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Carceri, il Sappe Basilicata contro il fumo passivo


Il sindacato della polizia penitenziaria preannuncia battaglie legali contro il fumo nelle carceri lucane. Brienza: “Diffida ai direttori d’istituto per soluzioni entro 30 giorni”.

POTENZA – “Mentre l’Organizzazione mondiale della sanità definisce che il fumo di tabacco è la più grande minaccia per la salute, mentre il nostro Paese predispone interventi legislativi a salvaguardia della salute dei non fumatori, pare che l’amministrazione penitenziaria non si preoccupa affatto dei propri lavoratori, soprattutto del personale di polizia penitenziaria che svolge servizio nelle le sezioni detentive degli Istituti, costretti a inalare fumo passivo a iosa”.

Lo sostiene il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria della Basilicata in una nota alla stampa del segretario regionale Saverio Brienza che chiede seri interventi per diminuire o annullare del tutto i rischi derivanti dal fumo passivo.

“L’amministrazione penitenziaria – prosegue il comunicato – pur in presenza di una rigida legislazione che mira al divieto assoluto di fumo in tutti i locali chiusi fino ad ora non ha adottato importanti provvedimenti tesi a risolvere concretamente il problema.

L’interpretazione della normativa è certamente quella che oltre ad occuparsi di adottare misure finalizzate a salvaguardare la salute del fumatore si preoccupa anche, e forse soprattutto, di tutelare la salute dei non fumatori (poliziotti, operatori penitenziari tutti e gli stessi detenuti) dai gravi danni derivanti dall’esposizione attiva e passiva al fumo di tabacco, e non prevede specifiche deroghe riferite ai detenuti e/o al personale dell’amministrazione penitenziaria.

È opportuno evidenziare che il fumo di tabacco è la più rilevante causa di morte prematura, e rappresenta uno dei più gravi problemi di sanità pubblica a livello mondiale, (il Ministero della Salute stima che in Italia avvengano ogni anno più di 80mila decessi attribuibili al fumo). Peraltro le stesse statistiche e studi scientifici, affermano in maniera chiara e netta, come il fumo passivo sia davvero molto dannoso. Proprio per questo, nel tempo, sono seguite ulteriori e più stringenti normative che limitano l’uso del fumo, da ultimo il Decreto Lgs. 12 gennaio 2016, n. 6 , che recepisce la Direttiva europea 2014/40/UE.

Nonostante ciò – prosegue Brienza – presso gli istituti di pena viene data la possibilità ai detenuti di acquistare e di fumare liberamente il tabacco in ogni locale chiuso delle sezioni detentive (camere detentive, corridoi, luoghi comuni), seppure le strutture non siano mai state adeguate alla vigente normativa o allestiti idonei locali per fumatori, con il risultato che il personale di polizia penitenziaria, i detenuti e gli operatori penitenziari tutti, sono costretti ad inalare il fumo passivo con evidenti e gravi rischi alla loro salute.

Sulla vicenda i diversi capi del Dap e i dirigenti generali dell’amministrazione penitenziaria, nel prendere atto della situazione ed ammettendo l’esistenza della problematica, pur promettendo pertinenti provvedimenti, in realtà non sono mai stati realizzati opportuni interventi risolutivi.

A tutt’oggi l’unica certezza è che i baschi azzurri continuano ad essere esposti al fumo passivo rilasciato dalle sigarette dei detenuti, con gravi danni alla salute riconducibili a tale esposizione, diagnosticabili anche dopo diversi anni. Nel tempo i direttori delle carceri, nonostante le richieste di adottare presidi a tutela della salute dei lavoratori, hanno ritenuto di non fare nulla o poco, se non quello di emettere ordini di servizio inadeguati e poco incisivi a risolvere la questione, poiché ci si è limitati a disciplinare il divieto di fumo solo in alcuni ambienti, ad esclusione delle sezioni detentive, ove in realtà il problema è sempre stato particolarmente presente.

Infatti, si vuole precisare che i poliziotti penitenziari impiegati nelle sezioni detentive sono esposti al fumo passivo anche quando le porte delle stanze dei detenuti sono relativamente chiuse, in quanto i fumi, unitamente ad altri odori relativi alla preparazione delle pietanze, comunque fuoriescono dalle stanze occupate dai ristretti ed invadono i corridoi ove stazionano i lavoratori.

Alla luce di quanto sopra, il Sappe della Basilicata, che da sempre è attenta alla tutela della salute dei lavoratori, ritiene che tutto ciò si debba sanare nel più breve tempo possibile, per questo motivo ieri ha formalizzato una diffida a tutti i direttori degli istituti penitenziari lucani a voler porre in essere, entro il termine di 30 giorni, tutte le misure ritenute necessarie a tutelare della salute del personale penitenziario, ai sensi dell’articolo 328, comma 2, del codice penale.

Il Sappe – conclude il segretario regionale Brienza – aspetta risposte esaustive e resta in attesa di conoscere i provvedimenti che i direttori vorranno adottare entro il predetto termine, qualora ciò non dovesse avvenire, si chiederà l’intervento delle autorità giudiziaria e sanitaria competente, in quanto il carcere non può e non deve essere immune dalla legge. Il nostro auspicio è certamente quello che quanto sia stato da noi esposto possa costituire materia di attenta riflessione per intraprendere serie iniziative di prevenzione e di promozione finalmente finalizzate alla tutela della salute dei lavoratori, quale obiettivo unico da perseguire con determinazione, in quanto il fumo di sigarette uccide chi ne fa uso ed ancor di più chi ne subisce l’inalazione passiva, come è già accaduto nel 2012 ad un nostro povero collega nella vicina Puglia, morto a 43 anni per un tumore ai polmoni nonostante non avesse mai toccato una sigaretta. Altrimenti invitiamo i dirigenti penitenziari a permanere ogni giorno nelle sezioni detentive, subendo il fumo passivo che viene quotidianamente inalato dai polmoni della polizia penitenziaria”.


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