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Marocchino morto in carcere, interviene anche la Cgil

Dura presa di posizione di Ahmed Berraou del dipartimento politiche immigrazione della Cgil Cosenza e capo della locale comunità marocchina. Troppi interrogativi.


PAOLA – Il carcere di Paola finisce nel “mirino”.

Dopo i Radicali italiani e l’associazione Alone adesso interviene anche la Cgil. E la comunità marocchina si unisce al coro delle proteste. La situazione rischia di provocare non pochi imbarazzi, considerato che la famiglia del giovane morto nei giorni scorsi tra le mura della casa circondariale, scomoderà anche il re del Marocco.

“Esprimo a nome mio personale, del dipartimento politiche immigrazione della Cgil di Cosenza e della comunità marocchina, tutto il mio sdegno per la morte del giovane Youssef Mouchine avvenuta, nelle scorse settimane, nella casa circondariale di Paola. È assolutamente necessario che si faccia chiarezza anche perché non è la prima volta che accadono fatti del genere”.

Lo afferma Ahmed Berraou, responsabile del dipartimento politiche dell’immigrazione della confederazione generale italiana del lavoro di Cosenza e capo della locale comunità marocchina, dopo aver appreso della misteriosa morte del suo conterraneo.

“Sappiamo – aggiunge – che da tempo il carcere di Paola, ove ci sono tantissimi detenuti stranieri, molti dei quali arabi, è privo di mediatori culturali e che tale situazione è stata, più volte, denunciata alle autorità penitenziarie competenti ma non è stato preso alcun provvedimento”.

Inoltre, fa presente Berraou “la direzione del carcere, nei mesi scorsi, ha proceduto a revocare l’autorizzazione accordata alla mediatrice culturale Shyama Bokkory asserendo, falsamente, che non vi erano più detenuti extracomunitari nell’istituto”.

Seguono una serie di interrogativi: “Per quale motivo non è stata avvisata tempestivamente la famiglia di Mouchine del suo decesso? Per quale motivo, nonostante la richiesta della famiglia di voler restituito il cadavere per il funerale secondo il tradizionale rito islamico, hanno proceduto alla sepoltura in un cimitero cristiano? Per quale motivo non hanno riscontrato la richiesta pervenuta dal consolato generale del Marocco di Palermo che chiedeva informazioni sulla morte di Mouchine”?

In conclusione. “Non è possibile che in uno Stato civile come l’Italia possano esserci delle carceri gestite in questo modo. Chiediamo, dunque, che si faccia chiarezza e che i responsabili di tali fatti siano subito puniti e rimossi”.


About Francesco Maria Storino

Attualmente collaboratore della Gazzetta del Sud ha lavorato per La Provincia, Comunità 2000, Edizioni master, Il Quotidiano della Calabria e Corriere dello Sport. Cura particolarmente la cronaca giudiziaria.

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