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Anatocismo bancario, imprenditrice vince in tribunale: banca pignorata


Un istituto di credito è stato condannato dal tribunale di Paola. Aveva “affamato” una imprenditrice di Amantea che era finita sul lastrico per quel conto corrente in rosso a causa dell’anatocismo bancario. Il tribunale le da ragione ma la banca non paga e l’avvocato Cavallo chiede il pignoramento.

AMANTEA – Le banche affamano.

Difficile destreggiarsi tra clausole scritte o non scritte e in quell’ampio panorama legislativo che regola l’applicazione delle normative di riferimento. Alcuni istituti di credito fanno leva proprio sulle difficoltà dei clienti per applicare commissioni non dovute e illegittimamente addebitate. Al Sud c’è un’ampio ricorso a queste pratiche “truffaldine”. È proprio a queste latitudini che è facile finire in quel vortice che si chiama crisi. I casi sono tanti, qua in Calabria come nel Tirreno cosentino.

Un esempio emblematico è quello andato in giudicato nei giorni scorsi che ha visto soccombere la banca “presunta” creditrice. La sentenza ha poi dato ragione alla parte che l’ha citata in giudizio, rappresentata dall’avvocato Antonio Cavallo, che da debitrice è diventata creditrice.

La banca, nonostante la sentenza del tribunale, ha esitato per diverso tempo a liquidare la somma pattuita e l’avvocato Cavallo nei giorni scorsi l’ha pignorata. E’ stata quindi “costretta” a pagare.

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Foto: rawpixel.com

I dettagli della vicenda

Ma andiamo con ordine.

Il caso di Amantea è quello di una imprenditrice che sei è rivolta al tribunale per accertare la nullità del contratto per assenza di forma scritta e delle clausole essenziali dello stesso. E, per effetto, condannare l’istituto per le somme illegittimamente addebitate su detti rapporti pari a circa 44mila euro.

Il giudice si è soffermato in particolare sulla questione dell’anatocismo bancario. Vale a dire la prassi di capitalizzare con criteri diversi gli interessi maturati sul conto corrente. Con cadenza trimestrale quelli a debito e semestrale o annuale quelli a credito.

Nell’ambito dei rapporti bancari regolati in conto corrente relativamente al periodo antecedente all’entrata in vigore della delibera Cicr del 9 febbraio 2000, sono nulle le clausole di addebito trimestrale degli interessi dovuti dal correntista. Esse sono contrastanti con il disposto dell’articolo 1283 cc.

Il tribunale di Paola si è anche spinto oltre scrivendo che “ad oggi l’illegittima capitalizzazione degli interessi bancari per contrarietà alla norma imperativa è ormai un approccio acquisito, tanto da poter essere considerato vero e proprio diritto vivente.

Sull’argomento, come ha spiegato il giudice, è anche intervenuta la Cassazione spiegando che non vi è  la possibilità di sostituzione legale o di inserzione automatica di clausole prevedenti capitalizzazioni di diversa periodicità. La giurisprudenza ritiene infatti necessaria una pattuizione tra le parti.

Altro punto interessante della sentenza è quello relativo all’applicazione dei tassi di interessi. In assenza di prove circa una rinegoziazione delle condizioni contrattuali avvenute per iscritto all’interno del rapporto di conto corrente andranno applicati gli interessi al tasso legale ovvero a quello previsto.

Tenuto conto della risultanza della consulenza tecnica la banca è stata quindi intimata a restituire all’ex cliente la somma di circa 44mila euro. L’istituto inoltra è stato condannato a pagare le spese di lite e quelle del Ctu.


About Francesco Maria Storino

Attualmente collaboratore della Gazzetta del Sud ha lavorato per La Provincia, Comunità 2000, Edizioni master, Il Quotidiano della Calabria e Corriere dello Sport. Cura particolarmente la cronaca giudiziaria.

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