economico-imprenditoriale dell’organizzazione costituito con conferimenti di “sospetta provenienza” nel settore commerciale. I sodali avevano aperto diversi supermercati, concessionarie di auto, agenzie di viaggi, parchi divertimento, attività commerciali e negozi di abbigliamento.

E ancora. Nel settore immobiliare avevano realizzato società finalizzate all’acquisizione di fabbricati, appartamenti e magazzini, anche attraverso aste fallimentari “pilotate”.

In quello agricolo avevano invece costituito cooperative e società agricole. Queste non depositavano bilanci e non assumevano dipendenti, ma acquistavano terreni per 50 ettari senza dichiarare nulla al fisco.

Nel settore turistico sono state segnalate la gestione di lidi balneari, come “L’Angelica”, “Aqua mar” e “Itaca”, realizzati su terreni demaniali del Comune di Scalea.

Complessivamente è stato eseguito il sequestro preventivo di 22 tra società ed aziende. 81 immobili situati anche a Matera, Perugia, e Rocca di Cave (Roma), depositi, ville ed abitazioni, numerosi negozi e circa 50 ettari di terreno. 33 automobili tra le quali Jaguar, Bmw, Mercedes ed auto d’epoca. 78 rapporti bancari, con saldi positivi per circa 2milioni 695mila 685 euro. Due imbarcazioni. 23 polizze assicurative.

Per gli indagati per corruzione è stata applicata una recente normativa che consente l’applicazione della particolare ipotesi di confisca. Si tratta di una delle prime applicazioni nei confronti di indagati per reati contro la pubblica amministrazione.


About Pierina Ferraguto

Giornalista pubblicista dal 2013. Laureata in Filosofia e scienze della comunicazione e della conoscenza all'Università della Calabria. Dal 2006 al 2008 lavora come stagista nella redazione di Legnano de Il Giorno. In Calabria lavora con testate regionali di carta stampata e televisive.

Check Also

Maratea, pescatori e ristoratori al lavoro sul Garum

Assopescatori, Wwf e Laboratorio gastronomico di Maratea lanciano l’idea progettuale: riscoprire e produrre la salsa …

One comment

  1. in politica e naturale che succedano queste cose, è il cittadino che dovrebbe essere più inteligente è capire chi lo prende per i fondelli con false promesse e chi invece onestamente cerca di fare il proprio dovere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Materiale protetto da copyright