La cultura calabrese è ricca di tradizioni popolari che comprendono anche forme di gioco nate nelle piazze, nei cortili e tra i vicoli dei borghi.
Nel corso delle generazioni i giochi locali tradizionali hanno sempre rappresentato non solo un modo di passare il tempo ma anche un veicolo di socialità, di competizione leale tra coetanei e di trasmissione intergenerazionale. Oggi, tuttavia, la diffusione di nuove forme di intrattenimento e la trasformazione degli spazi pubblici hanno comportato la progressiva scomparsa di alcuni giochi di strada tipici, mentre altre attività ludiche, soprattutto quelle di natura sociale e di carte, hanno mantenuto una certa vitalità.
Giochi di strada della tradizione calabrese
Tra i giochi di movimento più diffusi in passato vi era la campana, dove bastava un gessetto e una pietra. A terra si disegnava un percorso a caselle e poi ci si doveva buttare dentro, saltellando su una gamba, per andare a raccogliere la pietra lanciata. Similmente, il salto della corda era un’attività collettiva che accompagnava i pomeriggi all’aperto, spesso scandita da filastrocche e ritmi vocali.
C’era poi la lippa, un gioco che richiedeva un bastone corto e uno più lungo e metteva alla prova abilità motoria e precisione. Colpendo il bastone corto (la “lippa”), si cercava di guadagnare spazio per un tiro successivo. Ovviamente, sembra scontato, ma il gioco del pallone nelle strade o nelle piazzette era quasi una regola. Un passatempo che oggi viene svolto sempre meno e che addirittura in qualche comune viene scoraggiato attraverso multe e divieti. Diffusissimo era inoltre il nascondino, correndo per le vie e le case alla ricerca di compagni nascosti dietro muri o cespugli.
Giochi di carte: sopravvivenza e trasformazione
Oggi si insegnano nelle scuole altri tipi di giochi, come quelli matematici, utili per crescere nella formazione e nella didattica. Ma quelli tradizionali mantengono una presenza viva nel tessuto sociale calabrese e italiano. Giochi di cartecome la scopa, la briscola e il tresette restano parte integrante di incontri familiari, serate tra amici e momenti conviviali nelle case e nei circoli. La natura portatile delle carte, la semplicità delle regole e l’aspetto sociale li rendono difficilmente superabili.
redazGià, perché i giochi di carte rappresentano comunque un classico passatempo a livello nazionale, difficilmente tramontabile. Sicuramente, lo sviluppo del web ha contribuito sia ad appiattire la popolarità dei giochi da strada sia ad alimentare quella dei giochi di carte, se si considera che ormai esistono anche portali con istruzioni su come giocare a scopa, su come comportarsi nelle stanze di blackjack live o su quali mosse evitare nel poker. Insomma, le forme di intrattenimento più tradizionali conservano sempre una certa fetta di utenza ed è così ancora oggi anche nei più piccoli paesini della Calabria.
E come allora non citare i giochi di carte tipici della Calabria come Calabresella, Scippa Core e Patruni e Sutta, ciascuno con regole, dinamiche e simbolismi distinti legati al territorio e alle comunità.
La Calabresella è probabilmente il gioco di carte tipico più conosciuto della regione ed è sostanzialmente una variante del tressette. Si gioca di solito in tre persone con un mazzo classico di carte italiane e si svolge con una fase di dichiarazione, in cui i partecipanti formano le alleanze e decidono ruoli attraverso chiamate specifiche, e seguendo le regole del tressette. L’obiettivo finale è accumulare il punteggio più alto possibile seguendo le prese di ogni mano.
Un altro passatempo tipico è lo Scippa Core (o Crepacore nei racconti popolari). Questo gioco è caratterizzato da una componente di fortuna e rapidità, con i giocatori che si sfidano a turno pescando e comparando carte sul tavolo, nell’intento di “rubare” tutte le carte in gioco.
Infine, il Patruni e Sutta (letteralmente “padrone e sotto”) unisce la dimensione ludica a un elemento sociale e scherzoso: la determinazione gerarchica dei ruoli tra i giocatori. Dopo una prima fase, spesso basata sulla briscola per individuare chi sarà “u Sutta”, si procede alla suddivisione di ruoli e poteri; il Patruni (colui che ha ottenuto il punteggio più alto) può imporre penitenze o regole, mentre il Sutta esegue o propone azioni in base alle dinamiche interne al gruppo.
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