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Arte, descrivendo Giampiera Puglia


DI VALENTINA LACAVA

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TORTORA – L’arte è innovazione, è l’espressione del proprio ego; l’allontanamento dalle standardizzazioni e dalle forme industriali. L’arte non è per tutti purtroppo, chi si occupa di arte si dà la possibilità di andare ‘oltre’ e consente alle proprie capacità di mettersi alla prova continuamente. L’arte ci offre la possibilità di visionare mondi inesplorati e ancor più di toccare le corde dell’anima di chi si è esposto con un proprio elaborato.
Vi scrivo, appunto, dopo aver visionato la casa di Giampiera Puglia, una bottega d’arte “homemade”. Tra le mura domestiche Giampiera svolge il suo ‘fare artistico’, nulla è posto al caso: dal lampadario, al colore delle tende. Ma la sua creatività la si intravede non solo nell’arredo. La si nota anche nella lavorazione delle perle e merletti, sulle tele e sui disegni ancora incompleti. Stilista di moda e artista a tutto campo, Giampiera ha lavorato in lungo e largo: ha sfilato a Sharm el Sheik, Roma e non solo senza escludere il suo paesino dove risiede, Tortora.
La sua passione per la moda non ha impedito il suo sperimentalismo nei diversi settori: dalle stoffe colorate dove predilige il dipinto su seta, non esclude l’oggettistica con le paste più svariate: non usa stampi ma li crea e dove può inventa. Dalle perline all’oreficeria, tutto diventa moda ed estetica. Dai disegni, alle tele, qualcuna incompleta, tutto diventa pittura con le tecniche più svariate seppur prediliga l’olio.
Ogni stile è associato ad un periodo della sua vita non sempre roseo e fiorente: emerge con i suoi colori e in ogni linea, spesso contorta, esprime il suo mondo interiore.
Non si riesce ad identificare Giampiera in uno stile piuttosto che un altro: in alcune sembra evocare un Caspar Friederich con il suo Monaco in riva al mare, un Claude Monet e lo Stagno delle ninfe, in altre Matisse e in altre ancora Kandinsky. Nella fase più recente si avvicina al naturalismo e alla percezione del reale tanto da richiamare gli artisti fiamminghi del seicento più inoltrato, che prediligono l’uso della luce, affinché possa lasciare evincere tutti i particolari.
Dai suoi boschi incolti, cupi e dalla pennellata densa passa ad opere concettuali sino ai suoi scorci panoramici. Nella gran parte la matrice è la pennellata rossa e intensa, passionale ed emotiva al contempo come lo è lei. Sensibile, osserva la realtà in tutte le sue sfaccettature, come fa un Picasso con la sua corrente (il cubismo).
Vi allego qui uno dei suoi tanti lavori, quello a cui lei tiene di più: Autoritratto. Ritengo la identifichi al meglio. Giampiera ha tutte le conoscenze del disegno e della pittura ed è arrivata nella fase in cui smaterializza la realtà in forme semplici e con pochi colori.
Il volto della donna è stilizzato, usa pochi colori prevale il rosso, bianco, il nero e terra di Siena bruciata. La linea nera, ben marcata, delinea al meglio i contorni e va a definire il collo composto da rami stilizzati che alludono all’albero della vita. Lo rappresenta sul collo, lì dove trovano spazio le corde vocali: Giampiera non parla, si esprime e le sue parole risiedono nel cuore. Il volto appare diviso in due parti, è contesa: da un lato vi è una Giampiera sofferente, ecco le lacrime, e dall’altra parte una donna ben curata; si giustificano le folte ciglia e una bocca che accenna ad un sorriso ammiccante al contempo.
Il suo autoritratto è inserito in una forma irregolare di color marrone, richiama la terra e la necessità di andare avanti ‘volando’ ma sempre con i piedi piantati a terra. Intorno vi è il rosso, frammentato da diverse forme geometriche: è l’amore. L’amore per il suo uomo, per il suo unico e dolce figlio, l’amore per il suo esser donna e la vita.
Come tutte le cose, l’amore è frammentario, imprevedibile ed ecco che alcune parti la tinta è più accesa ed altre un po’ meno. Il soggetto del quadro guarda all’osservatore, l’artista consente un rapporto a ‘tu per tu’.
Invito a visionare le opere di questa artista, autodidatta, nata a Trecchina (Pz) ma che da lungo tempo vive a Tortora. È del ’62, ma come tutti gli artisti non ha età: splende fuori e lotta dentro.

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