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La Valva di Diamante area di rilievo erpetologico, ma che tristezza il parco


Abbiamo incontrato Alfonso Ruben Iorio, che con gli studi per la sua tesi di laurea in scienze naturali ha fatto riconoscere il parco La Valva come Area di rilevanza erpetologica. Peccato che il sito versi in condizioni pietose. 

DIAMANTE – Il Parco La Valva di Diamante è stato riconosciuto dalla Societas Herpetologica Italica (Shi) quale Area di rilevanza erpetologica regionale (Arer) grazie all’impegno di un giovane laureato diamantese, Alfonso Ruben Iorio.

Il naturalista si è di recente laureato alla facoltà di Scienze naturali dell’Unical con una tesi incentrata sul censimento della fauna erpetologica della Valle del Corvino. Dal mondo accademico sono poi derivate le attenzioni verso il suo studio che è stato esaminato, verificato e approvato dalla Shi, associazione scientifica che promuove la ricerca erpetologica, la divulgazione delle conoscenze e la protezione degli anfibi, dei rettili e dei loro habitat e aderisce alla piattaforma online Ornitho.it per la cura dell’Atlante degli anfibi e dei rettili d’Italia.

Nell’istituire l’area di rilevanza erpetologica, l’Shi ha nominato Alfonso Ruben referente per il sito con compiti di controllo, monitoraggio e di iniziativa ad attuare azioni di tutela dell’erpetofauna presente. Nel dettaglio, lo studio del giovane naturalista ha catalogato nella valle sei specie di anfibio e sette di rettile. Ma decisiva per il riconoscimento della Shi è stata la presenza di esemplari di salamandra con occhiali e di cervone.

“La particolarità che ha colpito anche la Shi – ci ha detto il naturalista diamantese – è l’esistenza di queste specie in un’area tutto sommato molto piccola come la Valle del Corvino di cui il parco di Diamante è l’estremità occidentale e rappresenta il suo sfogo verso il mare”.

Lo abbiamo incontrato sul posto per farci spiegare dettagli come questo e, dalla passeggiata lungo i sentieri del parco La Valva, sono venute fuori considerazioni più ampie su un’area dal notevole pregio naturalistico cui però non è corrisposta la dovuta attenzione.

L’Arer è importante ma (purtroppo) non vincola la politica

Mentre ci incamminiamo all’interno del Parco La Valva di Diamante Alfonso mette subito in chiaro una cosa: il riconoscimento dell’area di rilevanza erpetologica non ha alcun valore, purtroppo, da un punto di vista della protezione dell’ambiente stesso. Ovvero, le istituzioni amministrative, il Comune di Diamante o la Provincia di Cosenza e la Regione Calabria, non sono in alcun modo vincolate dall’Arer nell’utilizzo dell’area. Insomma, per fare un esempio calzante con il territorio di appartenenza, non è come nel caso delle aree protette perché ricadenti nel Parco nazionale del Pollino.

Tuttavia, la notizia deve essere accolta con favore. “L’assegnazione dell’Arer da parte dello Shi – ci dice Iorio –, senza la pretesa di legare le mani alle amministrazioni, dovrebbe quanto meno essere tenuto in conto in eventuali politiche di utilizzo dell’area. In teoria i comuni interessati dal corso del Corvino dovrebbero tutelare e valorizzare con maggiore accortezza questi luoghi. Comunque vada è un traguardo molto importante per il nostro territorio. Soprattutto perché, dopo l’assegnazione della bandiera blu a Praia a Mare, è una testimonianza che anche le nostre aree terrestri nascondono tesori e bellezze naturalistici invidiabili”.

Alfonso è anche uno dei componenti della sede locale della Lega italiana protezione uccelli (Lipu). Attualmente, a livello personale, è impegnato su due fronti. Da una parte manda avanti i suoi studi ed è in procinto di iscriversi al corso di laurea specialistica. Dall’altro manda avanti un’attività commerciale in paese. Già, perché il sogno, comune a molti abitanti del territorio, sarebbe di campare lavorando per quel che si è studiato. Spesso un’utopia irrealizzabile.

Una storia comune per molti giovani italiani per i quali determinate attività di ricerca e di studio sono ricompensate per lo più a rimborsi. Come nel caso di un recente viaggio in Irlanda del Nord per approfondire metodi di gestione dei musei naturalistici o visitare la Causeway Coast, nota anche per essere il set di molte scene della serie televisiva il Trono di spade.

“Lì come in altre parti del mondo – ci racconta Alfonso – e a differenza di qui, l’attività del naturalista è realmente percepita comune un lavoro. Abbiamo visitato una isoletta famosa per i suoi gabbiani e il sistema turistico prevede l’attraversata di un ponte attraverso il pagamento di un biglietto d’ingresso. A parte lo spettacolo scenografico ci siamo resi conto che tutto sommato non era qualcosa di estremamente eccezionale, ma quello che colpisce è come coesistano la protezione della risorsa naturale e la sua valorizzazione turistica anche da un punto di vista economico e occupazionale. Concetti ancora non radicati sul nostro territorio”.

Parco La Valva di Diamante: un’incomprensibile incuria

Insomma, Alfonso in definitiva, con il suo esempio, parla della sorte che meriterebbe il Parco La Valva di Diamante, anche a seguito dell’istituzione dell’area di rilevanza erpetologica. Invece, versa in stato di abbandono e degrado da molti anni e la recente potatura degli alberi lungo il corso del Corvino ha peggiorato la situazione.

A partire da febbraio scorso, infatti, l’amministrazione comunale ha dato mandato alle potature per motivi di sicurezza dell’incolumità delle persone. Secondo la relazione di un agronomo incaricato dall’ente, molti di questi pioppi, circa 500 complessivamente, erano ammalati. Quindi via ai tagli, agli sradicamenti e alle capitozzature che hanno anche fruttato quasi 2mila euro al comune che li ha ceduti per biomassa.

Non poche polemiche hanno accompagnato questa iniziativa e tra gli scettici c’era proprio Iorio. “Non sono il tipo di ambientalista che protesta in strada – ci racconta –, ma in quell’occasione sono venuto a seguire i tagli e a lamentarmene. Eravamo quattro gatti, mentre su Facebook ne parlavano in migliaia. Hanno peggiorato la situazione e credo che ci siano diversi interventi senza logica”.

Alfonso ci ha spiegato come questi tagli hanno compromesso l’ambiente e alcuni dei presupposti alla base del conferimento di area di rilevanza erpetologica.

“Per fortuna – ci racconta – i rilievi sottoposti alla Shi erano precedenti alle potature dopo le quali alcune specie si sono allontanate risalendo, presumo, il corso del Corvino. Ho avviato una nuova mappatura dopo i tagli e alcune specie non sono più osservabili: rospi, rana italica, tritone. Insomma stiamo parlando di anfibi delicati che con le alte temperature dovute alla mancanza di ombra, prima garantita dai rami degli alberi, non trovano l’habitat ideale per deporre le uova. Di conseguenza, si sono diradati anche i rettili che si cibano degli anfibi. Ne hanno ovviamente risentito anche i volatili, che ora nidificano sui versanti delle collinette tra le quali il Corvino scorre. Non si avvistano più cinciarella e cinciallegra mentre ora il parco pare frequentato solo dalle rondini e da qualche cornacchia”.

Ad Alfonso Ruben chiediamo anche quale, allora, potrebbe essere la soluzione. “Il Parco La Valva non ha molto senso in questo stato. Dovrebbe diventare un’oasi naturale, magari anche cedendola a un’associazione. Potrebbe anche essere affidata al Parco marino Riviera dei Cedri. Bisognerebbe capire che questo creerebbe tutela dell’ambiente a anche posti di lavoro. Potrebbe inoltre anche essere sede di un centro di recupero per animali selvatici, visto che il più vicino è a Rende. A questo punto – conclude – andrebbe anche bene l’inclusione nell’area protetta del Parco del Pollino vista la vicinanza al confine di Buonvicino”.


About Andrea Polizzo

Giornalista professionista dal 2010 e blogger. Sin dal 2005 matura esperienze con testate regionali di carta stampata, on-line e televisive. Attualmente collabora con il mensile d'inchiesta ambientale Terre di Frontiera e con il network VicenzaPiù. Ideatore di blogtortora.it, caporedattore e coordinatore di www.infopinione.it.

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