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Servizio dialisi, l’Aned lancia l’allarme


La riorganizzazione dell’ospedale di Praia a Mare penalizza il servizio dialisi. Focus su infermieri e servizio mensa. L’allarme del responsabile provinciale dell’Associazione nazionale emodializzati, dialisi e trapianto.

PRAIA A MARE – La riapertura dell’ospedale di Praia a Mare potrebbe incidere negativamente sul servizio di dialisi.

Lo sostiene Antonello Troya, responsabile provinciale dell’Aned. L’Associazione nazionale emodializzati, dialisi e trapianto solleva la questione. Già in fase di riorganizzazione nel reparto si sarebbero registrate carenze di infermieri, spostati al pronto soccorso. Disagi segnalati anche al servizio mensa.

L’Aned, attraverso il suo rappresentante locale ha comunque espresso compiacimento per la riapertura dell’ospedale a tutela del territorio. “Ciò, però – ha detto Troya – non deve andare a discapito di altri pazienti”.

Il servizio infermieristico

“Abbiamo già assistito – spiega Troya – allo spostamento al pronto soccorso di figure necessarie. La dialisi non può essere trattata come altri reparti. È una struttura in piena attività, con pazienti tutti i giorni.

Gli infermieri sono parte essenziale di controllo del paziente. La loro presenza è importante per cui non può subire decisioni amministrative dettate dalle politiche errate dei piani di razionalizzazione”.

Il servizio mensa

“Quando inizia il trattamento – prosegue Troya – il dializzato necessita di maggiore attenzione anche dal punto di vista alimentare. Non sono rari episodi di collassi che richiedono una nutrizione adeguata.

Che poi si tratta di poca cosa: una tazza di the, alcuni biscotti, che sembra che dal 1° novembre non saranno più a disposizione dei dializzati. Il servizio, da come si è capito, sarà privatizzato. L’azienda non ha alcuna intenzione di assistere il malato, per cui si tratterà di offrire al paziente solo ed esclusivamente alimenti decisi da chissà chi e fatti chissà come.

Avete predisposto un servizio esterno? Va bene, ma quantomeno mantenete i servizi essenziali legati ad un tipo di terapia che richiede esigenze alimentari specifiche, al vaglio di un nutrizionista. Ad ogni modo ho chiesto a un legale se ci sono gli estremi di una diffida all’Asp e agire in sede legale per tutelare i diritti dei malati”.


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