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Storie, Dario Musumeci: in moto ho scoperto la Basilicata


Mototurista attraversa la Basilicata e scopre “un’ospitalità che altrove va scomparendo”. Lo abbiamo incontrato a Maratea e ci ha raccontato la sua storia.

MARATEA – La moto e l’ospitalità. Il cibo e il vino. Una vecchia rivista, Carlo Levi. I bed and breakfast e i borghi spopolati, a volte fantasma. E ancora le montagne e il mare. La podolica e il babà (!).

Alcuni degli ingredienti del racconto di un giro turistico in moto fatto in Basilicata per 9 giorni da Dario Musumeci. Lo abbiamo incontrato per caso a Maratea, ultima tappa del suo itinerario, e ce lo ha raccontato.

Dice che – lo precisa subito, ci tiene – non si tratta di una iniziativa sponsorizzata, a scopo di lucro o a sostegno di alcuna causa. È un mototurista fai da te. A marzo scorso si ritrova tra le mani una rivista di settore dell’estate precedente. Dentro, un itinerario in terra lucana. Un suggerimento colto al volo. “Perché la Basilicata – dice Dario – affascina proprio perché ancora poco esplorata. Poco pubblicizzata”. E allora si costruisce gli itinerari, stila tabelle di marcia, raccoglie informazioni essenziali: dove dormo, dove mangio, cosa vedo? E parte.

Dario è originario di Catania, ma fa il poliziotto a Roma. Ed è dalla capitale che, dopo due mesi circa di programmazione, lo scorso 13 maggio monta in sella alla sua moto e dà via al suo personale roadtrip in Basilicata.

Dario Musmeci in uno scatto on the road
Dario Musmeci in uno scatto “on the road”

Prima tappa: Melfi. “Visito la città e la uso come base per vedere i dintorni: Venosa e i Laghi di Monticchio, stupendi. Il giorno dopo riparto in direzione delle Dolomiti Lucane attraversando Lagopesole, transitando per Potenza, per poi fare la mia seconda fermata, a Campomaggiore. Da qui, il giorno dopo, prendo la via per Castelmezzano per fare il volo dell’angelo fino a Pietrapertosa. Dopo aver dormito riparto per Matera. Non potevo non passare da qui dove soggiorno due giorni presso Masseria Santa Lucia. Il giorno dell’arrivo visito la città: i sassi in particolare ricorrendo a guide turistiche. Il secondo invece lo dedico al Parco della Murgia Materana”.

Il tutto, fin qui come per il prosieguo del viaggio, conoscendo gente del posto o altri visitatori come lui. “Mi rivedo al ritorno con dei ragazzi napoletani incontrati a Pietrapertosa”. E, sempre, a caccia di cibi e vini locali.

Prossima destinazione: i Calanchi. “Montalbano Jonico, dove soggiorno per poi muovermi e vedere Aliano e Craco. Qui visito la città fantasma e la riprendo con una go – pro. Ad Aliano, invece, vado perché incuriosito dal luogo dove ha voluto essere sepolto Carlo Levi, che qui fu confinato dal regime fascista e visse gli anni che poi racontò in Cristo si è fermato ad Eboli”.

Dario non si fa mancare neanche il mare, lo Ionio: Metaponto, Policoro, Scanzano Ionico. Da qui, però, risale poi verso il Monte Pollino. “Dormo in un b&b tra Teana e Fardella, base per visitare alcuni centri del Parco Nazionale del Pollino come Castelluccio Inferiore, Viggianello e altri”.

A Fardella, 605 abitanti, Dario compie un importante conoscenza immateriale che tanto lo colpisce. “A Fardella ci sono, credo, un solo bar e una sola pizzeria – ristorante e io ci passo dentro un po’ di tempo. È incredibile. Chiunque entra vuole sapere chi sono, è curioso di conoscere cosa faccio e perché. E, soprattutto, ognuno offre da bere, senza sosta. È qui che credo di aver conosciuto l’ospitalità lucana. Un’accoglienza che è concepita in un modo che altrove invece non esiste o è stata dimenticata, sepolta dai check – in e dai check – out. Sono stato trattato benissimo. Vado via a malincuore. È un po’ come se mi avessero adottato”.

Il giorno seguente lascia il Pollino perché ha intenzione di vedere anche il versante Tirrenico della Basilicata e passare due giorni a Maratea. Per visitare il centro storico, la Basilica di San Biagio e il Cristo Redentore. Dario vuole fare un’escursione in barca e “bevendo uno sprtiz all’Hydra” conosce Andrea del Nautilus. Purtroppo il meteo non è adattato ad uscire in barca e allora si “accontenta” di una buona dritta su dove mangiare.

“Mi indica la Taverna di zu Cicco, nel centro storico di Maratea. All’inizio sono solo un cliente che entra, ordina e aspetta. Basta poco però e mi trasformo in un ospite. Il proprietario Giampaolo e altri si siedono con me perché vogliono sapere, anche qui, cosa faccio a Maratea e cosa ne penso. La mia ordinazione è annullata. Sul tavolo arrivano taglieri di salame e formaggi locali, assaggio la bistecca di podolica. Beviamo vino e si parla. Anche qui trovo un modo di fare che difficilmente mi è capitato di trovare nei miei viaggi. Solo non capisco perché alla fine, come dolce, arriva un babà. Ma non è campano”?

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Ospitalità a La Taverna di Zu Cicco a Maratea

Questa appena raccontata è l’ultima sera del viaggio di Dario. Oggi è ripartito per Roma con un paio di soste in programma. E allora tira le somme.

“La Basilicata mi ha colpito positivamente. Molto. Mi porto dietro, se ancora non s’è capito, la fantastica ospitalità, la gentilezza d’altri tempi. Un aneddoto. Quando ero sulle Dolomiti Lucane non sapevo dove mettere al sicuro moto e valige. Quest’ultime, in particolare, non sono fissate alla moto e temevo potessero rubarmele. Chiedo a un signore come fare, Don Calogero, non me lo posso scordare, e lui mi invita a parcheggiare la moto affianco alla sua auto e a posare le valige nel bagagliaio. A Roma, per dire un posto, nessuno si sarebbe comportato in questo modo. Ma un fatto così mi è capitato praticamente ovunque dove sono stato in questo viaggio”.

L'equipaggiamento da viaggio
L’equipaggiamento da viaggio

Vista così sembra il viaggio da sogno nel paese dei sogni. “Ma no, qualcosina di negativo pure l’ho riscontrata, ma roba da poco. A Craco, ad esempio, ho trovato una guida turistica poco entusiasta di farlo e di raccontarmi quel posto. O a Maratea, l’albergatore mi ha detto che non c’erano escursioni in barca, mentre poi ho scoperto che ce n’erano due e non mi ha informato che nell’hotel avrei potuto anche cenare. Poco male, così ho conosciuto un un’altro posto fantastico che si chiama Da Cesare. Se poi proprio devo trovare una pecca nei lucani è che a volte sembrano non capire il valore della loro terra da un punto di vista turistico e quanto debbano sponsorizzarla, promuoverla. Magari Matera fa eccezione perché è capitale europea della cultura 2019 e lì si muovono un sacco di cose. Ma in generale ho notato che manca un po’ di comunicazione. Servirebbe un approccio un po’ più commerciale, ma senza snaturarsi”.

Dario riparte e, c’è da scommetterci, a Roma o in altri posti in cui andrà, parlerà bene della Basilicata, dei posti che ha visitato, del cibo che ha mangiato e delle persone che ha conosciuto. Insomma, il passaparola: strumento di marketing ancora potente nell’era dei social media.


About Andrea Polizzo

Giornalista professionista dal 2010 e blogger. Sin dal 2005 matura esperienze con testate regionali di carta stampata, on-line e televisive. Attualmente collabora con il mensile d'inchiesta ambientale Terre di Frontiera e con il network VicenzaPiù. Ideatore di blogtortora.it, caporedattore e coordinatore di www.infopinione.it.

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One comment

  1. Ciao Dario…grazie per la tua descrizione entusiasta…seguiro’i tuoi consigli volentieri?solo una cosa volevo chiederti:esiste presso i laghi di Montecchio un parcheggio dove poter serenamente lasciare la.moto?grazie mille!

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