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Perché la Riviera dei Cedri è come l’immaginaria Amity


EDITORIALE ||| Cosa ci fanno le seconde case, Steven Spielberg e un decreto ministeriale di 45 anni fa nello stesso articolo?

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EDITORIALE – Certe seconde case sono come Lo Squalo.

Ma prima di capire cosa c’entra il capolavoro di Spielberg con il tema caldo del momento da Tortora a Diamante, sparatevi un flashback. Torniamo a 45 anni fa.

1975: il mondo del cinema è letteralmente sconquassato dall’uscita nelle sale americane di Jaws, Lo Squalo. È giugno. E quella pellicola racconta di un grande e pericoloso squalo bianco che uccide i bagnanti dell’isola di Amity, una immaginaria località turistica.

Deve esser suonato come un monito per chi, di li a poco, avrebbe raggiunto una località balneare per le sue vacanze estive.

Solo qualche giorno dopo, a luglio, in Italia il Ministero della Sanità produce e pubblica nella Gazzetta ufficiale un decreto.

In meno di una decina di articoli brevi e chiari modifica un testo del 1896 relativamente all’altezza minima e ai requisiti igienico sanitari principali dei locali d’abitazione.

Non è il caso di soffermarcisi molto: dice che in una casa ogni abitante deve avere uno spazio vitale, espresso approssimativamente in 14 metri quadrati.

Torniamo a Lo Squalo. Non ve la meno a lungo sulla lotta tra l’uomo e il mostro o sulla natura dalla quale ben guardarsi. Se potete, vedetelo (o ri-vedetelo) perché è un filmone.

Comunque, nei primi 10-15 minuti avviene la prima uccisione accertata e attribuibile senza dubbio a uno squalo, che si sbrana Alex, un bimbo, mentre nuota poco distante dalla spiaggia sul suo materassino di plastica gialla.

“È stato uno squalo, cazzo! Bisogna chiudere tutte le spiagge!” Almeno, è così che la pensa il capo della polizia, Martin Brody.

Ma le autorità locali non sono d’accordo. “Qui si vive di turismo e se ora diciamo a tutti che c’è uno squalo che si pappa i turisti, non resterà nessuno. Non verrà più nessuno e moriremo di fame”! dicono.

L’attore Roy Scheider nel ruolo del capo della polizia di Amity, Martin Brody.

Torniamo in Italia, in Calabria, sulla Riviera dei Cedri, ma nella realtà di quegli Anni ‘70. Non in un film.

Qui si è appena iniziato a costruire case vacanza per turisti. E, come scritto in un altro vaneggiamento di qualche anno fa, sono quasi tutte a dimensione famiglia. 50-60 metri quadrati.

Col tempo però, in alcune di queste abitazioni iniziano a soggiornarci dentro più famiglie. Anche più di dieci persone stipate in quei pochi metri quadrati. Succede pure che si soggiorni in magazzini, garage e affini.

Fine del flashback.

Ora, vi ricordate di quel decreto ministeriale? Beh, quel pezzo di carta è la versione italiana del comandante Brody.

Ma, anche qui, tutti hanno detto: “Qui si vive di turismo e se ora diciamo a tutti che c’è uno squalo che si pappa i turisti non resterà nessuno. Non verrà più nessuno e moriremo di fame!” O qualcosa del genere, ma in dialetto.

Nulla di sorprendente. Hey, è la logica delle località turistiche. Funziona così. Non importa se è giusto o sbagliato. Chiudi gli occhi, prendi i soldi e vedrai che settembre arriva presto.

Buffo. Oggi, 45 anni dopo, grazie al Coronavirus, qualcuno ha tirato fuori quel pezzo di carta che tutti avevano dimenticato e ne fa legge.

Non è mia intenzione qui dare loro dei meriti. Non sta a me. E poi, va a finire che qualcuno di loro, in tutti questi anni, era lì a dire “Zitti, che sennò scappano”.

Più che dire qualcosa su questo parallelismo, voglio porre una domanda. Quando tutto sarà finito e tutto sarà andato bene, come ci comporteremo?

Per quel che mi riguarda, credo che farò come quel fottuto sbirro di Brody.


About Andrea Polizzo

Giornalista professionista dal 2010 e blogger. Sin dal 2005 matura esperienze con testate regionali di carta stampata, on-line e televisive. Attualmente collabora con il mensile d'inchiesta ambientale Terre di Frontiera e con il network VicenzaPiù. Ideatore di blogtortora.it, caporedattore e coordinatore di www.infopinione.it.

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