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Cosenza, feto morto: due genitori chiedono giustizia


La storia, umana e giudiziaria, di due genitori cosentini che nel 2013 hanno perso il loro primogenito poco prima del parto. Ora chiedono al tribunale di Cosenza indagini tecniche adeguate, giustizia e, soprattutto, verità: fu un caso di malasanità?

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COSENZA – Due genitori hanno chiesto al tribunale di Cosenza indagini accurate e un’idonea e rigorosa consulenza da parte di un professionista specializzato in ostetricia e ginecologia per gettare luce sulla morte del loro primogenito avvenuta nel 2013, poco prima della nascita, all’ospedale dell’Annunziata di Cosenza.

Il prossimo 16 gennaio è in programma un’udienza del caso nella quale è attesa in tal senso la decisione del Giudice per le indagini preliminari Francesco Luca Branda.

La vicenda giudiziaria è piuttosto complessa, pur se infinitamente meno dolorosa di quella umana. A dicembre 2013 i due si recarono presso il pronto soccorso dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza dopo aver notato nella futura madre alcune perdite di sangue.

Al reparto di Ginecologia e Ostetricia la donna fu visitata dal medico di turno che, tra l’altro, era la dottoressa che l’aveva seguita privatamente durante la gravidanza. Una ecografia accertò che il battito cardiaco fetale era regolare e che il bambino godeva ottima salute. A questi esami non ne sarebbero seguiti altri, fatta eccezione per un tracciato cardiotocografico richiesto dalla paziente, che però sarebbe stato eseguito solo dopo molte ore. Quest’ultimo esame, purtroppo, accertò l’assenza di battito del feto.

La coppia, dunque, sporse denuncia e si avviò un procedimento penale, poi archiviato. I consulenti nominati dalla procura di Cosenza sostennero la tesi della responsabilità mitigata del medico poiché la gravidanza non era a rischio. Di qui, l’opposizione all’archiviazione dei due genitori.

Inoltre fu richiesta dagli stessi alla Procura della Repubblica di Cosenza una riapertura delle indagini, dopo il ritrovamento di un certificato della stessa ginecologa di turno in ospedale che attestava la condizione di rischio della gravidanza a causa di una trombofilia. La decisione di richiedere la riapertura del caso fu presa anche su consiglio dell’avvocato Margherita Corriere, difensore di fiducia della coppia, e con il supporto di una relazione analitica del loro medico legale, il professore Sergio Funicello, specialista in ostetricia e ginecologia e chirurgia d’urgenza.

Il caso fu in effetti riaperto, ma la procura pervenne a una nuova archiviazione poiché il consulente replicava quanto già scritto nella precedente relazione.

Ora, però, i coniugi hanno promosso opposizione all’archiviazione facendo leva sul parere del proprio consulente secondo il quale, nel caso specifico, bisognava effettuare subito il parto con taglio cesareo. La coppia vuole, una volta per tutte, capire cosa accadde quel giorno in ospedale.



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