Home / COMUNI / CETRARO / Processo Frontiera, il 21 dicembre udienza in Cassazione

Processo Frontiera, il 21 dicembre udienza in Cassazione


All’ultimo grado di giudizio gli imputati del rito abbreviato nell’ambito del processo contro il clan Muto di Cetraro.

aronne pasticceria marcellina santa maria cedro calabria

La Corte di Cassazione deciderà nella seduta del 21 dicembre 2021 sul ricorso presentato dagli imputati contro la sentenza della Corte di Appello di Catanzaro nell’ambito del processo Frontiera contro il clan Muto di Cetraro.

Il procedimento presso la Suprema Corte è relativo alla fase trattata con il rito abbreviato per alcuni degli imputati rinviati a giudizio a seguito dell’operazione dei carabinieri del Ros e del comando provinciale di Cosenza su ordinanza della Dda di Catanzaro.

Nel rito abbreviato il Gup di Catanzaro aveva inflitto condanne e deciso per assoluzioni, come riportato in un nostro articolo, e nel 2020 la Corte di Appello di Catanzaro aveva attenuato le condanne per alcuni imputati, confermando le decisioni precedenti per la gran parte di essi.

Il 21 dicembre prossimo, la Corte di Cassazione dovrà determinarsi sulle posizioni di tutti gli imputati appellanti, a vario titolo condannati anche al pagamento delle spese di costituzione in giudizio sostenute dalle parti civili, tra le quali figurano molti enti della pubblica amministrazione.

A giugno del 2018, il Gup di Catanzaro aveva inoltre disposto risarcimenti per una somma complessiva di 310mila euro in favore di Regione Calabria (50 mila euro), Provincia di Cosenza (50 mila euro) e per i comuni di Cetraro (90 mila euro), Scalea (60 mila euro) e Praia a Mare (60 mila euro).

Una decisione, quest’ultima, ripresa a luglio 2019 anche dal tribunale di Paola, nella sentenza di primo grado relativa agli imputati processati con rito ordinario, nello stabilire i danni subiti dagli enti della pubblica amministrazione locale.

TUTTO SU OPERAZIONE FRONTIERA

Nel rito ordinario, come riportato in un nostro articolo, il boss Franco Muto dell’omonimo clan di Cetraro è stato condannato a 20 anni di carcere per il reato di associazione mafiosa, capo di imputazione per il quale era stato invece assolto in primo grado, nel 2019, proprio dal tribunale di Paola.

In appello a quella sentenza, inoltre, il boss cetrarese è stato assolto dal reato di intestazione fittizia di beni, ma la corte ha disposto la libertà vigilata per tre anni e la confisca dei beni e dei rapporti finanziari a lui riconducibili.

Tra le altre decisioni, si sono registrate le condanne per Antonio Mandaliti a 14 anni di reclusione e per Luigino Valente a 22 anni, 10 mesi e 10 giorni di reclusione. Come nel primo grado, sono stati assolti l’imprenditore Giorgio Ottavio Barbieri e e il suo braccio destro Massimo Longo.


About Andrea Polizzo

Giornalista professionista dal 2010 e blogger. Sin dal 2005 matura esperienze con testate regionali di carta stampata, on-line e televisive. Attualmente collabora con il mensile d'inchiesta ambientale Terre di Frontiera e con il network VicenzaPiù. Ideatore di blogtortora.it, caporedattore e coordinatore di www.infopinione.it.

Check Also

incidente stradale cedro bmw fiat

Santa Maria del Cedro, incidente stradale su via Degli Ulivi

Scontro tra due automobili nei pressi dello svincolo di Grisolia. Non ci sarebbero conseguenze per …