Quattro braccianti uccisi ad Amendolara: Libera interviene duramente contro il sistema del caporalato e dello sfruttamento lavorativo in Calabria.
La tragedia di Amendolara ha riacceso i riflettori sulle drammatiche condizioni dei lavoratori agricoli stagionali in provincia di Cosenza. Quattro braccianti sono stati bruciati vivi, una strage definita dall’associazione antimafia Libera come l’ennesimo dramma ampiamente prevedibile sul territorio.
L’associazione ha espresso duro cordoglio denunciando un sistema che umilia, sfrutta e uccide i lavoratori della terra. Secondo quanto emerso dalle testimonianze del superstite, il caporalato si conferma un ingranaggio centrale dell’economia mafiosa regionale. I braccianti sono costretti a subire orari di lavoro senza limiti e compensi nettamente inferiori ai contratti collettivi. Questa totale assenza di tutele elementari eleva esponenzialmente il rischio di incidenti e infortuni mortali nei campi.
La logica del massimo profitto alimenta una concorrenza criminale che danneggia pesantemente le aziende sane della filiera. Le organizzazioni mafiose locali e internazionali cooperano attivamente, controllando i flussi e reclutando manodopera a basso costo tra i disperati.
I precedenti registrati nella vicina Basilicata e le 36 inchieste giudiziarie collocate in Calabria confermano la sistematicità del fenomeno. Lo sfruttamento lavorativo non si limita al solo comparto agricolo, ma si estende ai cantieri e all’edilizia.
Dall’associazione arriva un forte richiamo alla responsabilità della politica per le attuali normative sull’immigrazione che creano lavoratori invisibili. Molti migranti sono costretti a vivere nei ghetti e in alloggi sovraffollati, come la nota baraccopoli di San Ferdinando.
La vigente legge sul caporalato viene definita uno strumento efficace, che tuttavia non viene messo in condizione di funzionare. Viene denunciata la cecità di quegli amministratori locali preoccupati solo di tutelare la reputazione dei propri territori.
I consumatori e i cittadini sono chiamati a compiere scelte d’acquisto etiche e compatibili con la dignità della persona umana. L’invito finale è a superare l’indifferenza attraverso un impegno civile quotidiano contro le aberrazioni del sistema.
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