Dopo la raffica di sequestri di depuratori nel Tirreno cosentino altri 4-5 impianti nel mirino della Procura di Paola. Fiordalisi: “Filo comune che lega i sequestri: l’inefficienza nei processi depurativi e la conseguente compromissione dell’ecosistema”.

Ci sono altri depuratori del Tirreno cosentino nel mirino della Procura della Repubblica di Paola dopo i sequestri delle ultime ore. È quanto si apprende in ambienti investigativi. Proseguirà, dunque, il focus della procura sugli impianti di depurazione.

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Nelle scorse ore, altri due depuratori, quelli di Diamante in località Sorbo e di Cetraro, sono stati posti sotto sequestro dalla forze dell’ordine su impulso delle indagini coordinate dalla procura diretta da Domenico Fiordalisi, portando il totale a 5.
In precedenza, i sigilli erano stati apposti alle strutture di Fuscaldo, Verbicaro (leggi qui) e ad un altro impianto del Comune di Cetraro.
L’attività – è stato spiegato – è stata dettata da segnalazioni della Regione Calabria sulla base di analisi condotte dall’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpacal).
Fiordalisi parla di un filo comune che lega i sequestri: l‘inefficienza nei processi depurativi e la conseguente compromissione dell’ecosistema, con interessamento di corsi d’acqua e del mare.
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Le analisi, supportate da sopralluoghi tecnici e consulenze specialistiche, hanno restituito superamenti dei limiti di legge di alcuni valori, in particolare quello di escherichia coli.
Gli investigatori ipotizzano i reati di getto pericoloso di cose e inquinamento ambientale. I soggetti responsabili della gestione degli impianti per conto degli enti comunali sono stati iscritti nel registro degli indagati.
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