I vescovi calabresi rompono il silenzio dopo il ritrovamento di 15 corpi presumibilmente di migranti sulle coste. Appello a istituzioni e fedeli per corridoi umanitari e umanità.

I vescovi calabresi hanno diffuso un messaggio unitario dopo il ritrovamento, sulle coste calabresi e siciliane, di almeno 15 corpi di migranti portati a riva dal ciclone Harry dopo presunti naufragi dei quali attualmente non si hanno conferme.
Una tragedia silenziosa che ha interessato il Tirreno cosentino, dove il primo ritrovamento è avvenuto l’8 febbraio a Scalea, seguito da altri due episodi: il 12 ad Amantea e l’ultimo il 17 febbraio a Paola.
Sempre il 17 febbraio, un quarto cadavere, apparentemente di una donna, è stato individuato nelle acque antistanti la spiaggia Le Roccette a Tropea, nel Vibonese.
Sui ritrovamenti stanno indagando le procure di Paola e di Vibo Valentia per il lato calabrese, e di Trapani per la Sicilia, dove i recuperi hanno riguardato le zone di Pantelleria e Custonaci per un totale complessivo di almeno quindici vittime.

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Partendo proprio dal tragico ritrovamento di Tropea, i vescovi hanno scelto di assumere a simbolo di questa tragedia umanitaria il salvagente arancione convenzionalmente utilizzato in mare.
Nel loro messaggio, i presuli rivolgono un accorato appello a fedeli e istituzioni: “Ai nostri fedeli chiediamo di non abituarsi. Di non lasciare che la notizia di un altro corpo trovato in spiaggia diventi ordinaria amministrazione. Il comandante Durante si è gettato tra le onde per recuperare quel che restava di un uomo. Vogliamo che la nostra Chiesa sia capace della stessa umanità. Dobbiamo pregare per alimentare la speranza, vincere la nostra indifferenza e aprire spazi di accoglienza prima di tutto nella nostra mente e nel nostro cuore”.
L’appello si sposta poi sul piano politico e civile, chiedendo alle istituzioni italiane ed europee di essere all’altezza della migliore tradizione di civiltà, sollecitando l’apertura di corridoi umanitari sicuri per chi fugge da guerre, persecuzioni e miseria. “Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità”, scrivono i vescovi, ricordando i dati allarmanti dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni: nel 2026 i morti sono triplicati, con 452 vittime nel solo mese di gennaio contro le 93 del 2025. “Meno arrivi, più morti”, denunciano con forza.
In chiusura, il messaggio congiunto si fa ancora più incisivo: “Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio.
Noi non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori che riconoscono in quei corpi anonimi la dignità inviolabile di ogni essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio. Lo diciamo con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Lo diciamo consapevoli che quello che sta accadendo non è una tragedia isolata”.
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