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Lavoro nero in Riviera dei Cedri, riflessioni sul fenomeno


21 lavoratori in nero nella Riviera dei Cedri scoperti dalla guardia di finanza. Riflessioni sul perché e sulla lotta al fenomeno. Tra motivazioni che sfuggono alla fredda cronaca e la rinuncia al diritto resta un tema cruciale su cui gli italiani spendono poche energie. La complessità delle operazioni di contrasto.

SCALEA – Diciassette lavoratori in nero in un albergo.

È forse questo il dato che colpisce maggiormente tra quelli resi noti solo ieri dal comando provinciale della guardia di finanza di Cosenza. I finanzieri – lo ricordiamo – hanno scoperto 21 lavoratori in nero in alcune strutture turistiche della Riviera dei Cedri.

Quattro erano all’opera in un lido di Diamante e 17 in un albergo di San Nicola Arcella. Tutti, sono risultati non assunti e non assicurati così come invece previsto dalla legge. Per i datori di lavoro, ora, la possibilità, entro 120 giorni dalle contestazioni, di regolarizzarli. Possono assumerli per almeno 3 mesi oppure pagare sanzioni che variano a seconda del periodo di impiego. Si può, ad esempio, arrivare a 36mila euro per ogni lavoratore impiegato per più di due mesi in nero.

lavoro nero

Riflessioni sulla lotta al “nero”

Come hanno riferito le fiamme gialle l’attività resa nota in questi giorni è riferita al particolare periodo dell’anno. È in estate, infatti, che molte attività della Riviera dei Cedri hanno bisogno di maggiore manodopera. È così che si fa fronte al carico di lavoro che le ondate di vacanzieri portano con sé.

La questione pare semplice da spiegare. Da un lato ci sono imprenditori che rispondo a questa domanda offrendo lavoro retribuito (bene o male, ndr) ma non coperto da assicurazioni e senza versare contributi previdenziali. Diversamente – sostengono alcuni – non potrebbero permetterselo, perché il costo di ogni singolo lavoratore è troppo elevato.

Dall’altro lato ci sono persone in cerca di occupazione stagionale disposte a rinunciare a diritti propri del lavoratore pur, appunto, di lavorare. Di contro, se messi in regola dal datore di lavoro, come avviene tuttavia in molti casi, possono godere di sussidi per il successivo periodo di disoccupazione. Una disoccupazione molto probabile da settembre in poi.

È difficile, se non si ha fermezza ideologica, criticare apertamente le scelte degli uni e degli altri. Spesso, dietro un impiego in nero si nascondono storie che sfuggono alla fredda cronaca del resoconto di una operazione.

Quello che però è certamente criticabile è la mancanza – a parere di chi scrive – di una protesta feroce contro il costo del lavoro in Italia. E ciò, paradosso nel paradosso, a fronte di una presa di coscienza ampiamente diffusa del fatto che abbassare il costo del lavoro sarebbe la prima arma contro il nero.

Se solo la società civile, per non parlare della politica, profondesse in questo tema la stessa enfasi che dedica a temi come l’immigrazione e il compenso di Belen, si otterrebbero grandi risultati.

riviera dei cedri bagnino

Lotta al lavoro nero: un settore difficile

Contrastare il lavoro nero è tutt’altro che cosa semplice. Parola della guardia di finanza.

A margine della recente operazione, le fiamme gialle ci hanno fornito anche il difficile quadro operativo attraverso il quale avviare e concludere un’attività di lotta al lavoro irregolare.

Le irregolarità sono emerse nell’ambito dei controlli svolti a luglio ed agosto dalla tenenza della guardia di finanza di Scalea. Le risultanze sono state diffuse solo nelle ultime ore, a risultato conseguito.

Ad un primo monitoraggio sull’insieme dei luoghi di lavoro che proprio in estate richiedono maggiori maestranze segue il controllo incrociato con le banche dati degli istituti previdenziali. Da queste ultime emerge il numero di lavoratori effettivamente assunti.

Segue dunque la fase più delicata: quella di osservazione. Nei casi di Diamante e San Nicola Arcella, i finanzieri hanno monitorato a lungo l’attività dell’albergo e del lido. Hanno notato quasi da subito che il numero di impiegati eccedeva quello dei lavoratori dichiarati.

Quasi a colpo sicuro, dunque, la guardia di finanza è intervenuta direttamente nelle strutture, svolgendo controlli sulla documentazione presente e intervistando i dipendenti “sorpresi” al lavoro. La loro posizione in nero è emersa immediatamente nella maggior parte dei casi contestati.

Durante le cosiddette interviste dei soggetti presunti irregolari, alcuni lavoratori avrebbero tentato di “coprire” il datore di lavoro prendendosi il rischio di macchiarsi di false dichiarazioni all’autorità procedente.

Ma si sarebbero verificati anche provocazioni e contestazioni dell’attività dei finanzieri da parte di avventori delle strutture. “Invece di arrestare chi ruba – avrebbe detto qualcuno – ve la prendete con chi lavora”.


About Andrea Polizzo

Giornalista professionista dal 2010 e blogger. Sin dal 2005 matura esperienze con testate regionali di carta stampata, on-line e televisive. Attualmente collabora con il mensile d'inchiesta ambientale Terre di Frontiera e con il network VicenzaPiù. Ideatore di blogtortora.it, caporedattore e coordinatore di www.infopinione.it.

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