Concluse le indagini per 46 persone ritenute prossime alla ‘ndrina di ndrangheta di Tropea. Boss gestivano cosca vibonese attraverso telefoni cellulari nelle carceri.

Quarantasei persone, tra esponenti della ‘ndrina di ndrangheta di Tropea e soggetti contigui alla criminalità organizzata vibonese, sono state raggiunte dall’avviso di conclusione delle indagini per associazione mafiosa, estorsioni e la gestione di un sistema di comunicazioni illecite tramite cellulari dai bracci di alta sicurezza delle carceri italiane.
Il provvedimento, notificato dai militari del comando provinciale di Catanzaro e Vibo Valentia della guardia di finanza, segna una tappa cruciale nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che mira a smantellare il potere del clan operante sulla Costa degli Dei.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i vertici della cosca continuavano a guidare le attività criminali nel Vibonese nonostante la detenzione, impartendo ordini grazie a telefoni cellulari introdotti segretamente negli istituti di pena.
Le conversazioni monitorate dallo Scico hanno svelato come i boss, ristretti in regimi di massima sicurezza, mantenessero la reggenza del clan a Tropea e nei comuni limitrofi, coordinando le estorsioni e i rapporti con i familiari.
Sebbene l’attività della magistratura abbia toccato diverse regioni italiane, dal Piemonte alla Sicilia, il baricentro dell’operazione resta saldamente ancorato alla provincia di Vibo Valentia, dove la consorteria esercitava la sua pressione soffocante.
Nell’ambito dello stesso procedimento, la Corte di cassazione ha inoltre accolto il ricorso della Procura della Repubblica ripristinando quattro misure cautelari per soggetti ritenuti organici alla potente organizzazione criminale vibonese.
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Con la chiusura dell’istruttoria, l’ufficio inquirente ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio per tutti gli indagati, accusati a vario titolo di aver agevolato la sopravvivenza e l’espansione della ‘ndrangheta locale.
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