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Carcere Matera, fiamme in cella: sfiorata tragedia


Notte di terrore sabato nel carcere di Matera. Detenuto per protesta provoca un incendio nella propria cella. Secondini evitano la tragedia.

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MATERA – Nella notte tra sabato 18 e domenica 19 giugno un detenuto nel carcere di Matera ha dato alle fiamme la propria cella per protesta. L’incendio ha generato forte apprensione nella popolazione carceraria ma il peggio è stato evitato grazie all’intervento del personale di polizia penitenziaria.

Lo rende noto il segretario del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe) della Basilicata, Saverio Brienza.

Il fatto è avvenuto intorno alle 4 di domenica all’interno di una cella del reparto Sirio del penitenziario di Matera. Un detenuto di nazionalità italiana, già condannato per altri reati, probabilmente esasperato dalla sua condizione di detenuto ha volontariamente provocato un incendio. Le fiamme si sono propagate rapidamente e il fumo ha invaso la cella e parte della sezione. La polizia penitenziaria in servizio ha avviato la procedura di sicurezza e due baschi azzurri sono intervenuti direttamente salvando la vita del detenuto e messo in salvo i detenuti delle altre celle.

I due poliziotti penitenziari hanno subito un’intossicazione da fumo e, dopo l’intervento, sono stati accompagnati all’ospedale Madonna delle Grazie di Matera. La prognosi è di tre giorni ciascuno.

In seguito sono anche giunti sul posto il vigili del fuoco per lo spegnimento dell’incendio.

“Si è sfiorata una tragedia – si legge in una nota del Sappe Basilicata – che avrebbe pesato come un macigno sulle coscienze di un’amministrazione penitenziaria che negli ultimi tempi ha registrato molti eventi critici”.

Il segretario Brienza e il referente provinciale di Matera Carlo Abbatangelo hanno lodato i due colleghi intervenuti e augurano loro una pronta guarigione.

“A loro – commentano i due – va un forte plauso, nonostante tutte le carenze più volte denunciate dal Sappe e dalla stessa direzione della casa circondariale. Ancora una volta ci troviamo ad evidenziare tutte le problematiche ed i rischi connessi ad un così delicato compito svolto sempre egregiamente dai poliziotti penitenziari che quotidianamente si trovano a fronteggiare situazioni delicate o pericolose in assenza del necessario numero di personale. Il Sappe, ancora una volta, si trova a denunciare le stesse problematiche di sempre, ossia carenza di personale soprattutto quelli appartenenti ai ruoli dei sovrintendenti e degli ispettori, dove in un sistema delicato e sensibile come il carcere sono elementi essenziali e stabilizzanti per portare a compimento i compiti istituzionali dell’amministrazione penitenziaria”.

Secondo il sindacato, nello specifico, l’istituto materano ha una carenza del 60 percento per gli ispettori e dell’80 percento di sovrintendenti rispetto al numero previsto dal vigente decreto ministeriale. Ma nella stessa struttura carceraria vengono denunciate da tempo anche carenze agli impianti di video sorveglianza.

“Chiediamo con forza all’amministrazione – scrivono in una nota Brienza e Abbatangelo – di attivarsi per colmare le carenze di organico non solo del carcere di Matera ma dell’intera Basilicata: una carenza di oltre cento unità di polizia penitenziaria. I vuoti potrebbero essere colmati anche nell’immediato attraverso assunzioni con lo scorrimento delle graduatorie di giovani che ancora oggi attendono di essere chiamati per far parte della polizia penitenziaria, così come le altre forse di polizia hanno tamponato le stesse difficoltà di organico. Noi ci chiediamo il motivo per il quale l’Amministrazione non adotta le medesime procedure degli altri Corpi di Polizia”?

Nel comunicato anche la posizione di Donato Capece, segretario generale del Sappe. “Sono stati momenti di grande tensione e pericolo, gestiti però con grande coraggio e professionalità dai poliziotti penitenziari. I fatti di Matera sono sintomatici del fatto che le tensioni e le criticità nel sistema dell’esecuzione della pena in Italia sono costanti. E la situazione è diventata allarmante per la polizia penitenziaria, che paga pesantemente in termini di stress e operatività questi gravi e continui episodi critici”.


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