I carabinieri della compagnia di Scalea eseguono quattordici arresti su disposizione della Dda di Catanzaro in operazione antidroga sull’Alto Tirreno cosentino. I responsabili della presunta rete di spaccio residenti a Praia a Mare, Scalea e Santa Maria del Cedro con ramificazioni anche fuori regione.

I carabinieri della compagnia di Scalea stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 14 persone nell’ambito di un’operazione antidroga sull’Alto Tirreno cosentino.
Il provvedimento si inserisce in un’indagine durata circa due anni e che ora vede complessivamente 27 persone iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di aver strutturato un sistema di spaccio di droga.
I coinvolti nell’operazione denominata “Baia Bianca“, sono accusati a vario titolo dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla produzione, detenzione, traffico e spaccio illeciti di sostanze stupefacenti, estorsione, tentata e consumata aggravata dal metodo mafioso, nonché di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti.
L’attività investigativa, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ha permesso di delineare una presunta associazione per delinquere attiva a Scalea e nei comuni vicini, dedita all’approvvigionamento e alla commercializzazione di sostanze stupefacenti, in particolar modo cocaina.
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I controlli e gli arresti si sono concentrati in vari centri del territorio compreso nell’area dell’Alto Tirreno cosentino, con particolare riferimento a centri come Scalea, Praia a Mare e Santa Maria del Cedro. Ma i provvedimenti contro la presunta struttura ritenuta responsabile dell’approvvigionamento e dello spaccio di droga riguarderebbero soggetti residenti anche in altre località fuori regione, in Campania, Sicilia ed Emilia Romagna.
Alcuni dei destinatari dell’ordinanza di misura cautelare emanata dal Gip di Catanzaro su richiesta della Dda ed eseguiti dall’Arma tra la notte e questa mattina si trovano già in carcere per altri reati.
La struttura della presunta organizzazione per delinquere
Secondo quanto riferito dagli investigatori, al vertice del gruppo c’erano due promotori che, attraverso un supervisore operativo, avrebbero coordinato un’efficiente rete composta da corrieri incaricati di trasportare la droga dalla Campania e da una fitta schiera di pusher attivi capillarmente sull’Alto Tirreno Cosentino e nella Valle del Noce.
Una figura di vertice femminile, temuta e rispettata, veniva esplicitamente chiamata “Rosy Abate” dagli altri appartenenti alla presunta organizzazione.
“Il gruppo avrebbe consolidato canali di approvvigionamento, prediligendo acquisti frazionati per minimizzare i danni in caso di sequestri, supportati da due basi logistiche a Scalea“, è stato spiegato. Inoltre, il gruppo si “garantiva l’omertà degli affiliati attraverso forme di welfare criminale, facendosi carico delle spese legali per i membri arrestati”.
Baia Bianca: alcuni dettagli delle indagini per l’operazione antidroga sull’Alto Tirreno cosentino
Gli investigatori, attraverso intercettazioni e attività sul campo, hanno accertato cessioni di droga e sequestrato rilevanti quantità di cocaina e hashish: “In un episodio – spiegano i carabinieri -, un corriere in fuga ha tentato di disfarsi di 50 grammi di cocaina“.
Descritto anche un sistema di recupero crediti tramite estorsioni, a vario titolo ipotizzate, attuate mediante minacce e ritorsioni, anche aggravate dal metodo mafioso, per costringere gli acquirenti a saldare i debiti di droga.
“Di particolare rilievo investigativo è la presunta capacità dei vertici di mantenere il controllo operativo nonostante lo stato di detenzione, impartendo direttive continue ai sodali in libertà attraverso l’introduzione clandestina di smartphone all’interno della casa circondariale di Paola”, è stato spiegato.
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