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Praia a Mare, respinto e accettato dal pronto soccorso


Il caso di un malato terminale portato in ospedale dai familiari, costretti a paradossi pur di ottenere assistenza sanitaria

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Dovrebbe far molto riflettere quanto avvenuto nelle scorse ora a Praia a Mare, presso la struttura sanitaria di località Santo Stefano, ancora persa nel limbo burocratico del passaggio da Casa della salute a ospedale.

Un caso di sanità inconcepibile, obbiettivamente dura da accettare, da comprendere. Questi i fatti.

Il pronto soccorso (?) rifiuta un paziente

Il malcapitato è un anziano del posto, malato terminale. Arriva in gravi condizioni alla struttura sanitaria praiese, accompagnato dai suoi familiari.

Motivo? L’uomo necessita di un controllo urgente. Uno strano rigonfiamento al volto, apparso da poco, tiene in ansia i congiunti già provati per le sue precarie condizioni di salute.

Il malato, per ovvii motivi, ha forti problemi di deambulazione. Purtroppo nessuna ditta privata di trasporto ammalati è disponibile in quel momento e decidono di portarlo loro in ospedale con la propria auto.

Giunti al pronto soccorso di Praia a Mare, la dottoressa di turno, alla sola vista del paziente ancora in auto avrebbe ritenuto “inutile – così riferiscono i familiari – portarlo dentro, perché per quel problema al viso non si poteva fare niente”.

Stiamo parlando di un anziano, malato terminale, in fin di vita. I suoi parenti chiedevano un semplice controllo per capire cosa stesse peggiorando la situazione e sfigurando il suo volto, cosa “risolvibile” con una ecografia. Erano perfettamente al corrente della situazione e non pretendevano certo miracoli.

Allora contattate il 118… che si muove da Praia a Mare

Oltre al rifiuto, il medico avrebbe detto che l’unica cosa da fare era telefonare al 118, perché non poteva intervenire “non avendo nemmeno un reparto”.

I familiari hanno spostato l’auto dal percorso carrabile del pronto soccorso al parcheggio per disabili. E hanno seguito il consiglio, contattando il servizio emergenza-urgenza. Ed ecco che, sembra assurdo, con una decina di passi, spostandosi dall’ambulanza al parcheggio, sono arrivati i soccorritori.

L’uomo è stato visitano e poi portato in pronto soccorso per un controllo urgente.

Gesto che, sempre secondo il racconto dei familiari, avrebbe scatenato l’ira della dottoressa del pronto soccorso per una questione di “ruoli, leggi e responsabilità”.

Tra i due medici è scattato un litigio. Alla fine però, messi alle strette, hanno fatto una Tac al paziente, al quale è stata riscontrata una ostruzione dei dotti salivari.

ospedale di praia a mare

Dopo l’esame, la proposta di Odissea

La vicenda si è poi conclusa così. A Praia a Mare non è stato possibile ricoverare l’anziano malato. Il 118 ha chiesto un posto all’ospedale di Paola, nulla. All’Annunziata di Cosenza era disponibile solo una sistemazione provvisoria, in pronto soccorso. L’unico posto disponibile era a a Reggio Calabria!

A quel punto i familiari hanno deciso di riportalo a casa.

La discussione tra i due medici e il diverbio tra la dottoressa del pronto soccorso e i familiari, sono state così accese che uno dei congiunti del paziente ha deciso di chiedere l’intervento dei carabinieri.

Sul posto, in poco tempo, è arrivata una pattuglia da Scalea. Ai militari è stato raccontato l’accaduto.


About Pierina Ferraguto

Giornalista pubblicista dal 2013. Laureata in Filosofia e scienze della comunicazione e della conoscenza all'Università della Calabria. Dal 2006 al 2008 lavora come stagista nella redazione di Legnano de Il Giorno. In Calabria lavora con testate regionali di carta stampata e televisive.

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3 comments

  1. Assurdo. Praia a Mare paese in delirante declino. Fra le prime cittadine che dal nord introducono in Calabria. Questo è il biglietto da visita. Povera popolazione che è, troppo silenziosamente, costretta a subire tali angherie dettate da incompeteza e ignoranza dei poteri che hanno in mano le decisioni importanti e dall’ottusità di abili idioti e cauti ottimisti…

  2. È vergognoso molto!!! Non ci sono parole… E non si azzardi nessuno a dire che questa specie di struttura debba riaprire… Piuttosto murateci anche la specie di dottori che sono all’interno…

  3. Si tratta chiaramente del capitolo di un romanzo che Pierina Ferraguto (e altri) sta scrivendo da anni.
    Non si tratta di un fatto veramente accaduto, non può che essere il frutto di una fervida fantasia. Un romanzo crudo, duro, inverosimile… In vista della sua uscita, prevista a breve (tra una cinquantina d’anni, a meno che fatti di questa portata da raccontare cessino prima, ma ci sono forti dubbi in merito ai tempi e alla possibilità che finiscano) ne offrono piccolo parti, assaggini, pillole, per acquisire da ora i futuri lettori. Con la volontà di non lasciare nulla a un secondo romanzo, che finirebbe per apparire un doppione pari-pari di questo in corso d’opera, aspetta… e spera che la fonte delle sue ispirazioni venga meno al più presto, consentendo così la chiusura anche economica.
    Illusione, dolce chimera sei tu…
    Purtroppo.
    Essendo lettore accanito, metabolizzo le trame di ciò che leggo, per cui di questa serie di racconti so già benissimo il finale, pronto a scommettere sul suo avverarsi. I responsabili diretti saranno rinviati a giudizio, già in primo grado la sentenza sarà di assoluzione per incapacità di intendere e volere e agire. Una sentenza che eliminerà la possibilità di inquisire ulteriormente coloro che, ai vertici della sanità e non solo, in tutti i capitoli del voluminoso tomo, sono ritenuti responsabili di questi crimini.
    Questa è una recensione ‘ante litteram’: quando sarà finito, questo libro sarà assolutamente da comprare… sperando di riuscire a tenere duro fino alla sua stampa.
    Con tanti auguri al personaggio-vittima di questo capitolo, e ai suoi parenti… e a noi tutti, che vorremmo tanto poter credere che questi fatti non esistono.

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