Operazione Frontiera: al tribunale delle libertà discussione sulle richieste degli imputati. Per la difesa mancano gravi indizi, chiesta revoca delle custodie cautelari.

CATANZARO – “L’Eurofish, era l’azienda della ndrangheta”.
Parole del pubblico ministero Vincenzo Luberto. A Catanzaro, al tribunale delle libertà, giunge in aula l’operazione Frontiera, dove si discutono le richieste degli avvocati per gli imputati nel procedimento.
E a sorpresa spunta anche Nicola Gratteri. Il procuratore capo di Catanzaro continua a seguire di prima persona l’evolversi giudiziario di un’operazione che lo stesso ha definito “importante”, in quanto “sono stati colpiti i vertici di una delle famiglie più influenti della ‘ndrangheta”.
In aula anche Vincenzo Luberto che assieme a Gratteri ha istruito l’ordinanza. Il PM applicato alla Dda ha rilevato che anche dopo la condanna del clan Muto nel processo Azimuth nel 2006 si è continuato a perpetuare il monopolio del pesce vessando i pescatori e costringendoli a consegnare il pescato al prezzo che imponevano loro.
“L’Eurofish – ha affermato Luberto – è chiaramente azienda della mafia”. Sono state ieri trattate le posizioni di Luigi Muto e della moglie Loredana Galliano nonché di Mara Muto difesi dall’avvocato Rossana Cribari e da Giuseppe Fonte.
A seguire Pier Matteo Forestiero e la moglie Mariangela Tommaselli, ai domiciliari, difesi dall’avvocato Sabrina Mannarino. Inoltre sono state discusse le posizioni di Maria Iacovo, Gianluca Arlia, Pietro Calabria e Giuseppe Calabria, difesi da Giuseppe Bruno, Armando Sabato e Natalia Branda, e infine di Agostino Bufanio, difeso da Vito Caldiero, Francesco Abruzzese, rappresentato da Giorgia Greco, Luigi Sarmiento, Alexander Tufo, Gianfranco Di Santo e Angelo Casella, difesi da Sabrina Maratea e Giuseppe Pizzimenti.
Si proseguirà il 10 agosto. Nel corso dell’udienza di ieri presso il Tdl di Catanzaro presieduto dal giudice Giuseppe Valea le difese hanno discusso e presentato memorie e documentazioni.
In particolare l’avvocato Rossana Cribari ha edotto sulla nullità dell’ordinanza di misura cautelare perché a suo dire il Gip distrettuale non avrebbe fatto una valutazione autonoma dei fatti rappresentati dal pubblico ministero nella suddetta richiesta. Alla richiesta si è accodato il resto del collegio difensivo per cui a loro dire l’ordinanza è pertanto nulla. È stata quindi sostenuta la mancanza assoluta di gravi indizi con conseguente richiesta di revoca delle custodie cautelari.
Il giudice si è riservato. Decisioni nei prossimi giorni.

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