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Il vescovo Bonanno bacchetta i fedeli: parroci trasferiti dopo 9 anni di servizio pastorale


Quanta pazienza, Signore”! sbotta il presule. E paragona i preti ai comandanti dei carabinieri mandati in sedi lontane.


“Quanta pazienza, Signore”!

Sbotta monsignor Leonardo Bonanno, vescovo della diocesi San Marco Argentano-Scalea.

Motivo? Le reazioni, in alcuni casi avverse, di alcuni fedeli scontenti per i recenti trasferimenti di parroci della Curia da una sede all’altra.

In particolare – per quanto si è potuto osservare nella rete – queste reazioni hanno riguardato la comunità di Praia a Mare.

Alto, altissimo, l’attaccamento alla figura di don Franco Liporace che è stato “spostato” a Diamante, in una nuova parrocchia e con un importante incarico diocesano (ne abbiamo parlato qui).

Sono state sollevate perplessità su questo trasferimento da diversi cittadini e si è segnalata una singolare iniziativa di commiato per il prete originario di Belvedere Marittimo quando, su Facebook, si è diffusa l’idea di salutarlo postando una sua foto.

Al posto di don Franco – altro trasferimento deciso dal vescovo (ne abbiamo parlato qui) – don Paolo Raimondi, che lascia Marcellina di Santa Maria del Cedro per la parrocchia principale praiese, oltre che per reggere il Santuario della Madonna della Grotta.

E anche in quest’ultimo caso non sono di certo mancati gli attestati di affetto nei confronti di un prete che ha saputo penetrare a fondo la comunità che ha curato per molti anni.

In qualche occasione, qualcuno deve aver calcato troppo la mano della critica a queste e altre scelte tanto da suscitare la reazione del vescovo, affidata a una lettera diffusa dalla sede vescovile e rivolta al clero diocesano.

“Cari confratelli – scrive monsignor Bonanno -, dopo il trasferimento di qualche parroco si
verificano ‘scosse di assestamento’ (sì fa per dire) per lo più tra i laici.

Le motivazioni di queste reazioni sono intuibili, ma certamente non denotano coscienza e/o maturità ecclesiale.

Mi preme precisare – spiega il vescovo – che tali trasferimenti vengono decisi dal vescovo a norma del canone 522 del Codice di Diritto canonico e della Delibera Cei numero 17 del 6 settembre 1984, che prevedono il trasferimento di sede dopo 9 anni di servizio pastorale del parroco“.

Anche nelle comunicazioni sui trasferimenti la Curia aveva appunto precisato che le nomine, tanto quelle concluse quanto quelle a cui i preti sono ora destinati, sono ad novennium, per nove anni.

“Evidentemente il vescovo (che non può dire tutto né a tutti) – prosegue dunque Bonanno – si avvale del suo discernimento e delle ispirazioni del Signore per operare in questo e in altri ambiti della vita diocesana”.

E poi, per dare forza al concetto, si lancia in un esempio.

“Nell’Arma dei carabinieri – argomenta Bonanno – i nostri capitani vengono trasferiti dopo tre o quattro anni di servizio.

Hanno mogli e figli e vengono mandati in sedi dove spesso non vi è nemmeno l’alloggio libero.

Che bell’esempio per chi pensa che i preti siano degli impiegati, da poter vivere comodamente, e i vescovi i loro datori di lavoro”.

E quindi conclude: “Quanta pazienza, Signore“!


About Pierina Ferraguto

Giornalista pubblicista dal 2013. Laureata in Filosofia e scienze della comunicazione e della conoscenza all'Università della Calabria. Dal 2006 al 2008 lavora come stagista nella redazione di Legnano de Il Giorno. In Calabria lavora con testate regionali di carta stampata e televisive.

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