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Lavoro nero, nella Piana di Sibari braccianti in porcili e stalle


Una rete illecita con a capo un pachistano foraggiava la domanda di lavoro agricolo in nero. Braccianti sfruttati e alloggiati in dormitori da terzo mondo.

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COSENZA – Quarantanove persone sono state segnalate all’autorità giudiziaria dalla guardia di finanza di Cosenza per sfruttamento del lavoro nella Piana di Sibari. Reclutavano braccianti extracomunitari da far lavorare nei campi, li sottopagavano e li costringevano ad alloggiare in porcili e stalle.

I particolari che emergono al termine di un’operazione delle fiamme gialle di Montegiordano in materia di caporalato sono agghiaccianti.

Secondo la ricostruzione fornita dagli inquirenti un pakistano era il punto di riferimento della Piana per gli imprenditori agricoli bisognosi di manodopera illegale e a basso costo. Il caporale gestiva il sistema di lavoro relazionandosi con due pregiudicati ritenuti affiliati alla ‘ndrina locale, un latitante e altri immigrati irregolari.

Reclutavano lavoratori e li alloggiavano in porcili e stalle in condizioni igieniche-sanitarie degradanti. Ma non solo. Il pachistano sequestrava i documenti di identità dei braccianti e li chiudeva a chiave in un armadio metallico. Fuori dagli improvvisati dormitori, la manovalanza lavorava in condizioni prive di sicurezza e per una paga da fame.

Intanto, il caporale si arricchiva. 250mila euro in un anno, guadagni illeciti, sarebbero stati tracciati dai finanzieri dall’esame delle transazioni finanziarie. “In parte – sostengono gli investigatori – destinati anche alle cosiddette bacinelle delle organizzazioni criminali”. Ma una parte del malloppo era inviato in Pakistan attraverso servizi di money-transfer e post-pay.

Le indagini, avviate a seguito del controllo dei transiti sulla statale ionica e poi delegate dalla Procura della Repubblica di Castrovillari, hanno interessato il periodo dal mese di febbraio 2015 al maggio del 2016.


I servizi "igienici" nei dormitori dei braccianti (foto: Guardia di finanza Cosenza)
I servizi “igienici” nei dormitori dei braccianti (foto: Guardia di finanza Cosenza)

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