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Sanità Tirreno cosentino: tra risposte zero e ingerenze politiche


L’ex assessore di Paola Cosimo De Matteis senza filtri: dagli ospedali chiusi o fotocopia, ai privati e al personale incapace.

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“Gli ospedali del Tirreno cosentino oggi non sono in grado di dare risposte esaustive alle popolazioni”.

Cosimo De Matteis, ex assessore tecnico nella giunta Ganeri de Comune di Paola, interviene sulle oggettive difficoltà che affrontano i nosocomi della costa.

Si rischia anche per problematiche banali. “Se ti va un boccone storto – spiega De Matteis -, non essendo presente l’endoscopia, bisogna andare a Cosenza”.

Cosa che è accaduta più volte nei pronto soccorso. “Negli ultimi dieci anni la gestione di direttori generali e commissari, in gran parte incapaci, ha ridotto al minimo la risposta sanitaria sul Tirreno.

Politiche errate hanno smantellato i tre ospedali che riuscivano a dare in gran parte risposte alle basilari richieste di servizi”.

Giorni fa il sottosegretario alla Sanità in visita in Calabria riconosceva il grave errore della chiusura o ridimensionamento dei piccoli ospedali.

“Oggi senza ipocrisia – aggiunge – tutti siamo consapevoli che, tranne poche eccezioni, la risposta sanitaria nella nostra zona è carente e la sfiducia dei cittadini è cosa nota”.

La quasi chiusura dell’ospedale di Praia a Mare ha lasciato sguarnita tutta la fascia dell’alto Tirreno: “La follia politica costringe giornalmente centinaia di cittadini di quel territorio a recarsi in Basilicata per le più banali patologie, aggravando la spesa sanitaria regionale”.

Discorso più complesso per i due ospedali di Paola e Cetraro: “Mi rivolgo ai due consiglieri regionali Graziano Di Natale e Giuseppe Aieta – dice l’x assessore di Paola -.

Le esistenze di queste due realtà sono ormai ampiamente superate dalle nuove indicazioni per un ospedale che dia delle risposte adeguate ai nostri tempi”.

Nel 1995 i trentuno sindaci della costa, presidente la senatrice Antonella Ganeri, accettarono il piano elaborato da De Matteis con altri colleghi di creare un polo medico e uno chirurgico.

Il piano fu avversato da una parte dei dipendenti in quanto qualcuno si sarebbe dovuto recare a Cetraro e viceversa. Oggi noi paghiamo lo scotto dell’incapacità della politica di imporsi”.

Tranne qualche lodevole eccezione, gli ospedali sul Tirreno cosentino danno una scarsa risposta alle necessità della popolazione: “Assistiamo a un campanilismo insensato per reparti fotocopia che anche per questo motivo non possono far fronte alle richieste dell’utenza.

Senza nascondere la realtà, chi ha il tempo e la possibilità, si reca fuori regione per farsi curare”.

La volontà, a parere di De Matteis – che è anche presidente emerito del sindacato medici italiani – è solo politica.

“Se i nostri esponenti si confrontassero con la popolazione potrebbero capire che la difesa di quel reparto o servizio a Paola o Cetraro non risolve nulla, e la gente continuerà a morire, come già successo, criminalizzando medici ed infermieri che spesso si trovano ad operare senza supporti e personale sufficiente.

Il pronto soccorso dovrebbe essere un punto di eccellenza. La realtà è fatta di attese di ore, in un corridoio dove transitano tutti indistintamente. Non esiste un triage esterno ai locali dove si possa fare una selezione dei codici, il personale medico e infermieristico è assolutamente insufficiente e viene sottoposto ad un ritmo di lavoro stressante”.

Sempre sul pronto soccorso, in quelli esistenti “dovrebbero esserci medici preparati all’emergenza, spesso vengono inviati medici idonei ad altri servizi.

Ora non si può continuare in questa assurda situazione, il sottosegretario alla sanità, a Lamezia, ha detto che aver chiuso i piccoli ospedali è stato un errore.

Bene, voi politici fatene tesoro, poiché l’ideale sarebbe fare un solo ospedale tra Paola e Cetraro, ma non penso che vi sia la volontà”.

Il consiglio? “Riprendere l’idea partorita nel 1995: un polo medico e un polo chirurgico. Si avrebbe immediatamente il raddoppio del personale in ogni reparto, si potrebbero fare le guardie divisionali ore 24, abolendo la reperibilità, si potrebbero potenziare servizi che lavorano a pieno ritmo.

Ma sopratutto andrebbe affrontato il nodo dell’Emodinamica: non può continuare a esistere per tutta la costa una Cardiologia senza questo servizio, oggi fondamentale.

Il privato di Belvedere Marittimo non può sostituire il pubblico, la presenza dell’Emodinamica significa poter salvare centinaia di persone colpite da infarto”.

Lo stesso dicasi per la Neurologia: “Non esiste nulla – sostiene ancora De Matteis – per far fronte con immediatezza a questo accidente, se non il trasporto a Catanzaro o Cosenza.

Ho ricordato due priorità di un certo livello, ma purtroppo accade giornalmente che per delle banalità, quali un ossicino ingoiato o un violento mal d’orecchi, il malcapitato si vede invitato, mezzo proprio, a recarsi a Cosenza.

Che dire poi di una banale ecografia, spesso affidata alla buona volontà di un singolo operatore.

Altro esempio: fare una Ostetricia con personale sufficiente, ma senza avere la possibilità della consulenza cardiologica o chirurgica, significa mettere a repentaglio la vita della malcapitata”.

Infine sulla Rianimazione: “Lo abbiamo visto col Covid-19, le rianimazioni sono reparti complessi, dove serve molto personale, oggi non si trovano anestesisti e rianimatori quindi non possiamo disperdere le forze.

Al cittadino che sta veramente male non importa se deve prendere la macchina e spostarsi di qualche chilometro. Interessa sapere che dove andrà avrà la possibilità di risposte”.

Infine alla politica: “In questi anni sono andati via medici che con i loro limiti, con la loro umanità hanno dato risposte ai pazienti. Purtroppo si denota in alcune nuove leve, una professionalità non sempre all’altezza dei compiti loro affidati, in alcuni casi col sostegno del politico di turno. E questo lo sanno in molti.

Così come in parte la carenza di personale medico ed infermieristico è causato dall’utilizzo improprio degli stessi.

Personalmente, io sono favorevole al tempo pieno, ma poiché è prevista anche l’attività libero professionale che se ben gestita in questo frangente è utile per le note carenze, bisogna evitare che alcuni, nella provincia sono diversi, trasformino l’ospedale in una dependance dei loro ambulatori privati.

Tra l’altro, non abbiamo dei grandi luminari che giustificano il ricorso ai privati”.

Un invito, infine, da De Matteis a chi ha potere decisionale: “Evitate altre morti, parlate con tecnici ed operatori disinteressati ma capaci. Rinnovare la sanità sul Tirreno è urgente”.


About Francesco Maria Storino

Attualmente collaboratore della Gazzetta del Sud ha lavorato per La Provincia, Comunità 2000, Edizioni master, Il Quotidiano della Calabria e Corriere dello Sport. Cura particolarmente la cronaca giudiziaria.

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