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Paola, debiti: l’opposizione mette a nudo la maggioranza


La dura presa di posizione di Falbo, Anselmucci e Cassano sul consiglio in cui la maggioranza ha deciso di rimandare l’individuazione dei responsabili di 5,3 milioni di euro di debiti

PAOLA – Una commissione sui debiti del Comune di Paola.

I consiglieri comunali di Paola, Pino Falbo, Anna Anselmucci e Giuliana Cassano, rappresentanti dei gruppi consiliari Progetto democratico e Rete dei beni comuni, hanno espresso formale dissenso sulla decisione.

Si sarebbe dovuto discutere del “Decreto ministero Interno n. 088881 del 10 luglio 2018. Art. 257, comma 2 del Tuel. Individuazione responsabili debiti esclusi. Provvedimenti”, ma si è deciso per la nomina di questa commissione che li analizzi e che sarà guidata dal segretario comunale.

“I consiglieri comunali – dicono i tre – sono venuti a conoscenza del decreto ministeriale solo il 17 ottobre a seguito della pubblicazione sull’albo pretorio della deliberazione di giunta comunale con la quale si procedeva all’affidamento di incarico legale per ricorso al Tar avverso tale decreto. E’ bene chiarire che nessuna comunicazione è stata fatta in precedenza ai medesimi consiglieri”.

In secondo luogo, il 12 novembre 2018 è stata loro notificata, con ingiustificato ritardo, la missiva a firma del viceprefetto di Cosenza, Francesca Penzone, con la quale, nelle more, invitava sindaco, presidente del consiglio e segretario comunale “a fornire tempestivamente ogni elemento relativo al mancato assolvimento da parte del consiglio comunale degli ‘obblighi‘ di cui alle disposizioni contenute nell’articolo 257 del Testo Unico DLgs n. 267/2000 e ciò al fine di consentire l’attivazione da parte della Prefettura delle procedure previste dall’art. 136 del medesimo decreto”.

Tale precisazione è decisiva e dirimente in quanto “il 19 settembre 2018 è inesorabilmente scaduto il termine entro cui ottemperare ai sopracitati adempimenti di legge. Da ciò ne consegue che, allo stato, ogni iniziativa intrapresa risulta ormai intempestiva e fuori termine”.

Inoltre, da un’attenta lettura della bozza di delibera della maggioranza i consiglieri Falbo, Anselmucci e Cassano fanno presente che “la mancanza di documentazione afferente il punto oggetto di discussione e tanto nonostante le assicurazioni assunte in sede di precedente consiglio comunale del 10 novembre 2018”.

Tale carenza di documentazione e mancata trasmissione nei termini di legge ai consiglieri comunali “è stata già rilevata in sede di precedete adunanza tanto da richiedere la sospensione dei lavori consiliari per convocare una conferenza urgente dei capigruppo, la quale, col voto favorevole dei soli consiglieri di maggioranza, ha disposto il rinvio del punto alla seduta odierna”.

Opposizione: da sinistra Cassano, Falbo e Anselmucci

Oltre a ciò i rappresentanti di Progetto Democratico e Rbc evidenzia poi “una non corrispondenza tra l’ordine del giorno fissato in conferenza capigruppo e il contenuto della proposta di deliberazione”.

Quel che assume decisivo rilievo, ai fini della dedotta vicenda, è che “la giunta comunale ha proposto al consiglio la costituzione di un “gruppo di lavoro” coordinato dal segretario generale e formato dai responsabili di settore con una duplice funzione: da un lato col compito di reperire la documentazione mancate da parte degli uffici competenti; dall’altro con un illegittimo “potere” di provvedere esso stesso all’individuazione dei soggetti ritenuti responsabili con riferimento alle posizioni debitorie escluse”.

Sotto questo punto di vista l’istituzione di un “gruppo di lavoro” composto da soggetti terzi rispetto agli organi politici, per i rappresentanti dell’assise “oltre ad ingenerare ulteriori e possibili conflitti di interessi, andrebbe ad esautorare il compito di ogni consigliere per come voluto e definito dalla legge. Non vi è dubbio alcuno che, ai sensi dell’art. 257 co. 2 del Tuel, è il consiglio comunale l’unico organismo deputato ad individuare con propria delibera i soggetti ritenuti responsabili dei debiti esclusi dalla liquidazione e ciò entro il termine di sessanta giorni dalla notifica del decreto ministeriale.

Per le esposte ragioni e in conclusione, considerate le gravi violazioni, i suddetti consiglieri comunali hanno deciso di esternare il proprio dissenso e non hanno partecipato alla seduta consiliare, riservandosi all’esito del consiglio comunale di rappresentare agli organi competenti le eventuali illegittimità per gli adempimenti conseguenti.


About Francesco Maria Storino

Attualmente collaboratore della Gazzetta del Sud ha lavorato per La Provincia, Comunità 2000, Edizioni master, Il Quotidiano della Calabria e Corriere dello Sport. Cura particolarmente la cronaca giudiziaria.

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