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Rinascita-Petrol mafie Spa, altre 56 misure cautelari: i nomi


Nuovo colpo della Dda con carabinieri del Ros e finanza alla cosca di ‘ndrangheta dei Mancuso. Sequestri convalidati.

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56 misure cautelari contro soggetti collegati alla cosca di ‘ndrangheta dei Mancuso di Limbadi sono state eseguite questa mattina.

Una nuova operazione orchestrata dalla Direzione distrettuale antimafia calabrese che dovrebbe chiudere il cerchio sulla consorteria vibonese, essendo naturale prosecuzione delle inchieste Rinascita-Scott e Petrol mafie Spa.

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Questa mattina, i carabinieri del Ros e il nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza sono entrati in azione.

Eseguita un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Catanzaro, Valeria Isabella Valenzi, nei confronti di 56 indagati.

Di questi:

  • 28 sottoposti alla custodia cautelare in carcere. Alberto Pietro Agosta, Roberto Aguì, Francescantonio Anello, Giuseppe Barbieri, Luigi Borriello, Gerardo Caparrotta, Alberto Coppola, Antonio D’amico, Giuseppe D’Amico, Filippo Fiarè, Salvatore Giorgio, Sergio Leonardi, Francesco Mancuso, Silvana Mancuso, Giuseppe Mercadante, Giulio Mitidieri, Francesco Monteleone, Luciano Morabito, Francesco Saverio Porretta, Antonio Prenesti, Daniele Prestanicola, Rosamaria Pugliese, Domenico Rigillo, Orazio Romeo, Giuseppe Ruccella, Francescantonio Tedesco, Giuseppe Terranova, Alessandro Primo Tirendi.
  • 21 agli arresti domiciliari. Armando Carvelli, Giovanni Carvelli, Enrico Agosta, Anna Bettozzi, Roberta Coppola, Felice D’Agostino, Francesco D’Angelo, Virginia Di Cesare, Gioacchino Falsaperla, Giuseppe Fasulo, Sebastiano Foti, Salvino Frazzetto, Gennaro Gravino, Paolo Lipari, Irina Paduret, Francesco Rugieri, Damiano Sciuto, Roberto Domenico Tirendi, Angelo Ucchino, Salvatore Ucchino, Gennaro Vivese.
  • 4 all’obbligo di dimora. Vincenzo Zera Falduto, Cesare Nicola Limardo, Gennaro Basile, Ciro Sodano.
  • 3 misura interdittiva del divieto di esercitare uffici direttivi, per la durata di un anno. Antonio Ricci, Rosario Christian Santoro, Antonino Signorello.

I provvedimenti sono stati chiesti dal procuratore della Repubblica Nicola Gratteri e dai sostituti Andrea Mancuso, Annamaria Frustaci e Antonio De Bernardo.

“Il provvedimento cautelare – si legge in una nota – è stato emesso nell’ambito della manovra di contrasto alla ‘ndrangheta unitaria, immediata prosecuzione dell’attività di indagine portata avanti nella operazione Rinascita, che ha portato, l’8 aprile scorso, nell’ambito dell’operazione congiunta delle Dda di Roma, Napoli, Reggio Calabria e Catanzaro denominata Petrol Mafie Spa, all’esecuzione di un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso da questa Dda nei confronti di 15 persone.

I responsabili – prosegue la nota dell’antimafia – sono indagati, a vario titolo, per associazione di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata a commettere delitti di estorsioni, riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche, intestazione fittizia di beni, evasione delle imposte e delle Accise anche mediante emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, contraffazione ed utilizzazione di Documenti di Accompagnamento Semplificati. Delitti aggravati dall’essere stati commessi al fine di agevolare le associazioni ‘ndranghetistiche attive sul territorio calabrese.

Le attività investigative chiudono il cerchio sulle attività illecite di interesse dell’associazione di stampo mafioso capeggiata dal clan Mancuso di Limbadi, nell’ambito del remunerativo commercio fraudolento di prodotti petroliferi, colpendo gli assetti organizzativi e logistici del sodalizio.

I beni già sottoposti a sequestro di urgenza, sequestrati nelle province di Catanzaro, Vibo Valentia, Reggio Calabria, Crotone, Napoli, Salerno, Verona, Catania, Palermo, Messina, Ragusa, Siracusa, Caltanissetta, riconducibili a società di capitali e a ditte individuali operanti nel settore del commercio di carburanti e dei trasporti, a seguito di convalida da parte del Gip, del provvedimento emesso d’urgenza dalla Procura della Repubblica, sono stati affidati agli amministratori giudiziari”.

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