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Caos boa, Praia a Mare: rimessaggi ricorrono al Tar Calabria


Caos boa: ricorso al Tar contro comune, provincia e regione. Chiesta revoca del Psc. Gli imprenditori in area Sic: “Abbandonati da amministrazione e Sib”.

PRAIA A MARE – I titolari dei rimessaggi barche di Praia a Mare che devono traslocare la propria concessione demaniale da località Fiuzzi nell’area sotto Marlane hanno presentato ricorso al Tar Calabria contro il comune, la Provincia di Cosenza e nei confronti della Regione Calabria.

Con l’istanza redatta dallo studio legale Malesci di San Vitaliano (Na) è stato chiesto al tribunale amministrativo di Catanzaro di annullare, dopo averlo nel frattempo sospeso,
il “Piano spiaggia comunale approvato dal Comune di Praia a Mare con delibera consiliare n. 10 del 1° Aprile 2016” e degli atti conseguenti. Chiesta inoltre, in via istruttoria, la disposizione di una valutazione di incidenza sui luoghi per stabilire se nell’area Sic le attività imprenditoriali dei ricorrenti siano concretamente incompatibili o meno con il vincolo ambientale esistente.

Tra gli atti seguiti al documento approvato in consiglio, in particolare, i procedimenti di sospensione delle concessioni demaniali in oggetto e notificate agli interessati agli inizi di maggio scorso.

Lo studio legale ha chiesto anche l’annullamento “di ogni altro atto antecedente, preparatorio, preordinato, presupposto e/o conseguente, anche infraprocedimentale, e comunque connesso che sarà oggetto di specifica impugnativa attraverso il deposito di motivi aggiunti nel presente atto di gravame”.

È stata dunque chiesta la sospensione dei provvedimenti per consentire alle concessioni in via cautelare ed in vista dell’imminente stagione estiva di poter esercitare la propria attività imprenditoriale.

Come anticipato nei giorni scorsi in un nostro approfondimento sulla vicenda, siamo stati a Praia a Mare, in spiaggia, per incontrare i diretti interessati e raccogliere la loro voce.

Se l’imprenditore si sente abbandonato

Ci siamo sentiti e ci sentiamo abbandonati da chi ci poteva tutelare, se avesse voluto”. Questo, tra le altre cose, ci hanno detto gli imprenditori balneari a proposito della vicenda che abbiamo ribattezzato Caos boa.

In primis dall’amministrazione comunale “che – come riportato nel ricorso al Tar Calabria – non ha ritenuto di procedere ad una valutazione di incidenza e/o ad uno studio equivalente che potesse accertare o escludere la compatibilità delle attività imprenditoriali insistenti sull’area Sic con il predetto vincolo ambientale. Con delibera di Consiglio comunale n. 10 del 1° Aprile 2016 [..] il Comune di Praia a Mare ha ritenuto, infatti, di procedere all’approvazione del nuovo piano comunale spiaggia invece di procedere ad una valutazione di incidenza delle predette attività imprenditoriali con il vincolo ambientale relativo all’area Sic”.

Di fatti, la Regione Calabria – in una sua nota – si era detta possibilista sul mantenimento in area Sic delle concessioni in presenza di un parere di conformità urbanistica da parte dell’ente competente. Anche la Provincia di Cosenza, nel 2014, dopo aver revocato il Psc per la questione della errata perimetrazione dell’area protetta, aveva chiesto degli aggiornamenti (tavole di progetto, studio di incidenza e di valutazione di incidenza) per il nuovo piano spiaggia di Praia a Mare, per poi procedere alla valutazione della compatibilità delle attività imprenditoriali con il vincolo ambientale.

“Eppure – si legge nel ricorso al Tar – nonostante quanto rilevato dalla Provincia di Cosenza e dalla Regione Calabria, il Comune di Praia a Mare non ha ritenuto di procedere ad una valutazione di incidenza e/o ad uno studio equivalente che potesse accertare o escludere la compatibilità delle attività imprenditoriali insistenti sull’area Sic con il predetto vincolo ambientale”.

“È passato un concetto sbagliato – rivendicano gli imprenditori –. In realtà gli enti sovracomunali non hanno mai ordinato la revoca delle concessioni, ma hanno sempre richiesto al Comune di Praia a Mare di confermare o meno la loro compatibilità con il Sic. Solo dopo non aver ottenuto risposta, la Regione ha intimato il comune a prendere provvedimenti nei confronti delle nostre attività. Tra l’altro anche da Italia nostra ci saremmo aspettati questo: pressione per chiedere al Comune di svolgere la valutazione di incidenza ambientale, proprio come hanno fatto nel caso San Sago, e non lo sgombero dell’area. Di recente, anche a San Nicola Arcella hanno chiesto lo studio di valutazione senza chiedere lo sgombero degli ormeggi. Insomma due pesi e due misure anche da parte degli ambientalisti”.

Località Fiuzzi di Praia a Mare. Lo specchio d'acqua di fronte l'isola di Dino, area Sic.
Località Fiuzzi di Praia a Mare. Lo specchio d’acqua di fronte l’isola di Dino, area Sic.

Pronti a gesti eclatanti, ma non chiamateci banditi

“Alla luce di questa grave situazione – ci hanno raccontato gli imprenditori – crediamo sia stato normale, da parte nostra, far correre la voce di essere pronti a gesti eclatanti. Anche se è passata anche qui un idea sbagliata sulle nostre azioni e si è parlato ingiustamente di abusivismo e di attività illegali. Noi siamo persone per bene, non banditi. Eppure qui si gioca sulla nostra pelle. E soprattutto su quella dei nostri familiari che grazie al lavoro che svolgiamo sulle concessioni demaniali possono sedersi a tavola e mangiare. Se proprio vogliamo parlare di gesti eclatanti, noi ce li saremmo aspettati anche dalla società civile di Praia a Mare, quanto meno nella effettiva comprensione di quanto sta realmente accadendo. Ma anche in questo caso non si è visto nessuno. Pazienza”.

Uno dei tre imprenditori va anche oltre. “Un gesto eclatante? – chiede Biagio Vanni – Uno lo compirò di certo a breve stracciando la tessera di iscrizione al Sindacato italiano dei balneari che al pari dell’amministrazione comunale ci ha abbandonati. Non è certo un mistero che il nostro referente territoriale Antonio Giannotti è contemporaneamente anche un componente del governo cittadino. Non aggiungo altro. Ha parlato di tutela delle imprese e dei posti di lavoro. Noi abbiamo solo visto trascorrere il tempo senza nessuna azione concreta”.

Il pensiero dei concessionari in area Sic si allarga anche a un altro aspetto. “Ci siamo documentati molto in questi mesi – ci raccontano – e ci siamo resi conto come in Italia siano molti i casi di rimessaggi presenti in aree protette. Certo, con dovuti accorgimenti prescritti dagli organi preposti. Un caso su tutti è quello dell’utilizzo di ormeggi ecocompatibili. Ma queste sono situazioni che nascono dal dialogo tra interesse pubblico e interesse dei privati. Quello che è mancato qui a Praia a Mare”.

Pronti allo spostamento, ma con quali garanzie?

Gli imprenditori si dicono inoltre pronti anche all’ultima istanza: il traslamento nell’area sotto ex Marlane, ma solo dopo averle provate tutte per vedere riconosciuto quel che considerano un proprio diritto e – in definitiva – nella legittima protezione dei propri interessi economici.

Del resto, ci riferiscono di non essersi opposti a un primo spostamento nel 2011 qualche centinaio di metri più in la, a Nord dell’Isola di Dino. Ma sono troppi i dubbi legati alla possibilità di esercitare nella normalità all’interno dell’area ex Marlane che – lo ricordiamo – è indicata come adibita a servizi nautici nel nuovo Piano spiaggia comunale.

A cominciare proprio dallo stesso Piano spiaggia comunale che, al momento, non ha ancora registrato l’ok definitivo da parte della Provincia di Cosenza. A maggior ragione, non lo era neanche nel momento in cui alle concessioni è stata paventata l’ipotesi concreta del trasferimento con l’approvazione in consiglio comunale del Psc. Stiamo parlando di aprile scorso, un periodo a ridosso della stagione estiva.

Poi ci sono da calcolare tempi tecnici e risorse economiche. “Non ce la faremmo mai a fare in tempo – sostengono gli imprenditori – tra la sistemazione in mare degli ormeggi e la realizzazione delle strutture in spiaggia. Si aggiunga che servirebbe dotarsi di costosi mezzi meccanici che nelle attuali concessioni non sono necessari”.

Inoltre – e lo si legge anche nel ricorso presentato al Tar Calabria – destano dubbi anche le condizioni “a terra”. L’area sotto Marlane risulta come zona dove è stato dichiarato il divieto di balneazione e dove mancano gli allacci alla rete idrica e a quella elettrica.

Ma anche le condizioni “a mare” non fanno dormire sonni tranquilli. È questa una lagnanza già espressa l’estate scorsa: in quel tratto di mare – ribadiscono oggi i diretti interessati – gli specchi d’acqua sono in mare aperto e, dunque, senza alcuna protezione artificiale o naturale.

Tradotto: in caso di mareggiate ci sono reali rischi di affondamenti se le barche restano in acqua e conseguente risarcimento a carico dell’imprenditore come responsabile dell’integrità del bene dato in custodia.

E ancora: “A ciò si aggiunga anche – scrive lo studio legale Malesci – che qualora si procedesse all’attuazione di quanto oggetto di previsione nel Psc le predette concessioni demaniali su specchio d’acqua si troverebbero traslate in un posto totalmente differente rispetto a quelle concessioni su spiaggia di cui alcuni ricorrenti risultano essere titolari. E non è certamente cosa da poco: ormeggi in un sito, concessioni demaniali su spiaggia da un’altra parte”.

La costa di Praia a Mare vista da Fiuzzi. In fondo l'area sotto ex Marlane.
La costa di Praia a Mare vista da Fiuzzi. In fondo l’area sotto ex Marlane.

E intanto i clienti abbandonano noi, ma scappano anche da Praia

“Ad alcuni non abbiamo neanche avuto cuore di rispondere al telefono per l’incertezza in cui ci siamo ritrovati. Non hanno più richiamato e non vuol dire altro se non che abbiamo perso l’ennesimo cliente. Con molti altri abbiamo parlato, anche dal vivo e c’è anche chi ci ha addirittura riferito di essere pronto a vendere casa e trasferirsi altrove”.

Come anticipato in un articolo precedente, è questa la prima se non la principale conseguenza dello stato delle cose. Il pacchetto clienti di questi imprenditori perde forma e sostanza. L’indeterminatezza dell’attività economica si traduce in danno economico.

“Ed è per questo – chiariscono i coinvolti nella vicenda – che con il ricorso al Tar ci siamo anche riservati di agire per ottenere il risarcimento dei danni subiti”.


About Andrea Polizzo

Giornalista professionista dal 2010 e blogger. Sin dal 2005 matura esperienze con testate regionali di carta stampata, on-line e televisive. Attualmente collabora con il mensile d'inchiesta ambientale Terre di Frontiera e con il network VicenzaPiù. Ideatore di blogtortora.it, caporedattore e coordinatore di www.infopinione.it.

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