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Candidopoli: indagati i responsabili del movimento L’Altra Italia


Avevano creato liste fittizie anche in Calabria: il segretario è finito ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta lanciata da Striscia la Notizia.


Avevano presentato liste elettorali infarcite di candidati ignari in piccoli comuni di tutta Italia, Calabria compresa, allo scopo di procurare visibilità al movimento politico.

La guardia di finanza, questa mattina, ha eseguito una ordinanza di misure cautelari nei confronti di 7 persone, ritenute i vertici del sedicente movimento politico denominato L’Altra Italia.

Il segretario nazionale de L’Altra Italia, il pugliese Mino Cartelli, è stato arrestato e posto ai domiciliari. Il presidente del movimento, Francesco Foti, vigile urbano a Rovigo e consigliere comunale a Barbona, è stato sospeso dai pubblici uffici.

Obbligo di firma per due pubblici ufficiali autenticatori, destinatari anche della misura interdittiva della sospensione temporanea dal pubblico ufficio di consigliere comunale per dodici mesi, e nei riguardi di altri due dirigenti del movimento.

Sul loro operato fumoso aveva lanciato l’allarme Striscia la Notizia, programma satirico Mediaset, raccogliendo le segnalazioni di alcuni persone divenute, a loro insaputa, candidati alle elezioni comunali di alcuni centri italiani dello scorso settembre 2020.

Si trattava di 23 comuni nelle province di Alessandria, Asti, Belluno, Bergamo, Campobasso, Catanzaro, Cosenza, Genova, Imperia, Isernia, Perugia, Pisa, Potenza, Savona, Vibo Valentia e Vicenza.

Tutti – spiegano le fiamme gialle – con una popolazione inferiore ai 1000 abitanti e per i quali la normativa vigente prevede una procedura semplificata per le relative candidature”.

L’operazione è stata condotta dai finanzieri del comando provinciale di Padova, a conclusione di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Rovigo. L’ordinanza è stata eseguita nelle province di Foggia, Lecce e Rovigo.

Le sette misure cautelari personali sono riferibili ai vertici del movimento politico descritto dagli inquirenti come “emergente nel panorama nazionale”.

Secondo gli investigatori l’obiettivo principale era di presentare candidature in piccole realtà territoriali dove c’era una buona probabilità di eleggere un proprio rappresentante per ottenere una visibilità sull’intero territorio nazionale, in modo da far accrescere il consenso per le successive consultazioni elettorali.

Le indagini – oltre che dai servizi di Striscia – sono partite dalle elezioni dei comuni di Barbona e di Vighizzolo d’Este, entrambi in provincia di Padova, tenutesi a maggio 2019 e a settembre 2020 e si sono poi estese ad altri centri.

Le liste elettorali sono risultate falsificate, perché gran parte dei soggetti era ignaro della propria iscrizione o disconosceva del tutto il movimento politico e le relative sottoscrizioni.

“I candidati – spiega la guardia di finanza – erano residenti principalmente nel Foggiano e nel Leccese.

Hanno dichiarato di non essersi mai recati nelle province di Padova e di Rieti, luoghi in cui avrebbero apposto le proprie firme, sconfessando di conoscere i relativi pubblici ufficiali autenticatori.

È emerso anche come questi ultimi, in occasione delle precedenti consultazioni amministrative, fossero già stati eletti consiglieri comunali in rappresentanza del movimento in questione e che, nei giorni in cui sono avvenute le autentiche di firma, si trovavano in località del tutto incompatibili con quelle di esercizio della carica.

Alcuni candidati inconsapevoli, oltre a non aver alcun radicamento territoriale con i luoghi dove le liste erano state presentate, hanno formalmente querelato i responsabili del movimento per questi fatti.

Inoltre, è stato verificato che in lista sono stati iscritti anziani ultra-ottantenni o persone con forti disabilità fisiche, presentati per la nomina a consigliere comunale in località distanti migliaia di chilometri dalla propria residenza.

Altro aspetto di assoluta criticità è che alcuni candidati, dopo essere stati eletti a loro insaputa nei consigli comunali, hanno successivamente rifiutato la carica, così ponendo l’ente locale a rischio di commissariamento, con evidenti gravi ripercussioni sull’intero ordine democratico”.


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