Home / AMBIENTE NATURA / Plastica, 33 mila bottigliette al minuto nel Mediterraneo

Plastica, 33 mila bottigliette al minuto nel Mediterraneo


Report Wwf punta il dito contro la gestione dei rifiuti plastici da parte dei governi. Inquinamento allarmante anche in rinomate mete turistiche.

ROMA – Ogni anno 570 mila tonnellate di plastica finiscono nel Mediterraneo.

A conti fatti, è come se, seduti in riva al mare, vedessimo “entrare in acqua” 33 mila bottigliette di plastica ogni minuto. 550 al secondo.

Lo scenario è stato prospettato dal Wwf nel report pubblicato da alcuni giorni e dal titolo singinficativo: “Fermiamo l’inquinamento da plastica: come i Paesi del Mediterraneo possono salvare il proprio mare”.

Già, perché in questo nuovo approfondimento della questione il dito viene puntato sulle politiche dei governi dell’area. Per la precisione sulle politiche non messe in campo che rendono inefficiente il sistema di gestione di questo particolare rifiuto. Ma le responsabilità sono da dividere con produttori e consumatori di plastica.

Un tema da non sottovalutare. Mentre monta la paura da parte dei cittadini sul consumo del pesce, solo per dirne una, sempre più contaminato dalla plastica, il Wwf guarda anche all’aspetto anti-economico.

Si registrano infatti costi enormi all’economia regionale, dell’ordine di centinaia di milioni di euro ogni anno. “L’effetto plastica – sostiene Wwf – si traduce in perdita di miliardi di euro e aumento dell’inquinamento. Nove, incluse le principali mete turistiche, tra le aree più inquinate”.

Grazie alla poderosa documentazione messa a disposizione dalla sigla ambientalista, proviamo a focalizzare su alcuni capisaldi del report presentato nei giorno scorsi in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani.

Plastica nel Mediterrano: il ‘caso’ Italia

plastica mare mediterraneo inquinamento wwf

Anche in questo caso, il Belpaese rappresenta un caso particolare, tanto che il Wwf parla di “Italia tra due fuochi”.

Da un lato, infatti, subisce gli impatti pesanti dovuti all’inquinamento da plastica avendo la maggiore estensione costiera nel Mediterraneo, dall’altro contribuisce all’inquinamento essendo il maggiore produttore di manufatti di plastica della regione e il secondo più grande produttore di rifiuti plastici.

Ogni anno – dati Wwf – l’Italia riversa in natura mezzo milione di tonnellate di rifiuti plastici e produce 4 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui l’80% proviene dall’industria degli imballaggi.

Il turismo, allo stesso modo, è parte del problema e ne è “parte lesa”: il flusso turistico incrementa del 30% la produzione di rifiuti plastici nei mesi estivi, ma spiagge e mare sporco allontanano i turisti.

L’effetto negativo della plastica in natura colpisce tutta la Blue Economy: quella italiana è la terza più grande d’Europa ma l’inquinamento, secondo il report Wwf, le fa perdere circa 67 milioni di euro l’anno.

I settori più colpiti sono proprio il turismo (30,3 milioni di euro) ma anche la pesca (8,7 milioni di euro), il commercio marittimo (28,4 milioni di euro) e bonifiche e pulizia (16,6 milioni di euro).

Significative le parole di Donatella Bianchi, presidente Wwf Italia che ha sottolineato come la plastica abbia un costo di produzione estremamente basso a fronte di costi altissimi del sistema di gestione dei rifiuti.

“Tutti i Paesi – ha dichiarato – dovrebbero rivedere la catena del ciclo di vita della plastica, ridurre drasticamente la produzione e il consumo di plastica e investire seriamente in sistemi innovativi di riciclo e riutilizzo, in cui la plastica non venga sprecata”.

Plastica in mare: anche le coste italiane sono la prima linea

plastica mare mediterraneo inquinamento wwf

Le attività che si svolgono lungo le coste sono responsabili della metà della plastica riversata in mare. Ogni giorno, su ogni chilometro di costa si accumulano in media oltre 5 chilogrammi di plastica che è dispersa nel mare.

La costa della Cilicia, in Turchia, è la più inquinata del Mediterraneo, ma anche altre comunità costiere sono particolarmente colpite e in molti casi si tratta delle principali mete turistiche come Barcellona, Tel-Aviv, Valencia, la spiaggia di Marsiglia e Venezia e le coste prossime al Delta del Po.

Ovunque, i rifiuti plastici marini impattano su turismo, pesca e tutti i settori marittimi, con un danno complessivo che si aggira attorno ai 641 milioni di euro ogni anno in tutto il bacino mediterraneo.

“Alcune iniziative e alcune politiche ambiziose – ha aggiunto Giuseppe di Carlo, direttore della Mediterranean marine initiative del Wwf – sono state intraprese dai Paesi. Queste dovrebbero essere condivise e sviluppate per diventare efficaci”.

Per sensibilizzare e mobilitare i cittadini locali e i turisti contro l’inquinamento da plastica il Wwf ha fatto salpare la sua vela Blue Panda. Da luglio a novembre la barca ambasciatrice per il Mediterraneo toccherà le coste di Francia, Italia, Turchia, Tunisia e Marocco. A luglio sarà protagonista di una settimana di eventi lungo le coste dell’Argentario.

Il Wwf ha anche lanciato un appello a tutti i governi del Mediterraneo e dell’UE, in quanto membri della Convenzione di Barcellona, ad assumere un impegno vincolante congiunto e un’azione nazionale per salvare il Mar Mediterraneo dall’inquinamento da plastica. Il prossimo incontro si terrà a Napoli a dicembre 2019.

Plastica, un sistema guasto

plastica mare mediterraneo inquinamento wwf
Green sea turtle (Chelonia mydas) with a plastic bag, Moore Reef, Great Barrier Reef, Australia. The bag was removed by the photographer before the turtle had a chance to eat it.

Ecco, punto per punto, l’analisi del report Wwf

  • Le imprese del Mediterraneo mettono sul mercato 38 milioni di tonnellate di manufatti in plastica ogni anno, ma non coprono i costi di gestione dei rifiuti eccessivi che contribuiscono a generare. Inoltre, dato il basso costo della plastica vergine, le aziende non stanno investendo nella progettazione di nuovi prodotti che riutilizzino, riducano e sostituiscano la plastica.
  • I cittadini e i turisti, la maggior parte provenienti da Francia, Italia e Turchia, producono oltre 24 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica ogni anno. In molti comuni costieri il turismo estivo incrementa del 30% la produzione di rifiuti plastici. Oltre la metà dei prodotti in plastica finisce nella spazzatura in meno di un anno dalla sua produzione. Inoltre, molto spesso cittadini e turisti non suddividono i rifiuti in modo corretto, danneggiando così il sistema di riciclaggio.
  • I governi e i comuni locali gestiscono in maniera scorretta un allarmante 28% dei propri rifiuti. I rifiuti che sfuggono alla raccolta finiscono in discariche abusive o disperso in natura, con l’alta probabilità di riversarsi poi nei fiumi o nei mari. Ogni anno sono circa 2,9 i milioni di tonnellate di rifiuti che vengono gettati in discariche abusive o dispersi, specialmente in Egitto e Turchia. Analogamente, 170 discariche del Marocco, identificate come da chiudere, operano ancora.
  • Discariche e inceneritori sono ancora i principali metodi di gestione dei rifiuti in tutta la regione. Molti paesi, incluse Grecia e Croazia, devono ancora implementare un sistema di tasse per disincentivare il conferimento in discarica dei rifiuti.
  • A peggiorare le cose, molti dei paesi che hanno ancora problemi con la gestione dei loro rifiuti importano anche grandi quantità di rifiuti da altri paesi. Questo significa che la plastica, raccolta ed esportata, per essere riciclata da queste nazioni finisce poi nelle discariche, negli inceneritori o nelle discariche a cielo aperto. Dopo il 2018, quando la Cina ha ridotto l’importo dei rifiuti di plastica, la Turchia è diventata una dei 10 paesi principali per importazione di rifiuti, la maggior parte provenienti da UK, Belgio e Germania.
  • I costi operativi per il riciclaggio rischiano di restare proibitivi a causa dei costi di raccolta e di separazione dei rifiuti, delle costose tecnologie, e della limitata fornitura di plastica riciclabile. Pochi paesi nella regione hanno raggiunto tassi significativi di raccolta differenziata per la plastica, che garantirebbero uno stabile approvvigionamento per il riciclaggio. L’Italia è uno dei pochi paesi che ha implementato la catena di raccolta differenziata di plastica, raccogliendo il 38% dei suoi rifiuti di plastica. In Grecia, Turchia e Tunisia si stima che il 50% dei rifiuti raccolti per il riciclaggio è contaminato e non riciclabile e dunque non recuperabile. I paesi meridionali riciclano meno del 10% dei loro rifiuti.

Sulla base delle ricerche, il Wwf incoraggia i governi del Mediterraneo a stringere un Accordo Globale per eliminare la plastica in natura entro il 2030 e supportarsi l’un l’altro per raggiungere gli obiettivi. Le autorità pubbliche, le imprese e i cittadini devono unire le forze per costruire un sistema efficace di gestione della plastica.

Firma qui la petizione per l’accordo globale sulla plastica.

Elementi chiave del rapporto Wwf sulla plastica

plastica mare mediterraneo inquinamento wwf

  • I 22 paesi e territori che compongono la regione mediterranea producono il 10% di tutti i beni di plastica, rendendolo il quarto produttore di plastica al mondo. La produzione di plastica in tutti i paesi del Mediterraneo provoca anche l’emissione di 194 milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno, simile a sei volte le emissioni annuali di CO2 di Londra.
  • Solo il 72 % dei rifiuti di plastica viene gestito attraverso un trattamento controllato dei rifiuti, con alcuni paesi che si comportano meglio di altri.
  • Tra i paesi mediterranei, i due terzi della plastica immessa in natura provengono da: Egitto, Turchia e Italia.
  • Le attività costiere contribuiscono alla metà della plastica che entra nel Mar Mediterraneo e il 30% arriva dalla terra attraverso i fiumi. L’80 % dell’inquinamento marino plastico nel Mediterraneo ritorna a terra entro un decennio, inquinando le spiagge e le coste. L’Italia e la Turchia accumulano il maggior numero di detriti di plastica delle coste ogni anno.
  • Il turismo perde fino a 268 milioni di euro all’anno per l’inquinamento plastico
  • La raccolta dei rifiuti rimane un problema in diversi paesi del Mediterraneo, lasciando ogni anno 3,6 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica non raccolti.
  • 6,6 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica sono mal gestiti ogni anno. Quasi la metà di questo è rappresentato dall’Egitto, seguito da Turchia, Italia, Algeria e Marocco.
  • Le discariche a cielo aperto e i siti di smaltimento dei rifiuti illegali persistono, in particolare in Nord Africa.
  • Il conferimento in discarica rimane il metodo più usato per lo smaltimento dei rifiuti nella maggior parte dei paesi e non tutte le discariche soddisfano gli standard sanitari richiesti.
  • I paesi del Mediterraneo hanno riciclato 3,9 milioni di tonnellate di rifiuti nel 2016, ma i tassi di riciclo variano in tutta la regione. Inoltre, a causa dei materiali di bassa qualità, in media il 40% della plastica raccolta viene perso durante il processo. (il rapporto non tiene conto di questa perdita).
  • Dal 2018, la Turchia è diventata uno dei primi dieci importatori di rifiuti a livello globale, provenienti principalmente da Regno Unito, Belgio e Germania. In Europa, i costi operativi per il riciclo della plastica sono di circa 924 euro per tonnellata, mentre il prezzo medio di vendita del materiale plastico secondario è di 540 euro per tonnellata. Pertanto, il riciclo rimane ampiamente non redditizio.

Nel report il Wwf definisce un piano di azioni politiche e iniziative che l’area mediterranea e i singoli Paesi devono sviluppare per raggiungere un’economia sostenibile e circolare che riduca a zero la produzione di rifiuti dal sistema di gestione della plastica.


About Andrea Polizzo

Giornalista professionista dal 2010 e blogger. Sin dal 2005 matura esperienze con testate regionali di carta stampata, on-line e televisive. Attualmente collabora con il mensile d'inchiesta ambientale Terre di Frontiera e con il network VicenzaPiù. Ideatore di blogtortora.it, caporedattore e coordinatore di www.infopinione.it.

Check Also

That’s amore! Harry Warren ha radici a Civita

Secondo ricerche recenti i genitori del celebre compositore di uno dei manifesti della cultura italoamericana …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Materiale protetto da copyright