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Motivazioni Marlane Marzotto, perché non c’è disastro ambientale


GS_inside_arPRAIA A MARE – Gli imputati nel processo penale “Marlane” sono stati assolti dal tribunale di Paola, in provincia di Cosenza, dal reato di disastro ambientale perché le analisi effettuate sui terreni della ex fabbrica tessile di Praia a Mare del Gruppo Marzotto sono insufficienti a provarlo e sono state anche svolte male.

È quanto si legge esplicitamente e tra le righe delle motivazioni della sentenza assolutoria in primo grado depositate lo scorso 18 marzo dal collegio giudicante.

Una decisione che ha respinto le accuse mosse dai PM di Paola, fatte proprie dalle parti civili, perché mal strutturate e correlate a riferimenti normativi superati o mal interpretati. Una sentenza che, in definitiva, ha accolto in pieno i rilievi sollevati in fase dibattimentale dalla difesa.

Chi ha scavato in quattro momenti diversi in quell’area tra il 2006 e il 2008 è stato incompleto e chi ha analizzato per contro della procura i campioni ottenuti ha commesso errori di valutazione.

Un terreno contaminato – stando al decreto legislativo 152 del 2006, Norme in materia ambientale – può considerarsi tale solo dopo una serie di passaggi. Alle analisi su campioni di matrici ambientali dei terreni e delle acque che devono provare superamenti delle Concentrazioni di soglie di contaminazione (Csc) deve seguire un’analisi di rischio specifica del sito. È in questa fase che si ottengono comparazioni con le cosiddette Csr, ovvero Concentrazioni soglia di rischio che, se superate dai valori riscontrati, aprono la strada a una eventuale bonifica.

“Nel caso in esame – si legge nella sentenza Marlane – i risultati delle indagini condotte in occasione degli scavi del 2006 e del 2007 depongono nel senso che tutti i valori di concentrazione rilevati, sia per i terreni che per le acque sotterranee, risultano ampiamente inferiori alle corrispondenti Concentrazioni soglia di contaminazione.

Dinnanzi a detto risultato – proseguono i giudici – è ovvio che i terreni e le acque sotterranee del sito Marlane devono essere considerati “non contaminati” e non deve essere effettuata, per queste matrici, alcuna analisi di rischio ambientale e sanitaria sito-specifica”.

Inoltre, i giudici hanno tenuto conto del fatto, emerso in fase dibattimentale, che il consulente dell’accusa Rosanna De Rosa, direttore del dipartimento di Scienze della Terra dell’Unical e incaricata nel 2007 dal PM Antonella Lauri di svolgere indagini ambientali nell’area della fabbrica Marzotto, (Per i Pm titolari del fascicolo, il documento chiave per sostenere l’accusa dei reati ambientali, ndr) aveva fornito dati allarmanti in merito ad alcuni campioni che, però, tali non erano.

È il caso, ad esempio, del campione denominato 25/14 che presentava consistenti superamenti delle soglie di contaminazione per alcuni elementi chimici come il Cromo, il Cromo esavalente e, in parte modesta, per lo Zinco. Ma quel campione non era una matrice ambientale, bensì un rifiuto: un bidone ammaccato contenente sostanze chimiche. Quando fu ritrovato, il perito non dispose il prelievo, e dunque l’analisi, di una campione di terreno circostante che da quel rifiuto poteva essere stato contaminato.

Altri campioni, prelevati nel 2007, presentano il medesimo problema. In altri casi è stata indicata una tabella di comparazione dei valori errata.

“Ma se anche – conclude la corte – si fossero riscontrate Concentrazioni soglia di contaminazione si sarebbe dovuto comunque parlare di terreno potenzialmente contaminato” e dunque non di certo “dell’esistenza di una situazione effettiva e concreta di pericolo per la salute della popolazione stanziata nel territorio dei comuni di Praia a Mare e Tortora in difetto di un’analisi di rischio”.

Nel 2007 e nel 2008 venne indagata la falda acquifera, ma non è stata evidenziata la presenza di nessuna delle sostanze rilevate analiticamente nei rifiuti.

“Perciò – si legge ancora nella sentenza – le sostanze potenzialmente inquinanti presenti nei rifiuti interrati, non hanno mostrato alcuna capacità di diffusione e migrazione verso le matrici ambientali (suolo, sottosuolo, materiali di riporto e acque sotterranee, ndr)”.

Inoltre la corte ha ritenuto “irrealistici” i cosiddetti percorsi di migrazione individuati dal pool di periti incaricato dal tribunale: ovvero non sarebbe reale la possibilità che le sostanze contenute nei rifiuti possano propagarsi nell’ambiente attraverso il vento, le piogge o a causa di incendi poiché interrati. Inoltre, le analisi sulla falda acquifera hanno dato esito negativo circa la presenza di sostanze inquinanti.

Secondo il parere di altri esperti sulle caratteristiche degli incendi boschivi, citato dalla corte, risulta “stroncata”, in definitiva, l’ipotesi dei periti secondo la quale con il calore generato da fiamme si possano sprigionare sostanze irritanti per l’uomo dalle benzoaniline interrate.

Insomma, il pensiero dei giudici è che seppur è provato che si siano verificati interramenti, non si può parlare di pericoli per la pubblica incolumità e tanto meno di disastro ambientale.

Inoltre, quanto ai percoli per la salute umana, la corte cita le conclusioni con esiti negativi derivanti dall’indagine epidemiologica svolta dai propri periti che “non hanno individuato – si legge nella sentenza – alcun impatto sanitario nella popolazione dei comuni di Praia a Mare e Tortora correlabile allo stabilimento Marlane. In particolare, gli esperti si sono espressi nel senso che non sono stati individuati scostamenti significativi di patologie neoplastiche o comunque correlabili alle sostanze ritrovate nell’ambiente circostante”.


About Andrea Polizzo

Giornalista professionista dal 2010 e blogger. Sin dal 2005 matura esperienze con testate regionali di carta stampata, on-line e televisive. Attualmente collabora con il mensile d'inchiesta ambientale Terre di Frontiera e con il network VicenzaPiù. Ideatore di blogtortora.it, caporedattore e coordinatore di www.infopinione.it.

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