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Archeologia, a Tortora nuove indagini su Blanda Julia


Ancora una campagna di studi sul Colle Palecastro. L’iniziativa si consolida di anno in anno grazie all’unione di intenti tra soggetti istituzionali.

TORTORA – Quarta campagna consecutiva di scavi archeologici sul Colle Palecastro di Tortora, sede dell’antica Blanda Julia.

È il direttore scientifico per conto dell’Università degli studi di Messina, dipartimento di Civiltà antiche e moderne, Fabrizio Mollo, a fare il punto su questa nuova indagine archeologica.

Partita lo scorso 3 giugno, si tratta di una nuova campagna di scavi che fa seguito a quelle svolte qui, annualmente, a partire dal 2016. Focus sul Foro di Blanda per ben quattro settimane.

Al lavoro, una trentina di ricercatori, studenti, laureati, specializzati e specializzandi, provenienti dall’Università di Messina, dall’Unical e da altri atenei italiani.

tortora blanda archeologia calabria

Una operazione che coinvolge il comune, l’ateneo messinese, il Mibact e la Soprintendenza archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone (soprintendente Mario Pagano, funzionari Simone Marino e Mariangela Barbato).

“Il comune – sottolinea Mollo – ancora una volta e in maniera encomiabile, costante e significativa ha messo a disposizione attrezzature, ospitalità e supporto logistico”.

Blanda Julia: i dettagli della quarta campagna

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“Oggetto delle ricerche – spiega Mollo – anche quest’anno, la città di Blanda Julia, colonia di veterani romani databile alla fine del I secolo a.C., in vita sino all’età di Alarico come importante centro amministrativo dell’area del Golfo di Policastro, nato in seguito alla guerra annibalica, quando fu conquistato ai Lucani.

Le indagini stanno interessando anche quest’anno l’area del Foro della città romana, con una serie di saggi effettuati per cercare di meglio definire e completare gli interventi effettuati nel 2016, 2017 e 2018.

Al fine di meglio comprendere la situazione planimetrica e l’evoluzione della struttura dell’abitato di Blanda è in corso l’esplorazione dell’area cosiddetta 1000, posta a ridosso del tempio cosiddetto A, con una serie di edifici appartenenti agli isolati posti a nord e a sud della plateia A, proprio a ridosso dell’ingresso al Foro.

Inoltre si sta approfondendo l’indagine nel settore posto alle spalle del tempio A del Capitolium, dove è stato rinvenuto un poderoso livello di materiali arcaici, già individuato nel 2017 e 2018, riferibile ad un abitato enotrio posto sulla parte sommitale del Palecastro.

Si tratta delle prime attestazioni di un insediamento indigeno databile nella prima metà del VI sec. A.C., un’importantissima scoperta, considerato che per la prima volta è emerso un livello arcaico relativo al 560-550 a.C., più antico delle tombe della prima fase della necropoli, databili invece tra 540 e 520 a.C., un orizzonte dove i contatti degli indigeni con il mondo greco sono labili e sfuggenti.

A quest’orizzonte sembrerebbe riferibile anche un frammento di bucchero etrusco, che configurerebbe per la prima volta un orizzonte di contatti commerciali anche con gli Etruschi e più probabilmente con l’area etrusco-campana.

Il sito di Blanda sul Palecastro di Tortora, con le fasi enotrio-indigene, lucane e romane tra VI secolo a.C. e sino al VI secolo d.C., rappresenta uno dei più importanti insediamenti e palinsesti archeologici della Calabria per livello d’indagine, storia dell’insediamento ma anche per il mirabile connubio tra istituzioni che ne fa ormai un modello virtuoso di riferimento.

Infine, le ricerche degli ultimi anni, hanno fortemente aumentato il contesto archeologico fruibile, in vista dell’imminente inaugurazione del parco archeologico, di recente completato”.


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