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Caso Matarazzo: una storia di abbandono


Pasquale Matarazzo, 78enne, sorvegliato speciale e affidato ai servizi sociali, malato di tumore, in gravissime condizioni di salute, vive in uno stato di completo abbandono.

DIAMANTE – Pare non esserci mai scampo quando all’abbandono umano si somma, mestamente, quello istituzionale. E’ quanto pare trapelare da una storia scritta a pochi passi da molte delle nostre abitazioni. A Diamante, nello specifico.

E’ una triste faccenda condita da molti elementi. Ma soprattutto è una storia di solitudine e sofferenza. Eccola.

Pasquale Matarazzo
Pasquale Matarazzo

La storia di Pasquale Matarazzo

Quella di Pasquale, 78enne di origini campane, residente da anni a Diamante, è una di quelle storie disumane che suscitano immediata indignazione nei confronti delle istituzioni.

Gravemente malato, affetto da tumore, con una corporatura di 40 chilogrammi, ha già tentato di togliersi la vita tre volte. Pasquale negli anni scorsi si è reso autore di un tentato omicidio e sta scontando la sua pena con una misura cautelare, con ordinanza del tribunale di sorveglianza di Catanzaro, alternativa al carcere. Per le sue condizioni di salute, Pasquale dal 21 settembre 2017 è affidato in prova ai servizi sociali e sorvegliato speciale.

Ora vive da solo nella sua abitazione in contrada Arieste a Cirella, nel comune di Diamante. I suoi figli lo hanno abbandonato. Dopo il reato di cui si è macchiato il padre è come se lo avessero ripudiato e non vogliono prendersene cura.

Adesso Pasquale necessita urgentemente di assistenza sanitaria. Da qualche giorno è immobile a letto per una frattura del bacino e una ferita lacero contusa nella regione frontale destra, con una prognosi di trenta giorni.

Giovedì scorso, 29 marzo 2018, Pasquale è caduto da una scala, è stato soccorso e trasferito d’urgenza in ambulanza all’ospedale Iannelli di Cetraro. Dopo gli esami e le visite mediche, nonostante i referti accertino la frattura del bacino e le evidenti condizioni del paziente, Pasquale dopo qualche ora al pronto soccorso viene dimesso con la raccomandazione dei sanitari “di restare immobile per almeno un mese”. A sue spese, chiama un’ambulanza privata per ritornare a casa.

Il punto con il legale difensore

“Al danno si aggiunge la beffa – racconta il suo avvocato Francesco Liserre – poiché il sofferente paziente era impossibilitato a raggiungere la propria abitazione in quanto il cancello elettrico d’accesso era chiuso e non c’era altro modo per entrare in casa. Con l’incredulità degli operatori sanitari che lo hanno accompagnato in ambulanza, grazie al tempestivo intervento di un carabiniere della stazione di Diamante in quel momento non in servizio, spinti da un forte senso d’umanità, con una cesoia siamo riusciti a creare un varco nel cancello per accedere all’abitazione”.

Francesco Liserre, non solo in qualità di legale di fiducia, è l’unica persona che come meglio può si prende cura di Pasquale.

È un caso di umanità. In tanti anni di lavoro non mi ero mai trovato davanti ad una simile situazione. Il signor Materazzo vive in desolante solitudine, costretto ora a restare immobile su di un piccolo divano letto, privo di ogni necessaria assistenza, soprattutto infermieristica, con prevedibili conseguenze sul decorso della sua degenza.

Se io non fossi intervenuto sarebbe morto nell’assordante silenzio delle istituzioni. Pasquale deve essere aiutato per mangiare e bere, per la terapia farmacologica, per i suoi bisogni corporali. Rischia di morire nei suoi stessi escrementi, è al limite della sopravvivenza, impossibilitato a compiere qualsiasi movimento”.

L’abbandono delle istituzioni

L’avvocato Liserre ha chiesto un intervento tempestivo alle istituzioni. Ha scritto al magistrato di sorveglianza di Cosenza e per conoscenza al procuratore della Repubblica di Paola, al comandante dei carabinieri della compagnia di Scalea, al direttore generale dell’Asp di Cosenza.

“Nel garantito interesse di tutela dell’incolumità del mio assistito – si legge nella lettera – vogliate adottare ogni consequenziale determinazione finalizzata a garantire una dignitosa assistenza, soprattutto nel trasferimento in una struttura a lungodegenza. Ai soggetti che leggono per conoscenza chiedo di esperire per quanto di competenza ogni opportuno provvedimento, e di accertare eventuali responsabilità, ad ogni livello, nei fatti descritti”.

È una questione di vita o di morte. È un caso di umanità che prescinde dal casellario giudiziario di Pasquale che, tra l’altro, sta scontando regolarmente la sua pena per il reato commesso.

Nel 2015, Pasquale è stato accusato di tentato omicidio, porto illegale di arma da sparo clandestina, detenzione illegale di proiettili, ricettazione e porto di un coltello a scatto. Al culmine di un litigio per motivi passionali, Pasquale estrae la pistola e spara ad una ragazza Moldava, all’epoca dei fatti 25enne, intenta a prostituirsi. L’episodio è accaduto a Castel Volturno.

Non si tratta ora di considerare questi fatti ma, come spesso accade, anche in altri più noti ed eclatanti casi, ci si trova davanti ad una situazione di dignità calpestata, di diritti inviolabili dell’uomo anche in condizioni di vita carceraria.

È piuttosto una storia di “scarica barile”. Le competenze, gli iter burocratici, i regolamenti, rischiano solo di rallentare interventi urgenti e necessari. Lo Stato ha il dovere di tutelarlo. Nel frattempo Pasquale peggiora.

Malasanità e malagiustizia?

“È un caso, a dir poco allucinante – ha sottolineato Liserre – nel quale emerge, in maniera preponderante, un inquietante spaccato dì malasanità e malagiustizia in salsa calabrese.

Paradossalmente, se questo mio assistito, abbandonato dalla famiglia, malato oncologico e con ben tre tentativi di suicidio si fosse trovato in carcere invece di essere affidato in prova ai servizi sociali, avrebbe ricevuto maggior dignità e tutela.

Se, per puro spirito di umanità, non mi fossi prodigato a somministrare acqua, cibo e farmaci a questo pover’uomo, dimenticato dal mondo, lo stesso, nell’assordante silenzio di un deprecabile oblio istituzionale, in due giorni sarebbe morto di fame e di sete nei suoi stessi escrementi. Mi vergogno, da uomo, prim’ancora che da avvocato penalista, di essere un cittadino italiano”.

E se, per assurdo, anche l’avvocato smettesse di prendersene cura? Lui non è tenuto a farlo. A differenza delle istituzioni.

È una situazione della quale, almeno finora, non si è interessato nessuno. Associazioni, amministrazione comunale, servizi sociali, servizio sanitario, tutti assenti. Persino il medico di base risulta irraggiungibile da giorni. È vero Pasquale è soggetto ad una misura cautelare che prevede anche una serie di restrizioni, ma questa è una situazione di emergenza e come tale andrebbe affrontata.

Se non si interviene subito, non sopravvivrà a lungo.


About Pierina Ferraguto

Giornalista pubblicista dal 2013. Laureata in Filosofia e scienze della comunicazione e della conoscenza all'Università della Calabria. Dal 2006 al 2008 lavora come stagista nella redazione di Legnano de Il Giorno. In Calabria lavora con testate regionali di carta stampata e televisive.

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