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Silvana è: il racconto dei familiari


A poco più di due anni dal suo omicidio, a una settimana dalla sentenza per il suo assassino, parla il marito di Silvana Rodrigues De Matos: “Voglio che sia ricordata come brava donna, madre e moglie”.

BELVEDERE MARITTIMO – “Silvana era una donna meravigliosa, una brava madre e una brava moglie”. Con queste parole il marito di Silvana Rodrigues De Matos ha iniziato a descrivere sua moglie, brutalmente uccisa a Belvedere Marittimo, il 12 dicembre 2015.

Giovanni D’Alia ha deciso di raccontarmi in una esclusiva intervista la sua adorata Silvana. E questo è il resoconto pubblicato sull’edizione odierna del quotidiano Atc.

Insieme a sua cognata, in rappresentanza delle famiglie Rodrigues De Matos e D’Alia, hanno voluto incontrarmi soprattutto per esprimere un ringraziamento a quanti, in questi mesi, fin dal giorno dell’omicidio, hanno lavorato alla risoluzione del caso.

“Il nostro grazie – hanno detto – va innanzi tutto alla compagnia dei carabinieri di Scalea, all’epoca dei fatti diretta dal capitano Alberto Pinto. Non ci hanno mai lasciato soli. Al presidente della Corte d’Assise di Cosenza, il giudice Giovanni Garofalo, al Pubblico ministero Valeria Grieco. Ringraziamo il nostro avvocato, Luigi Malomo, l’associazione Roberta Lanzino e tutta l’amministrazione comunale di Belvedere Marittimo, che si sono costituiti parte civile nel processo. Tutte le persone che con la loro testimonianza hanno contribuito al lavoro degli inquirenti, e a quanti ci sono stati vicino, dimostrando affetto e solidarietà. Siamo piacevolmente sorpresi del comportamento che tutte le persone menzionate hanno avuto nei nostri confronti. All’inizio, nei giorni successi alla tragedia, temevamo che questa vicenda non si sarebbe mai risolta, più volte abbiamo pensato che non essendo Silvana italiana non avrebbero approfondito le indagini. E invece siamo stati subito e con molto piacere smentiti. La loro presenza in quei momenti è stata fondamentale per tutti quanti noi”.

Giustizia è stata fatta

I parenti di Silvana hanno espresso soddisfazione per la sentenza a carico dell’unico imputato del processo per l’efferato omicidio di Silvana. Niente e nessuno la riporterà mai più in vita, ma conoscere e sapere che l’autore di questa tragedia è stato assicurato alla giustizia, fa sentire leggermente meglio i suoi cari. Lo scorso 16 marzo, la Corte d’Assise di Cosenza, ha condannato Sergio Carrozzino all’ergastolo.

Chi era Silvana

“Sentiamo la sua mancanza – ha ripetuto più volte durante la nostra chiacchierata il marito di Silvana – ha lasciato in tutti noi un vuoto incolmabile. Più tempo passa e più la sua assenza è presente in ogni cosa. Era una persona buona, semplice, sincera, accogliente ma molto riservata. La sua serietà era evidente in tutto, nei rapporti con gli altri, con la famiglia, le sue sorelle, con me. Non mi ha mai dato modo di essere geloso o di dubitare di qualche suo comportamento. Era una donna molto religiosa, fedele alla dottrina evangelica, mai vissuta come un obbligo. Amava la musica e si era formata per suonare in chiesa”.

Silvana Rodrigues De Matos

Un incontro semplice quello con la famiglia di Silvana, voluto soprattutto per tracciare un profilo della donna, identificata e ormai nota solo come la vittima di un brutale omicidio.

“Eravamo tutti contenti che Silvana si fosse trasferita in Italia – ha ripreso la sorella – lei ci diceva sempre che questo è un paese tranquillo. Veniamo da San Paolo del Brasile, per lei e per noi sorelle che l’abbiamo raggiunta, la differenza è davvero enorme. Belvedere Marittimo ci è sembrata subito un’isola felice. Mai avremmo immaginato che Silvana potesse avere una morte così crudele. Abbiamo perso i genitori troppo presto, a causa di brutte malattie, lei per tutti noi era un punto di riferimento. Non usciva mai di casa da sola, nemmeno per fare la spesa, voleva sempre essere accompagnata. Non amava neppure fare delle camminate. Ogni tanto provavo a chiederle di venire con me per andare a passeggiare ma rifiutava sempre. Era una donna semplice, amava suo marito e i suoi figli più di ogni altra cosa. Era un orgoglio per tutta la famiglia. Nessuno merita una fine del genere, tanto meno la meritava una persona come mia sorella. La morte è difficile da accettare a qualsiasi età e per cause “naturali”, in queste condizioni è impensabile arrendersi alla sua mancanza”.

I ricordi del marito corrono al momento in cui ha conosciuto Silvana. “L’ho vista per la prima volta in Brasile – ha detto con commozione –  in una delle visite alle congregazioni della chiesa evangelica. Abbiamo subito fatto amicizia, il nostro rapporto è cresciuto talmente tanto che Silvana ha poi deciso di raggiungermi”.

Emerge dunque il ritratto di una persona buona e gentile, di una serietà indescrivibile, donna di sani principi, senza mai uscire dagli schemi, fedele ai suoi valori. La sua vita ruotava solo attorno alla sua grande famiglia, in particolare al marito e ai figli.

Una figura che rende ancora più inspiegabile cosa abbia potuto spingere il suo assassino a compiere un tale gesto

Quello che è emerso dalle indagini e successivamente durate la fase processuale è noto a tutti. In questa occasione ciò che mi preme sottolineare, in virtù del ricordo delineato dai suoi familiari, è che la giovane e bella Silvana non aveva mai conosciuto o semplicemente incontrato prima di quella tragica sera il suo assassino. Né, tantomeno, viene fuori dal lavoro svolto dagli inquirenti.

Belvedere Marittimo

Sicuramente Silvana quella sera del 12 dicembre 2015 si è trovata al momento sbagliato nel posto sbagliato. Niente può impedirci di pensare che se non fosse andata lì in quel momento sarebbe ancora viva. Niente ci dice che se al posto di Silvana ci fosse stata un’altra donna sarebbe successa un’identica tragedia. Pazzia, follia, non si sa con assoluta certezza. Ciò che è certo sta solo nella ricostruzione dei fatti.

Silvana non smetterà di mancare mai ai suoi cari, né a quanti hanno avuto la fortuna di conoscerla.


About Pierina Ferraguto

Giornalista pubblicista dal 2013. Laureata in Filosofia e scienze della comunicazione e della conoscenza all'Università della Calabria. Dal 2006 al 2008 lavora come stagista nella redazione di Legnano de Il Giorno. In Calabria lavora con testate regionali di carta stampata e televisive.

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