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Colpo al clan Muto, i 4 presunti affiliati restano in carcere


CETRARO – Non c’è pericolo di fuga, il fermo richiesto dal PM della Dda non è convalidato, ma gli indagati rimangono in carcere.

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È quanto ha disposto il Gip del Tribunale di Paola, Marco Bilotta. Il provvedimento del giudice è a carico di Michele Iannelli, Fabrizio Iannelli e Christian Onorato. Analogo provvedimento per Pietrangelo Iacovo detenuto a Castrovillari.

Dai manoscritti rinvenuti spiega Bilotta: “Deriva che almeno sette sono i compartecipi alla associazione, tanti quanti quei nomi indicati nello stesso”. Si tratta si rileva ancora: “Di elementi forti ma pur sempre di corredo a quello che, invece, appare il nucleo essenziale degli elementi a carico per quanto concerne la ricorrenza di un’associazione dedita al narcotraffico che coincidono con gli elementi a carico della individuazione specifica dei tre partecipanti”.

A carico di Onorato risulta la prova che “abbia maneggiato la macchina rinvenuta nel laboratorio di località Difesa”. A carico dei due Iannelli sussiste “la disponibilità dei casolari” nonché “la consulenza tecnica grafologica con cui viene attribuito il manoscritto”. I due si firmavano nel libro mastro della ‘ndrangheta con le prime tre lettere del proprio nome.

In sede di udienza di convalida i due fratelli si sono avvalsi della facoltà di non rispondere mentre Onorato ha soltanto negato il suo coinvolgimento e ignorato ogni circostanza relativa alla droga ed alle armi riferendo di “aver frequentato i luoghi di Difesa in ragione del suo rapporto commerciale con i fratelli Iannelli e di non essersi avvicinato se non a distanza di 50 metri dai casolari”, riferendo che l’impronta rinvenuta sulla macchina da sottovuoto: “Potrebbe essere stata maneggiata in qualche negozio”.

In quanto ai ruoli il giudice Bilotta “è evidente la loro ventilata posizione di promotori ed organizzatori, apparendo la disponibilità materiale dello stabilimento, la tenuta di una contabilità, e la inclusione in essa nelle partite di dare-avere”.

Il Gip parla di “armi in dotazione di particolare offensività” ed gestione di enormi quantitativi di droga “con modalità di tipo imprenditoriale quasi alla luce del sole” che portano a ritenere “la pericolosità sociale degli indagati”. Si tratta in poche parole di “una associazione armata dedita allo spaccio di stupefacenti”.


About Francesco Maria Storino

Attualmente collaboratore della Gazzetta del Sud ha lavorato per La Provincia, Comunità 2000, Edizioni master, Il Quotidiano della Calabria e Corriere dello Sport. Cura particolarmente la cronaca giudiziaria.

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