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Se questa è una persona


Riflessioni sui recenti casi di atti di crudeltà a danno di animali. Senza scadere nell’animalismo altrimenti si corre il rischio di annientare le differenze, definendo persona ciascun essere vivente. Riscopriamo la giustizia riparativa e non solo quella punitiva.


O greggia mia che posi, oh te beata,
che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perché d’affanno
quasi libera vai;
ch’ogni stento, ogni danno,
ogni estremo timor subito scordi;
ma più perché giammai tedio non provi.
[Giacomo Leopardi]

DIO NELLA CITTÀ – NUMERO 7, martedì 10 gennaio 2016 – È vivo il desidero di un nuovo anno alla riscoperta delle nostre radici, cioè della nostra umanità.

Attraverso gesti e segni forse innocui ma fondamentali, senza voler prevalere sugli altri o stabilire una presunta egemonia da contrapporre ad un eventuale nemico. Ad esempio la coscienza della solitudine e dell’essere amati costituiscono dei sentimenti tipici dell’essere umano che necessitano, in un nuovo anno che ci attende, di essere riscoperti e vissuti.

Il tedio a cui allude il Leopardi è una condizione talmente umana difficile persino da spiegare e non può essere assimilata a nessun altra specie. Ecco perché occorre recuperare le differenze che ci rendono unici e irripetibili ma non nemici l’uno l’altro.

Questo può aiutarci anche nella riflessione sui recenti gesti barbarici compiuti su un cane (a Sangineto) e su un gatto (a Tortora). Sono atti feroci che dimostrano un disagio sociale non sottovalutabile e pertanto richiedono anche una condanna equa.

A tal proposito è interessante verificare a che punto sia il livello di considerazione e cura degli animali in una società che si definisce evoluta e civile. Se notizie del genere fanno il giro dell’Italia in un batter d’occhio, mi stupisce che non abbia la medesima risonanza il degrado sociale del nostro Meridione che troppo spesso si cela dietro queste forme di violenza.

Se l’apatia e la disoccupazione generano questi misfatti (per non parlare di altri e più gravi forme di delinquenza, ndr), dobbiamo interrogarci sulla qualità della vita che proponiamo ai giovani. La condanna fin troppo precoce argina ma non sana i problemi in profondità, pur ammettendo l’urgenza di un’opinione pubblica profetica in grado di denunciare (non soltanto tramite social e non soltanto in occasione di maltrattamenti di animali, ndr).

Nello stesso tempo però corriamo il rischio di annientare le differenze, definendo persona ciascun essere vivente fosse anche un cane. Il pericolo dell’animalismo non corrisponde ad un disprezzo degli animali o ad una teorica superiorità dell’uomo, ma costituisce un campanello d’allarme che ci evita di smarrire il senso e la peculiarità del nostro essere umani.

“Contrariamente a quanto immaginavano gli illuministi (quelli francesi, non quelli anglosassoni), la scristianizzazione non ha eliminato la ‘superstizione’, non ha reso gli europei ‘più razionali’. Ha invece aperto la strada a nuove forme di regressione culturale. Per citare solo la più impressionante: sono ormai legioni coloro che pensano seriamente che non ci siano differenze fra uomini e animali (domestici e non)”. (I terroristi non sono folli, ma soldati del terrore di Angelo Panebianco, Corriere della Sera, 3 gennaio 2017).

Occorre pertanto recuperare, attraverso un serio processo di sensibilizzazione, un adeguato senso della giustizia e del rispetto altrui, che talora si smarrisce per cedere il posto all’antica e mai abbandonata legge dell’occhio per occhio, dente per dente.

Far maturare cioè la consapevolezza che oltre la giustizia punitiva esiste la giustizia riparativa, cioè un percorso di riabilitazione psico-sociale che favorisca la reintegrazione del reo e il conseguente arginamento di simili fenomeni violenti. Altresì importante risulta la comprensione della dignità della persona, dimensione intrinsecamente antropologica che rischia di subire devianze nell’epoca della tecnologia e delle relazioni virtuali.

Questi processi possono essere avviati dalle scuole, dalle parrocchie e dalle altre agenzie educative che non vogliono semplicemente riempire di contenuti i ragazzi come dei sacchi ma fornire loro gli strumenti per vivere la loro umanità in una armonica relazione con gli altri, il creato e la realtà dove essi abitano.


About Roberto Oliva

Laureato in Beni culturali presso l’Università della Calabria, studente di teologia presso la PFTIM-Catanzaro. Cura un blog su papaboys.org e collabora con Korazym.org e Il Sismografo. Per Infopinione redige la rubrica Dio nella città.

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