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Processo Marlane, Ghedini guida il coro delle assoluzioni

GS_inside_arPAOLA – Nuove richieste di assoluzione per gli imputati sono state avanzate nel corso dell’ennesima udienza del processo Marlane per omicidio colposo e disastro ambientale nell’ex fabbrica tessile di Praia a Mare.

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In aula si è presentato Niccolò Ghedini. Il noto penalista e politico italiano, con il collega Paolo Giacomazzo, ha arringato in difesa di Antonio Favrin, amministratore delegato Marzotto dal 2001 al 2004.

Per Favrin, accusato di disastro ambientale, i PM hanno chiesto 5 anni di carcere, ma i legali hanno opposto richiesta di assoluzione perché il fatto non sussiste.

In merito alle accuse, Ghedini ha sottolineato come la condotta contestata dall’accusa sia descritta in maniera non puntuale, generica e senza individuare responsabilità precise per i soggetti che si sono avvicendati nel tempo. Avvicendamento che – secondo il legale – minerebbe anche la contestazione del concorso.

Una circostanza della quale Ghedini ha trovato traccia – citandole in aula – anche nelle stesse conclusioni del difensore parte civile del Comune di Praia a Mare laddove ha ammesso che il capo di imputazione descrive condotte “Confuse tra di loro, tanto da rendere difficile individuare per ogni soggetto il ruolo causale”.

Nella sua arringa Ghedini ha offerto all’aula una panoramica sulla giurisprudenza formatasi negli anni sul reato contestato infarcita di citazioni, in particolare sugli orientamenti in merito della Corte costituzionale. Per configurarsi disastro ambientale – questa la sua conclusione – serve un macro evento e che si distingua dal dolo eventuale o intenzionale.

Giacomazzo, si è poi concentrato nel dimostrare l’estraneità dai fatti contestati dalla pubblica accusa a Favrin e come il reato di disastro ambientale non sia stato suffragato da prove certe nel corso del dibattimento.

Poi spazio all’arringa dell’avvocato Elisabetta Busuito in difesa di Silvano Storer, l’Ad della Marzotto precedente a Favrin, su cui pende una richiesta di pena di 5 anni.

Anche in questo caso è stato posto l’accento sulla mancata individualizzazione delle condotte e sui troppi presumibilmente utilizzati dalla pubblica accusa nel formulare i capi d’imputazione. Richiesta: assoluzione perché il fatto non sussiste.

Rilievi simili sono stati inoltre mossi dall’avvocato Licia Polizio, per Vincenzo Benincasa responsabile dello stabilimento tessile dal 1997 al 2002. Pena richiesta, 8 anni. Il difensore ha chiesto l’assoluzione per il suo assistito. Polizio, ha inoltre portato un attacco vellutato al procuratore capo Bruno Giordano reo – a detta dell’avvocato – di essersi lasciato trascinare dal dato emozionale e sociale nell’istruire l’inchiesta da cui è scaturito il processo. Temi – è stato detto – che nulla hanno a che fare con un procedimento penale.

L’udienza è stata poi chiusa dall’arringa di Pietro Perugini in difesa di alcuni degli imputati tra cui Pietro Marzotto, presidente in passato dell’omonimo gruppo. Assoluzione, anche in questo caso, per non essere gli imputati autori del reato e non essendo stata in grado l’accusa di dimostrare scientificamente il nesso causale tra le loro condotte e i reati contestati.

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About Andrea Polizzo

Giornalista professionista dal 2010 e blogger. Sin dal 2005 matura esperienze con testate regionali di carta stampata, on-line e televisive. Attualmente collabora con il mensile d'inchiesta ambientale Terre di Frontiera e con il network VicenzaPiù. Ideatore di blogtortora.it, caporedattore e coordinatore di www.infopinione.it.

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