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Stadio della Roma a Pietralata: a che punto siamo davvero


Da anni il nuovo stadio della Roma è uno di quei casi di cui si parla molto e si capisce poco, perché ogni passaggio amministrativo porta con sé un lessico tecnico che tiene lontano il lettore comune.

Eppure, nel 2026 il progetto ha fatto passi che negli anni precedenti non erano mai stati compiuti, e il quadro oggi è più definito di quanto il dibattito quotidiano lasci intendere.

L’impianto previsto nell’area di Pietralata, nel quadrante nord est della città, avrà una capienza intorno ai 60 mila posti e prevede un investimento privato dell’AS Roma di poco superiore al miliardo di euro. Si tratta di una delle più grandi operazioni infrastrutturali finanziate da un soggetto privato nella storia recente della città.

L’iter amministrativo: dove siamo arrivati

Il progetto di fattibilità tecnica ed economica è stato depositato in Campidoglio a fine 2025, ha ottenuto il via libera della Giunta capitolina nel febbraio 2026 ed è stato approvato in via definitiva dall’Assemblea Capitolina nel marzo 2026. È il passaggio che ha trasformato lo stadio da ipotesi urbanistica a opera di pubblico interesse, sbloccando la fase successiva.

Da lì il dossier è entrato nella cosiddetta fase commissariale, quella in cui l’opera viene istruita da tutti gli enti che devono dire la loro: sovrintendenza, Regione, Città Metropolitana, ministeri competenti, autorità sportive. Lo strumento che tiene insieme questi pareri si chiama Conferenza dei servizi decisoria, ed è il vero snodo del percorso, perché è la sede in cui le prescrizioni di ciascun ente vengono recepite e trasformate in modifiche progettuali.

Un passaggio importante è già arrivato nel giugno 2026, quando la Commissione impianti sportivi del CONI ha espresso parere favorevole sul progetto, accompagnato dalla diffusione di nuovi rendering. La prima riunione della Conferenza dei servizi è calendarizzata a fine luglio e la chiusura dei lavori è attesa entro l’inizio dell’autunno. Se vuoi rimanere sempre aggiornato, vai sul sito di forzalupi.it: grazie ad uno staff professionale e competente ogni tappa dell’iter viene riportata con dovizia di particolari, man mano che arrivano gli atti. Insomma se vuoi rimanere aggiornato su tutte le novità in casa Roma, forzalupi.it è il magazine che devi assolutamente seguire!

Come sarà lo stadio, al di là dei rendering

I numeri del progetto raccontano un impianto pensato per funzionare tutti i giorni dell’anno, non solo nelle diciannove domeniche di campionato. Accanto ai posti a sedere, distribuiti su un anello continuo con una curva da oltre 20 mila spettatori tra le più capienti d’Europa, sono previsti un museo di circa 1.600 metri quadrati, uno store di 1.800, una trentina di punti vendita e oltre 20 mila metri quadrati destinati ad aree hospitality e congressuali.

È la logica ormai standard degli stadi europei di nuova generazione. Un impianto che apre solo il giorno della partita produce ricavi concentrati in poche ore e resta un costo per il resto della settimana. Uno stadio con museo, negozi, ristorazione e spazi per eventi genera flussi continui e, soprattutto, permette di vendere pacchetti di ospitalità aziendale che nel calcio inglese e tedesco valgono una quota rilevante del fatturato. È la ragione per cui i club che hanno costruito casa propria hanno visto crescere in modo strutturale i ricavi da matchday, la voce di bilancio in cui la Serie A resta più indietro rispetto agli altri grandi campionati.

Il progetto prevede inoltre circa quindici ettari di verde pubblico e un impianto di mobilità appoggiato alla stazione ferroviaria e alla metropolitana già presenti nel quadrante, una scelta che punta a portare gran parte del pubblico allo stadio senza automobile.

I nodi ancora aperti

Restano, naturalmente, i passaggi da completare. Le indagini archeologiche preventive sull’area sono la variabile meno prevedibile di qualunque cantiere romano: in una città stratificata come questa, l’esito degli scavi può imporre modifiche progettuali e allungare i tempi, ed è un rischio che nessuna pianificazione può azzerare in anticipo.

C’è poi il capitolo degli espropri e delle aree da acquisire, che segue una procedura amministrativa con tempi propri, e c’è il confronto con i comitati di quartiere, che sul progetto hanno espresso posizioni articolate e hanno presentato osservazioni nelle sedi previste. La Conferenza dei servizi serve anche a questo: raccogliere le prescrizioni e integrarle nel progetto definitivo, che è il documento su cui poi si costruisce davvero.

Il calendario che tutti hanno in mente, a questo punto, è quello legato agli Europei del 2032, che l’Italia organizzerà insieme alla Turchia. La UEFA ha fissato scadenze precise per la selezione degli impianti, e il rispetto di quelle date è il motivo per cui la Roma punta ad avviare il cantiere entro il 2027. Un obiettivo ambizioso, che richiede che ogni tassello dell’iter si incastri nei tempi previsti.

Perché questa volta il progetto sembra più solido

La differenza rispetto al passato sta nel modo in cui l’operazione è stata impostata. Il precedente tentativo, quello di Tor di Valle, si arenò su un’area senza collegamenti su ferro e su un piano immobiliare molto più ampio dello stadio stesso. Pietralata è invece un quadrante servito dalla metropolitana e dalla ferrovia, con un progetto concentrato sull’impianto sportivo e sugli spazi ad esso collegati.

L’altro elemento è la natura dell’investimento. La proprietà americana del club ha scelto di finanziare l’opera interamente con risorse private, senza chiedere soldi pubblici, e ha legato in modo esplicito il progetto alla stagione del centenario, che cadrà nel 2027. È una scelta che assume un impegno pesante sul piano finanziario e che dà al percorso una scadenza simbolica oltre che tecnica.

Per la città, al netto dei passaggi amministrativi che restano, l’operazione significa la riqualificazione di un’area a lungo dismessa, nuove aree verdi e un’infrastruttura che, quando entrerà a regime, ospiterà eventi ben oltre il calcio. Per la Roma significa uscire dalla condizione di club in affitto e costruire la base economica su cui poggiare i prossimi decenni. La partita, adesso, si gioca sui tavoli tecnici. Ed è lì che nei prossimi mesi si capirà se il cantiere aprirà davvero nei tempi annunciati.

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