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Lavoro in nero Alto Tirreno cosentino, Gdf scopre 24 casi


Appalto di servizi tra due società, ma i lavoratori svolgevano lavoro a tutti gli effetti. Ditte lametina e locale sanzionate per 145 mila euro

SCALEA – 24 lavoratori irregolari sono stati scoperti sull’Alto Tirreno cosentino dalla guardia di finanza di Scalea.

I lavoratori erano in parte impiegati in nero e in parte tramite contratto di appalto di servizi. Coinvolte due società, una di Lamezia Terme e una dell’Alto Tirreno cosentino. Secondo la fiamme gialle l’accordo tra le due nascondeva una effettiva somministrazione di lavoro.

Alle due ditte i finanzieri hanno contestato sanzioni amministrative per 145 mila euro. L’ispezione, infatti, avrebbe fatto emergere incongruenze con quanto previsto dalla legge.

I risultati delle ispezioni

Secondo la ricostruzione fornita dal comando provinciale di Cosenza i lavoratori erano formalmente assunti dalla società lametina. Ma, di fatto, lavoravano per la seconda società.

“La sottoscrizione di un appalto di servizi – si legge in una nota – è una forma contrattuale molto diffusa tra le aziende. Consente di snellire le incombenze burocratiche legate all’assunzione e di fruire, al contempo, della prestazione lavorativa del dipendente.

Se, però, da un lato questa procedura presenta evidenti vantaggi per l’azienda che usufruisce della manodopera, dall’altro può prestare il fianco ad abusi a danno dei lavoratori”.

Abusi come il mancato rispetto del minimo salariale, della normativa in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavori, la mercificazione della prestazione lavorativa e altre a causa della separazione tra la titolarità formale del rapporto di lavoro e l’effettiva fruizione della prestazione.

“Ed è proprio finalizzata a garantire la massima tutela dei lavoratori e evitare eventuali usi distorti della particolare forma contrattuale – ancora le fiamme gialle cosentine – la previsione del legislatore di richiedere espressamente che gli appalti di servizi non si riducano alla mera somministrazione di manodopera”.

Queste forme devono infatti prevedere un’opera compiuta, un servizio complesso, mediante l’impiego di organizzazione, mezzi e strumenti di proprietà dell’appaltatore.

“Per cui – prosegue la nota – se il cedente la manodopera si limita a conferire la mera prestazione lavorativa dei suoi dipendenti si è in presenza di una mera somministrazione di lavoro che deve essere autorizzata attraverso l’iscrizione della società ad apposito albo detenuto presso il Ministero del Lavoro”.

 


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