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Sequestrati 40 mila euro nel centro storico di Cetraro: erano nel “magazzino blu” di Luca Occhiuzzi


Il nascondiglio di Luca Occhiuzzi tradito dalle conversazioni dal carcere con la compagna: i carabinieri sequestrano quasi 40.000 euro a Cetraro.

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Quasi 40.000 euro in contanti, ritenuti provento di attività illecite, sono stati rinvenuti e sequestrati all’interno di un immobile nel centro storico di Cetraro riconducibile a Luca Occhiuzzi, esponente della criminalità locale, ora detenuto dopo la cattura che ha segnato la fine della latitanza, e sotto processo per associazione di stampo mafioso.

Il rinvenimento è avvenuto nel pomeriggio del 18 marzo, quando i carabinieri del nucleo investigativo e della compagnia di Paola hanno dato esecuzione a un decreto di perquisizione emesso dalla Procura della Repubblica di Catanzaro – Direzione distrettuale antimafia.

I militari sono giunti alla scoperta seguendo le tracce telematiche lasciate dallo stesso Luca Occhiuzzi, il quale, nonostante la detenzione nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, disponeva illegalmente di un telefono cellulare.

Dall’analisi del dispositivo è emerso come l’uomo utilizzasse lo smartphone per acquisire e trasferire informazioni di interesse per il gruppo criminale di riferimento operante sul territorio di Cetraro. In particolare, nelle conversazioni intercorse tra il detenuto e una giovane legata a lui sentimentalmente, i carabinieri hanno isolato ripetuti riferimenti a un cosiddetto magazzino blu. Nelle intercettazioni, l’uomo esprimeva un forte senso di sollievo per il fatto che quel locale non fosse ancora stato oggetto di controlli o perquisizioni da parte delle forze dell’ordine.

Tale dettaglio ha spinto gli inquirenti a localizzare con esattezza l’edificio nel cuore del borgo antico di Cetraro, confermando i sospetti sulla presenza di materiale illecito o somme di denaro nascoste.

Luca Occhiuzzi era stato arrestato il 15 febbraio 2025 dopo un periodo di latitanza, in quanto destinatario di un’ordinanza cautelare per tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso. Il sequestro dei contanti rappresenta un ulteriore sviluppo delle indagini coordinate dalla Dda di Catanzaro, volte a disarticolare i flussi finanziari e le reti di comunicazione dei clan del Tirreno cosentino.

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