Costituito nell’Alto Tirreno cosentino il comitato per il No nel Referendum sulla Giustizia. L’obiettivo è difendere l’indipendenza della magistratura e la Costituzione.

Anche sull’onda della raccolta di almeno 500.000 firme per il referendum confermativo del testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare“, ovvero per la promozione del referendum per il No alla riforma costituzionale della magistratura, sorge oggi sul territorio il Comitato dell’Alto Tirreno cosentino per il No nel Referendum sulla Giustizia.
Il nascente organismo intende “difendere con determinazione l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, con l’obiettivo primario di scongiurare quello che viene definito uno stravolgimento della nostra Costituzione”.
I promotori ritengono fondamentale sviluppare nel Paese, su una materia così delicata, la più ampia discussione possibile e un confronto limpido tra le diverse posizioni in campo. Questo percorso è considerato essenziale affinché ogni cittadino possa maturare una propria convinzione e scegliere in maniera consapevole, favorendo al contempo un’alta affluenza alle urne.
Il comitato si sente dunque “impegnato a rafforzare le ragioni della contrarietà a una legge che – secondo la visione del gruppo – non apporta alcun miglioramento concreto alla giustizia per le persone, ma mina alla base l’equilibrio dei poteri disegnato dai padri costituenti”.
Per perseguire questi obiettivi, il comitato ha informato di voler promuovere momenti di coinvolgimento e partecipazione attiva in ogni comune dell’Alto Tirreno cosentino, approfondendo i contenuti del quesito referendario che sarà sottoposto agli elettori.
Ovvero: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025″?
La riforma approvata dal Governo prevede in sintesi:
- l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura, uno per i giudici, uno per i pubblici ministeri;
- l’estrazione a sorte dei loro componenti;
- la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari.
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