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A Tortora la prima comunità di Golfo di Policastro e Tirreno cosentino


Dagli scavi archeologici sul Palecastro evidenze importanti. Mollo: “Qui un importante insediamento commerciale già nel VI secolo a.C”.

TORTORA – A Tortora, sul colle Palecastro, la prima vera comunità del Golfo di Policastro e del Tirreno cosentino.

Ne è convinto Fabrizio Mollo, da anni coordinatore degli studi archeologici nell’area dell’antica Blanda.

Nella prima metà del VI secolo a.C. si potrebbe far risalire questo primo, fondamentale insediamento grazie a una comunità “scesa dalle aree interne del Vallo di Diano”, nel Salernitano, “attraverso la vallata del fiume Noce, alla ricerca – spiega Mollo – di contatti commerciali con gli Etruschi, con l’area etrusco-campana e con i Greci. Tale comunità si stabilisce sul Palecastro già prima dello sviluppo del sistema insediativo indigeno e poi greco nell’area del golfo”.

Questa considerazione giunge mentre sul colle che sovrasta il quartiere Poiarelli di Tortora sta per partire l’ultima settimana di scavi per la quarta campagna di indagini archeologiche nel Foro di Blanda.

Si studia – lo ricorda anche una nota diffusa da Mollo, direttore scientifico affiancato dal coordinatore sul campo Marco Sfacteria – grazie alla concessione ministeriale attribuita al dipartimento di Civiltà antiche e moderne dell’Università degli studi di Messina.

Archeologia: sul Palecastro importanti scoperte

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I ricercatori parlano di importanti risultanze scientifiche.

“Come già anticipato – si legge nel comunicato –, il sito di Blanda, centro lucano fortificato poi divenuto colonia Iulia alla fine del I secolo a.C., è rimasto in vita sino all’età di Alarico come importante centro amministrativo dell’area del Golfo di Policastro.

Nel settore area 1000, ad ovest del Foro della città romana, sono emersi importanti elementi relativi ad una fase arcaica, sulla quale si impostano le strutture romane, edifici posti a nord della plateia A, a ridosso dell’ingresso.

I livelli intercettati contengono ceramica indigena di una fase precedente le prime attestazioni delle necropoli arcaica di Tortora, collocabili a partire dal 540 a.C. ed in coincidenza con la fondazione di Velia. A questi livelli si associa per la prima volta anche il bucchero etrusco”.

Da qui, la conclusione circa la presenza sul sito della prima comunità indigena del vasto territorio che, al giorno d’oggi, interessa parte della Basilicata e della Calabria.

Gli ultimi studi non si sono limitati a questo. “Le indagini – spiega ancora Fabrizio Mollo – hanno interessato anche l’area del Foro della città romana, dove è stato indagato un altro segmento di portico nel settore nord-orientale, a ridosso del tempio E, mentre l’indagine all’ingresso del Foro, a sud della plateia A, ha evidenziato la presenza di altre presunte strutture abitative e di un sistema di canalizzazioni che faceva riferimento ad una grande e profonda cisterna di forma rettangolare in malta idraulica, rinvenuta ingombra di tanto materiale relativo al suo abbandono collocabile alla fine del I secolo d.C”.

Quanto si sta sviluppando a Tortora, in termini di scoperte archeologiche, è frutto delle sinergie tra enti. Oltre al comune che si occupa di ospitalità e supporto logistico, è in campo anche la Soprintendenza archeologia.

“I risultati sono incredibili – afferma Mollo – e proiettano il sito di Tortora alla ribalta regionale, in attesa di poter inaugurare a breve il Parco archeologico, di recente completato, e nuovi allestimenti museali”.

A tal proposito, nei giorni scorsi, il sindaco Pasquale Lamboglia, ha annunciato che a breve il museo comunale di Blanda, ubicato nel centro storico di Tortora, ospiterà un corredo ceramico completo finito di restaurare solo di recente.

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