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Coronavirus e liquidità sui mercati: un futuro incerto nell’insegna della crisi? Risponde l’esperto Davide Buccheri


Mentre il coronavirus semina panico tra le borse, negli ultimi anni, le banche centrali internazionali hanno fornito un livello quasi infinito di liquidità ai mercati, nel tentativo di stabilizzare la situazione economica, dopo la crisi finanziaria del 2007.

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Abbiamo discusso di queste politiche con Davide Buccheri, un esperto di mercati finanziari, secondo cui quest’aumento di liquidità sui mercati potrebbe in realtà portare proprio all’esplosione di una crisi di liquidità.

Sembra essere contro intuitivo, ma la realtà dei fatti è che più le banche centrali spingono liquidità sui mercati, più la probabilità di una crisi di liquidità aumenta. Questo è dovuto al fatto che la conseguenza più diretta della liquidità è una caduta generale dei tassi”, spiega Buccheri.

Gli investitori necessitano di tassi di un certo livello per poter raggiungere i loro obiettivi di lungo termine. Questo spingerebbe normalmente gli investitori verso strumenti finanziari con rating inferiore. Purtroppo, questi strumenti hanno anch’essi rendimenti molto bassi ormai. La conseguenza di tutto ciò è che gli investitori stanno puntando sempre più su settori alternativi”.

Il grafico a lato mostra la concentrazione di strumenti liquidi, obbligazioni, azioni e alternativi nei fondi pensione di 7 paesi sviluppati. È chiaro come la concentrazione di asset alternativi sia aumentata sostanzialmente dalla crisi finanziaria.

Questa situazione può diventare problematica in caso di volatilità. Normalmente, quello che vediamo sui mercati quotati è una fuga spinta dal panico, in cui tutti vogliono vendere i propri asset e nessuno vuole acquistarli.

Questo, generalmente comporta un crollo sostanziale dei prezzi. Il problema nei settori alternativi è che questo effetto è sostanzialmente amplificato, in quanto stiamo spesso parlando di asset assai particolari, come ad esempio aerei commerciali, edifici, o impianti energetici, che sono molto difficili da vendere in tempi rapidi. Un problema secondario sorge anche dal fatto che le fonti reddituali di tali investimenti sono spesso dipendenti dal ciclo economico”.

Il risultato di ciò è che se una crisi finanziaria dovesse colpire l’economia ci troveremmo in una situazione in cui gli investitori vorranno divestire verso asset più sicuri in rapidità. Questo andrà a mettere pressione sui prezzi di questi asset alternativi, che per loro natura saranno già sotto pressione per un rallentamento del ciclo economico.

Sembrano davvero le condizioni perfette per una spirale negativa e la cosa interessante è che sarà stata causata direttamente dalle politiche delle banche centrali, mirate ad aumentare la liquidità sui mercati”.


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